Nato a CEMBRA (TN) il 07 gennaio 1927
Prima professione il 29 settembre 1946
Professione perpetua il 29 settembre 1949
Ordinazione sacerdotale il 26 giugno 1955.
Attualmente risiedeva presso la Comunità di Bolognano (TN).
Nato a Cembra il 7 gennaio 1927 da Giuseppe e Virginia Villotti, ricevette il battesimo il 12 gennaio nella parrocchia di Santa Maria Assunta. Fu cresimato nel Duomo di Trento nel 1935. Frequentò il ginnasio tra Trento e Albino negli anni del secondo conflitto mondiale, il 27 giugno 1945 fu accolto come postulante ad Albino; pochi mesi dopo, il 28 settembre, entrò nel noviziato di Albisola. Il 29 settembre 1946 emise la prima professione religiosa, mentre la professione perpetua arrivò il 29 settembre 1949 a Monza.
La sua formazione si completò tra Foligno, Monza e Bologna, dove terminò gli studi filosofici e teologici. A Bologna ricevette gli ordini sacri: la tonsura nel febbraio 1953, i ministeri nel 1954, il suddiaconato e il diaconato nel 1955, fino all’ordinazione sacerdotale il 26 giugno 1955. Fu educatore, insegnante, prefetto, padre spirituale, economo e rettore in numerose comunità. I primi incarichi lo videro a Sant’Antonio Abate come prefetto di disciplina tra il 1956 e il 1960, quindi a Pagliare come insegnante e successivamente a Padova (1962-1964) nella Scuola Missionaria come educatore. Ad Albisola, dal 1964 al 1967 ricoprì l’incarico di primo consigliere e prefetto degli studi (dal 15 luglio 1964), diventando poi rettore dal 1967 al 1973.
In seguito fu padre spirituale ad Albino (1973-1976) e, dal 1976, a Mussolente, dove svolse diversi servizi di responsabilità: ministero pastorale e confessioni, economato e rettorato. Dopo un anno sabbatico a Padova, fu a Boccadirio dal 1988 al 1992 come confessore. Dal 1993 tornò stabilmente in Trentino, impegnandosi nella parrocchia della Madonna Bianca a Trento e poi nella parrocchia del Sacro Cuore, dove fu rettore per più mandati tra il 1999 e il 2009.
Nel 2010 rientrò a Mussolente e dal 26 giugno 2014 risiedeva nella comunità di Bolognano. Si è spento il 12 maggio 2026, alle ore 20.21, all’ospedale di Arco, all’età di 99 anni.
Omelia alle esequie di p. Edoardo Savoi
Chiesa di S. Maria Assunta, Cembra (TN) – 16.05.2026
Ap 14,13 – Sal 129 (130) – Gv 19,17-18.25-39
Cari confratelli, cari familiari di p. Edoardo,
la brevissima lettura del libro dell’Apocalisse ci ha consegnato una promessa di grande consolazione: «Beati i morti che muoiono nel Signore». Si tratta di una beatitudine rivolta a quanti, dopo essere stati inseriti nel Signore mediante il battesimo, in Lui compiono la loro esistenza, affidandosi alla sua misericordia. «Sì […] essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono». Le opere che “seguono” il credente non sono necessariamente grandi successi visibili, ma le tracce di amore lasciate nel silenzio, viste spesso solo dagli occhi di Dio. E il riposo promesso non è una semplice cessazione dalle fatiche, ma è comunione con Dio e gioia eterna.
È in questa luce che possiamo leggere la lunga vita di p. Edoardo, morto nel Signore qualche giorno fa alla veneranda età di 99 anni. Ha vissuto come religioso dehoniano e come sacerdote, rendendosi disponibile a servire il Signore e i fratelli dove gli si chiedeva di andare. Ha emesso la prima professione dei voti religiosi ottant’anni fa, nel 1946, ed è stato ordinato sacerdote nel 1955. Successivamente ha vissuto in varie comunità della nostra Provincia religiosa: Sant’Antonio Abate, Pagliare, Padova, Albisola, Albino, Mussolente, Boccadirio, Trento (parrocchia di Madonna Bianca e poi del S. Cuore), ancora Mussolente e infine, dal 2014, a Bolognano.
P. Edoardo ha vissuto con semplicità e riserbo il suo ministero. Non parlava molto di sé, tranne forse che per lamentarsi un po’ delle sue condizioni di salute (che però non gli hanno impedito di arrivare quasi a cent’anni…). Tuttavia, recentemente, ha concesso un’intervista a un nostro confratello, che sarà pubblicata sul nostro notiziario interno. In essa si lascia andare ai ricordi, da quando faceva il chierichetto qui a Cembra fino al momento in cui è approdato nella comunità di Bolognano.
C’è anche un episodio simpatico che mi piace qui ricordare. Siccome spesso diceva che non sarebbe arrivato al Natale o alla Pasqua successiva, un confratello aveva preso l’abitudine di scommettere con lui una bottiglia di vino se invece a Natale o a Pasqua ci fosse arrivato. Nell’intervista dice così: «Ho fatto anche delle scommesse: non arriverò a quell’età… ho perso tutte le scommesse e oggi non le faccio più! I miei nipoti continuano a portarmi delle bottiglie di Müller Thurgau, convinti che io faccia ancora delle scommesse». Ora la scommessa l’ha vinta e le bottiglie di vino non servono più, anche perché ora potrà bere il vino del Regno di Dio.
Venendo a considerazioni un po’ più serie, desidero riportare un altro passaggio dell’intervista, nella quale parla di come abbia vissuto e valorizzato il tempo trascorso nella comunità di Bolognano, insieme agli altri confratelli anziani e ammalati. «Il lungo periodo a Bolognano mi ha giovato, è stato come una conversione. Devo dire con S. Agostino: “Tardi ti ho conosciuto, Signore, tardi ti ho amato”. Pensando alla mia vita, con alti e bassi nel cammino spirituale e in particolare riflettendo sul Mistero pasquale, ho sentito il dovere e il bisogno di migliorare i miei rapporti con Dio e con il prossimo e aumentare la mia fiducia nella infinita misericordia di Dio. Le stesse croci e le stesse sofferenze le ho considerate come doni di Dio, elargite per il mio bene. Rimangono le fatiche e le prove dell’età matura… Vado avanti e fiat!».
Il fiat di p. Edoardo si unisce a quello di Maria, desiderosa di compiere in tutto la volontà di Dio, e dello stesso Signore Gesù, che ha vissuto l’intera vita in obbedienza al Padre e nell’offerta di sé a beneficio di tutti gli uomini.
Nel Vangelo che abbiamo ascoltato si dice che Gesù, prima di chinare il capo, esclama: «Tutto è compiuto». Non è un grido di sconfitta o di rassegnazione, ma di perfezione raggiunta. In questo compimento leggiamo la consapevolezza di una vita consegnata, restituita in gratitudine al Padre. E in questo stesso compimento di Gesù possiamo inserire anche quello di p. Edoardo, che porta dinanzi a Dio i suoi 99 anni, le sue fatiche e sofferenze, ma anche le gioie e le soddisfazioni della sua vita religiosa e sacerdotale. Ha accolto la morte con animo sereno, consapevole che per lui i giorni erano compiuti ed era giunta l’ora di lasciare questo mondo.
Come discepolo di p. Dehon e sacerdote del S. Cuore, ha visto nel Costato trafitto del Salvatore la sorgente di un amore che non viene meno. Quel fianco squarciato dal soldato da cui scaturiscono sangue e acqua rappresenta il dono della vita nuova ed eterna. È l’apertura di un passaggio, che rende possibile a tutti raggiungere il Cuore stesso di Dio. È qui che troviamo la ragione ultima della nostra speranza, nella quale salutiamo il nostro fratello p. Edoardo.
Cor Jesu, in te speravi, non confundar in aeternum.
P. Stefano Zamboni, S.C.I.
Superiore Provinciale ITS


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