Dehoniani in Argentina

nel racconto di padre Mario Lovato

P. Mario Lovato, confratello dehoniano, è ospite della comunità dello studentato dal 9 settembre scorso e si fermerà in Italia fino a metà febbraio. È missionario in Argentina da molti anni. Durante un CdF ha raccontato alcuni momenti salienti della sua vita

Arrivò allo Studentato per gli studi teologici nel maggio del 1969, dopo gli anni della formazione iniziale e rimase a Bologna cinque anni (quattro di teologia e uno di diaconato). Il suo desiderio per la missione e per l’Argentina come destinazione (aveva un cugino missionario là) è sempre stato molto forte. Partito per l’Argentina da diacono (ottobre 1974), era intenzionato a portare avanti l’impegno sociale che aveva iniziato a Bologna. A Villa Celina (Buenos Aires) ha vissuto un primo anno da diacono, tra servizio e studio della storia della chiesa in Argentina e America Latina (religiosità popolare, comunità di base, documenti dei vescovi ecc.). Venne ordinato prete nel marzo del 1976: tre giorni prima c’era stato il colpo di Stato dei militari. Nel barrio, dove viveva, iniziarono a sparire le persone … i militari sorprendevano di notte, entravano nelle case, rompevano tutto, chiedevano informazioni sotto tortura e facevano sparire le persone scomode. Alcune tornavano raccontando (le torture), altre no. Erano sindacalisti, giovani di movimenti sociali, professori, ecc. A fine anno erano scomparse una trentina di persone.

I missionari non furono visitati, ma vennero raccolte informazioni su di loro. Il barrio era abitato da operai. Le donne erano disperate per la scomparsa dei mariti e dei figli. P. Mario si recò da un Vescovo insieme a due di loro per chiedere consiglio. Già oltre 160 donne lo avevano fatto… Il consiglio fu di contattare il Movimento Ecumenico per i Diritti Umani a cui p. Mario decise di prendere parte (per ascoltare le persone). Il Consiglio mondiale delle Chiese di Ginevra sosteneva economicamente i parenti dei desaparecidos. C’erano anche assistenti sociali e avvocati che davano una mano. Mantenne questo servizio fino al 1978. Poi il superiore del distretto (Stucchi) lo informò che i militari lo stavano cercando e gli offrì un trasferimento a Pampa del Indio per tutelarlo; p. Mario decise di accettare dopo aver capito che la cosa si faceva seria (ha temuto di essere sequestrato e fatto sparire: a un posto di blocco dei militari si è finto p. Rodolfo Bonci per non essere fermato).

Nel 1979 partì per Pampa del Indio (passando per San Martin). Fu un periodo molto bello della sua vita: La cittadina era popolata di europei, ma subito intorno iniziava la grande foresta del Chaco, patrimonio mondiale dell’umanità, dove si trovavano 14 comunità di indios (da quelle parti erano i «tobas»): circa 60 mila persone. Il vescovo gli assegnò l’incarico per la pastorale aborigena (appena sorta, nel 1983). Iniziò così a conoscere e a lavorare con gli indios, grazie anche ai finanziamenti che la diocesi riceveva dall’estero per costruire scuole e case. Grazie alla collaborazione con il CEFA (di p. Angelo Cavagna) furono realizzati progetti per insegnare ai «tobas» le tecniche per coltivare la terra (in un terreno della parrocchia) e allevare animali (galline, pecore, capre, mucche). Si facevano campi estivi, coi giovani, di lavoro e catechesi. Dopo tre anni si è dovuto constatare che i «tobas» non sono agricoltori né allevatori, ma cacciatori e raccoglitori.

C’era allora una mortalità infantile molto alta (20%). Nessuno studiava. Con i soldi stanziati dal Governo negli anni Novanta, sono state costruite 11 scuole in 11 diverse comunità. Servivano allora maestri di lingua toba e occorreva dunque una generazione indigena scolarizzata. Lo si è fatto costruendo due ostelli a Pampa del Indio affinché ragazzi e ragazze toba potessero studiare nelle scuole della città (non senza tensioni con gli europei – compresi preside e insegnanti – che non volevano gli indigeni). Alcuni indigeni tobas (pochi) iniziarono anche ad andare all’Università (oggi il medico di Pampa del Indio è un toba). Nel 2004, a causa di problemi alle anche, p. Mario dovette lasciare Pampa del Indio. La zona di Pampa del Indio era stata evangelizzata dal 1901 dai francescani. Subito erano giunti anche i metodisti. Le questioni di competizione tra confessioni cristiane è stata una questione importante. I «tobas» avevano intanto messo insieme delle celebrazioni a modo loro (mescolavano le celebrazioni delle diverse confessioni).   P. Mario vive ora in Paraguay, ad Alberdi, vicino al fiume Paraguay, in comunità con un giovane prete indiano e un ecuadoriano in attesa di ordinazione. Il suo rientro in Paraguay è previsto per il prossimo 12 febbraio.

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