Nato a BORGO VALSUGANA (TN) il 06 marzo 1941
Prima professione il 29 settembre 1958
Professione perpetua il 29 settembre 1963
Ordinazione sacerdotale il 23 giugno 1968.
Attualmente risiedeva presso la Comunità di Genova (GE).
Padre Ezio Mosca nacque il 6 marzo 1941 a Borgo Valsugana, in provincia di Trento. Figlio di Quirino Mosca e di Ida Motter, fu battezzato il 16 marzo 1941 nella parrocchia di Tenna e cresimato nel giugno 1949 nel Duomo di Trento
Dopo aver frequentato le scuole medie presso la Scuola Apostolica del Sacro Cuore di Trento, ha iniziato il cammino nella vita religiosa entrando tra i Dehoniani. È stato accolto come postulante a Trento il 27 giugno 1957 e ha compiuto il noviziato ad Albisola, dove ha emesso la prima professione religiosa il 29 settembre 1958. Successivamente ha rinnovato annualmente i voti fino alla professione perpetua emessa a Monza il 29 settembre 1963. Ha frequentato il ginnasio a Trento dal 1951 al 1957, proseguendo poi gli studi liceali e filosofici a Monza dal 1958 al 1962. Ha compiuto gli studi teologici a Bologna dal 1964 al 1968. Nel 1969 ha conseguito la maturità classica. Tra il 1962 e il 1964 ha svolto il servizio di prefetto a Trento.
Nel cammino verso il sacerdozio ha ricevuto le sacre ordinazioni: la prima tonsura il 19 dicembre 1964 a Bologna; gli ordini minori di ostiariato e lettorato il 18 dicembre 1965; l’esorcistato e l’accolitato il 26 giugno 1966; il suddiaconato il 30 novembre 1967 a Bologna; il diaconato il 23 dicembre 1967 nella chiesa di San Domenico a Bologna. È stato ordinato presbitero il 23 giugno 1968 nella cattedrale di Trento
Dopo l’ordinazione sacerdotale, padre Ezio ha dedicato l’intera vita al ministero pastorale, svolto prevalentemente in ambito parrocchiale e catechistico. Dal 1968 al 1974 ha risieduto a Milano, impegnato negli studi universitari e come catechista. Dal 1974 al 1976 è stato cappellano a Trento, mentre dal 1976 al 1980 ha operato presso la Casa del Sacro Cuore di Trento come catechista e parroco domenicale.
Ha svolto il ministero di parroco in numerose comunità: Albaredo e Matassone (1977-1978), Carbonare e Nosellari (1978-1979), Ivano Fracena (1979-1980), Castiglione dei Pepoli (1981-1984), San Giorgio di Arco (1984-1987) e Bettale di Spinetta Marengo (1987-1998). In questi anni è stato anche vicario foraneo della zona di Marengo dal 1990 al 1998 e assistente diocesano dei giovani di Azione Cattolica dal 1992 al 1998. Dal 1999 al 2008 è stato inviato in Germania per la pastorale dei migranti italiani, prestando servizio prima a Darmstadt e successivamente a Heilbronn: fu particolarmente apprezzato dalle comunità italiane all’estero e dai sacerdoti tedeschi per la sua dedizione, la capacità di ascolto e la sensibilità pastorale.
Rientrato in Italia, riprese il ministero a Spinetta Marengo, dove ha svolto il ruolo di superiore e parroco per due trienni, dal 2008 al 2014. Nel 2016 la parrocchia è stata riconsegnata al vescovo e padre Ezio ha continuato a offrire la sua collaborazione pastorale, mantenendo uno stile di servizio discreto e fedele. Nel 2025 era stato trasferito a Genova anche se questo passaggio non lo aveva digerito troppo bene. È stato a causa di un malore che le sue condizioni di salute sono precipitate velocemente fino al momento del decesso, nel primo pomeriggio di domenica 8 febbraio 2026.
Simona Nanetti
Esequie di p. Ezio Mosca
Parrocchia di Tenna (TN), 10 febbraio 2026
Lam 3,17-26; Salmo 129 (130); Gv 12,23-28
Carissimi,
ci ritroviamo oggi nel paese natale di p. Ezio per consegnarlo definitivamente alle braccia del Padre di ogni misericordia. Lo facciamo dopo averlo accompagnato in quest’ultimo tratto di strada, breve e faticoso, nella nostra comunità di Bolognano, dove i confratelli lo hanno assistito con tanta premura e affetto.
Nella immaginetta della sua prima Messa, P. Ezio aveva fatto scrivere: «Parlerò di te, Signore, ai miei fratelli». Ha cercato di vivere, per tutta la sua vita, in fedeltà a questa missione. Entrato nelle case di formazione dei Sacerdoti del S. Cuore (Dehoniani) fin dal 1951, è stato ordinato sacerdote il 23 giugno del 1968. Ha vissuto i primi anni di ministero a Milano, per poi passare a Trento come cappellano e catechista. Seguono lunghi anni come parroco a Castiglione dei Pepoli, a San Giorgio di Arco e a Bettale e Spinetta Marengo (Alessandria), dove ha vissuto sin dalla fine degli anni Ottanta, con una parentesi di una decina d’anni a Darmstadt in Germania. Solo nell’ultimo anno, rimasto da solo a Bettale, aveva accettato, non senza fatica, di essere trasferito nella nostra comunità di Genova. Forse non tutti sanno che avrebbe desiderato andare in missione, in Congo, dopo la sua ordinazione sacerdotale, o in Lituania, all’inizio degli anni Novanta. Se per vari motivi i suoi passi si sono fermati geograficamente più vicino, ha cercato però di parlare del Signore, ovunque si è trovato, ai suoi fratelli nella fede.
P. Ezio è stato un uomo dalla mente vivace e mai banale, dotato di un’ironia che poteva essere pungente e di una comunicazione semplice e immediata. Ricordo ancora una sua breve omelia, tenuta in occasione di una settimana di formazione permanente, in cui parlava di Zaccaria ed Elisabetta come figure dell’opposizione fra chi è attaccato al passato come Zaccaria e di chi è aperto al futuro come Elisabetta. Non so se i biblisti sarebbero d’accordo, ma non si può dire che non si tratti di un’interpretazione intelligente e originale. E quando glielo ricordavo, lui si apriva a un sorriso sornione e compiaciuto.
Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, il Signore utilizza l’immagine del chicco di grano. La vita non è qualcosa da trattenere, ma un seme che porta frutto solo se accetta di essere donato. Se il chicco rimane chiuso in sé stesso, resta solo; se invece accetta di “cadere in terra” e trasformarsi, produce molto frutto. «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). È la logica della vita ed è anche la logica di chi intende seguire il Signore: «Se uno mi vuole servire, mi segua» (Gv 12,26). P. Ezio, pur con tutte le fragilità umane e un’indole originale, ha desiderato sinceramente di essere discepolo del Signore, donandosi nel servizio agli altri per poter portare frutti di vita.
Il libro delle Lamentazioni ci ha ricordato che «è bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore» (Lam 3,26). In questo tempo di malattia, p. Ezio è entrato in quel silenzio: silenzio misterioso, in cui però risuona la certezza che «le grazie del Signore non sono finite, [che] non sono esaurite le sue misericordie» (Lam 3,22).
In una sua lettera, p. Ezio concludeva le sue considerazioni (sempre originali ed ironiche) con la citazione del Manzoni: «Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande». E aggiungeva: «Non solo in Paradiso!». Credeva fermamente, infatti, che il Signore donasse gioia già qui, tra le fatiche del ministero e, talvolta, della stessa vita comunitaria.
Oggi, però, questa frase risuona per lui nel suo significato più pieno. Dal profondo noi gridiamo al Signore (cf. Sal 129,1), ma lo facciamo con la certezza che p. Ezio sta ora gustando quella gioia «più certa e più grande» che Dio prepara per chi lo ama.
Affidiamo p. Ezio alla misericordia del Padre. Chiediamogli che quell’impegno di parlare di Lui ai suoi fratelli, assunto nel giorno della sua ordinazione sacerdotale, continui ora nella forma più alta della preghiera e dell’intercessione per tutti noi.
Amen.
p. Stefano Zamboni
Superiore Provinciale ITS
Così ricordano p. Ezio Mosca
Sono una parrocchiana di Castiglione dei Pepoli, ho conosciuto p. Ezio nella mia gioventù, nel momento delicato della formazione all’età adulta. Parlo di 40/50 anni fa. Un sacerdote del cuore di Gesù, un uomo buono, un amico carissimo, una vita spesa bene. La sua vicinanza era delicata, sensibile e accogliente. Sapeva aspettare e rispettare, un punto di riferimento importantissimo per me e per mio marito. Sapeva ridere e aveva un approccio umoristico alla vita ma anche alla religione. Intelligente, profondo, le sue prediche mai banali. Sceglieva su cosa impegnarsi in parrocchia e lasciava fare ad altri quello che non riusciva. Preferiva le relazioni e lì si impegnava tantissimo. Un riferimento che dopo 50 anni è impresso dentro di me e mi fa vivere questa giornata nel lutto. Grazie Dio, di averlo conosciuto, di averlo chiamato al sacerdozio e di avergli dato i talenti che l’hanno reso quello che era. E grazie ancora per l’immensa fortuna che purtroppo tanti giovani non hanno di averlo incontrato in quel delicato passaggio alla maggiore età.
Silvia
Ho potuto apprezzare le doti di padre Ezio sia come parroco che come assistente dei giovani di Azione Cattolica. Il suo acume teologico e la sua disponibilità pastorale sono stati di ispirazione per molti giovani della diocesi di Alessandria, ora operatori pastorali maturi che ne perpetuano l’apostolato e la dedizione.
I molti servizi che ha svolto discretamente nella diocesi di Alessandria dal 1987 lo hanno portato anche a partecipare nell’ultimo decennio al movimento delle Équipes Notre Dame camminando con un gruppo di coppie ed illuminando ancora la strada di molti con ironia e riflessioni esegetiche folgoranti.
E, come disse lui in un’omelia che ascoltai da giovane ministrante 40 anni fa e ancora ricordo: innalzo la mia preghiera di suffragio “…nell’attesa dell’attimo eterno che separa la morte di uno dalla morte di tutti”.
Saluto con affetto un padre, un maestro, un amico, un fratello in Cristo.
Gabriele


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Ho potuto apprezzare le doti di padre Ezio sia come parroco che come assistente dei giovani di Azione Cattolica. Il suo acume teologico e la sua disponibilità pastorale sono stati di ispirazione per molti giovani della diocesi di Alessandria, ora operatori pastorali maturi che ne perpetuano l’apostolato e la dedizione.
I molti servizi che ha svolto discretamente nella diocesi di Alessandria dal 1987 lo hanno portato anche a partecipare nell’ultimo decennio al movimento delle Équipes Notre Dame camminando con un gruppo di coppie ed illuminando ancora la strada di molti con ironia e riflessioni esegetiche folgoranti.
E, come disse lui in un’omelia che ascoltai da giovane ministrante 40 anni fa e ancora ricordo: innalzo la mia preghiera di suffragio “…nell’attesa dell’attimo eterno che separa la morte di uno dalla morte di tutti”.
Saluto con affetto un padre, un maestro, un amico, un fratello in Cristo.