P. Ferruccio Lenzi

Nella speranza della Resurrezione si annuncia che nella serata del giorno 15 settembre 2026 è tornato alla Casa del Padre

P. FERRUCCIO LENZI
di anni 95

Nato a Castelluccio (MO) il 22 aprile 1931
Prima professione il 29 settembre 1949
Professione perpetua il 29 settembre 1952
Ordinazione sacerdotale il 22 giugno 1958.

Attualmente risiedeva presso la Comunità di Bolognano (TN).

Omelia alle esequie di p. Ferruccio Lenzi

18.09.2026 – Bolognano
Dn 12,1-3 – Sal 41 e 42 – Gv 19,17-18.25-39

P. Ferruccio Lenzi è morto la sera del 15 settembre, giorno in cui la Chiesa fa memoria della Vergine Maria Addolorata. Per questo ho voluto scegliere il brano del Vangelo in cui Maria, la madre di Gesù, «sta» presso la croce del Figlio. Il suo essere-lì, in composta sofferenza, nel silenzio, è l’esito più suggestivo del suo pellegrinaggio nella fede. È un momento di intensa pietà, che non rimane confinato a un sentimento privato, ma si apre alla generazione di nuovi figli: «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26).

In questa nuova maternità a cui Maria è chiamata sul Golgota, trova spazio la storia dei discepoli di Gesù di ogni tempo. È una maternità che si compie nel momento in cui il Signore dona sé stesso fino al compimento, lasciandosi trafiggere il Costato (cf. Gv 19,34) per mostrare il Cuore che palpita di un amore infinito per ogni uomo che viene in questo mondo (cf. Gv 1,9). Sono queste le coordinate spirituali in cui si è dispiegata anche la vita e la vocazione di p. Ferruccio. Entrato alla scuola apostolica di Albino, ha emesso la sua prima professione religiosa nella Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù il 29 settembre 1949 ad Albisola Superiore, per ricevere poi l’ordinazione presbiterale il 22 giugno 1958 nella cappella dello Studentato per le Missioni di Bologna. Il ministero che ha svolto è fondamentalmente riassumibile con tre termini: insegnante, formatore, predicatore. Ha vissuto nelle nostre comunità di Pagliare, Vitorchiano, Albisola, Capiago, Palagano, Boccadirio e, negli ultimi anni, in questa comunità di Bolognano. Ha sempre cercato di vivere alla luce della Parola di Dio, che è stata la lampada ai suoi passi (cf. Sal 119), in una continua ricerca di Dio.

Lo testimonia un suo scritto, datato 12 settembre 2024 e che ha voluto fosse conosciuto solo dopo la sua morte. Il suo titolo è «La mia preghiera: ieri, oggi, domani»:

«IERI

Nell’infanzia la mia preghiera consisteva nel dire “le preghiere”, e i miei genitori me lo ricordavano sempre. La sera si pregava tutti insieme, con il Santo Rosario, davanti a una bella immagine della Madonna. Questo mi ha sempre detto che c’è Dio, Gesù Cristo, la Madonna: una chiamata a “fare il bravo”, come loro mi insegnavano.

OGGI

Il lungo itinerario verso la professione religiosa e il sacerdozio è stato progressivo anche per la mia preghiera: da troppo quantitativa (quante preghiere ci facevano dire!) a sempre più qualitativa, grazie alla crescita della conoscenza e dell’esperienza, diventando così anche più personalizzata.

La proposta della Parola, alla quale sono stato chiamato in diversi ministeri a servizio di tutti, “piccoli e grandi”, è stata sempre per me uno stimolo a corrispondere con le parole del cuore e della vita. E questa è la vera preghiera. Oggi sento la fatica della “casa di riposo”, per i miei 93 anni e… il resto. Che fatica, per i miei problemi di vista, scrivere queste poche righe. Ma riconosco anche come questo sia per me il tempo più favorevole per stare con Lui, solus cum Solo, ripercorrendo alla luce della sua Parola tutto il mio passato, ringraziando soprattutto per la sua misericordia, e permettendogli di rendermi sempre più partecipe della sua Pasqua di morte e di risurrezione – questo, per tutta l’eternità.

DOMANI

E come sarà la mia preghiera in questo domani eterno? Non ci sarà più, come per tutti, la preghiera di richiesta e di pentimento, ma solo quella di adorazione, lode, ringraziamento.

E allora… a domani».

Penso sia un bel commento al Salmo responsoriale della celebrazione odierna, in cui l’orante testimonia la sua sete del Dio vivente e proclama la certezza di giungere all’altare di Dio, sua gioiosa esultanza (cf. Sal 41-42). Gratitudine, fiducia, lode, sono atteggiamenti che ricorrevano continuamente negli scritti e nella predicazione di p. Ferruccio. Lo testimonia anche il suo Testamento spirituale, scritto a Boccadirio il 24 giugno 20o3. Lo riporto per intero, affidando così idealmente la parola – e la conclusione di queste riflessioni – allo stesso p. Ferruccio: 

«Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti… Passano presto e noi ci dileguiamo» (Sal 89).

Rispetto a tante altre, la mia vita terrena è già stata lunga; il tempo che mi sarà concesso, lo voglio considerare come un supplemento per «fare memoria grata del passato e offrirmi con fiducia al futuro», come ci ha esortati il Papa nella lettera apostolica Novo millenio ineunte.

La memoria del passato è grata a Dio per avermi pensato, creato e redento con tutto il suo amore.

Gli sono grato, in modo particolare, per il dono di genitori che mi hanno educato con la parola e la testimonianza all’onestà e alla fede.

Gli sono grato per il dono della chiamata alla vita consacrata nella Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù, il cui carisma è stato per me come il clima illuminato e riscaldato dall’amore di Dio secondo le mie umane e spirituali inclinazioni.

Gli sono grato per il dono del sacerdozio ministeriale, e di avermi concesso di esercitarlo in contesti così diversi, ma tutti così belli per quello che ho potuto donare, ma soprattutto ricevere.

Gli sono grato per il dono di tanti confratelli con i quali ho condiviso gioie e dolori, fatiche e speranze, sperimentando tante volte la loro squisita e abbondante carità.

Gli sono grato per il dono del perdono da essi tante volte ricevuto, ma anche di quello che, per suo dono, ho sempre donato e rinnovo a tutti, comunque siano andate le cose.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo; ora e sempre.

Nella fede guardo con fiducia al futuro; quel poco che mi resta da vivere nel tempo, e soprattutto al futuro che inizierà con la mia uscita dal tempo.

Nella fede prego con fiducia: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» (Lc 18,13).

Nella fede accetto il mistero della morte, certo che il Signore Gesù mi attende nella vita misteriosa, ma piena e definitiva, nella quale mi ha preceduto con la sua morte e risurrezione.

Confido nella preghiera di suffragio dei miei parenti, confratelli e amici che proseguiranno il loro pellegrinaggio nel tempo.

Confido, in vita e in morte, nella materna benevolenza di Maria. Glielo sto dicendo nel suo santuario di Boccadirio, dove tante volte l’ho percepita operante nei cuori dei pellegrini, specialmente nel sacramento della riconciliazione.

Santa Maria, madre di Dio, prega per me, peccatore adesso e nell’ora della mia morte. Amen.

p. Stefano Zamboni, S.C.I.
Superiore Provinciale ITS

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