Zagabria, 1° giugno 2026
Cari confratelli,
vi scrivo da Zagabria. Come vi anticipavo nella lettera del mese scorso, mi trovo qui con l’economo provinciale per incontrare le due comunità croate – quella di Zagabria e quella sull’isola di Arbe – in vista del loro passaggio alla Provincia ITS. Le modalità giuridiche sono ancora da definire, ma siamo in costante dialogo con la curia generale per individuare il percorso più adatto. In questo contesto, a fine giugno sarò a Vienna per le celebrazioni di chiusura della nostra presenza in città (la comunità fa parte dell’attuale distretto austro-croato).
Nei giorni scorsi è stata pubblicata la prima enciclica di papa Leone, Magnifica humanitas, «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Non l’ho ancora letta interamente, ma già dal primo numero ho trovato uno spunto che desidero condividere con voi. Il Papa scrive: «La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva… Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo…». Penso che queste parole interpellino direttamente la nostra vita consacrata. Come religiosi, non possiamo considerarci spettatori passivi del cambiamento d’epoca che stiamo attraversando: anche a noi, oggi, è chiesto di “dare forma al nostro tempo”. Non si tratta semplicemente di gestire il quotidiano, ma di ripensare l’eredità che abbiamo ricevuto, incarnandola qui e ora. Siamo chiamati a chiederci: quale volto di Chiesa e di comunità stiamo edificando? Come custodi del carisma di padre Dehon, abbiamo il compito di edificare, a partire dalle nostre comunità, luoghi «dove Dio e l’umanità abitano insieme».
Ciò acquista un significato concreto e immediato se pensiamo ai prossimi mesi, quando diverse comunità saranno profondamente rinnovate a causa dei trasferimenti. So che per alcuni non è stato facile inserirsi in questa dinamica di cambiamento. Credo, allora, che possa aiutarci la meditazione di questo passo della nostra Regola di vita: «Agli occhi di Padre Dehon, l’Ecce venio (Eb 10,7) definisce l’atteggiamento fondamentale della nostra vita. Fa della nostra obbedienza un atto di oblazione; configura la nostra vita quella di Cristo, per la redenzione del mondo, a Gloria del Padre». Specialmente in questo mese di giugno, tradizionalmente dedicato al Cuore di Cristo, siamo invitati a guardare a Lui, dal quale impariamo la docilità all’azione dello Spirito e le ragioni ultime della nostra speranza.
Rivolgo un ricordo particolare ai nostri confratelli ammalati, e in modo speciale a p. Rodolfo Bonci, che in questi giorni è ricoverato in ospedale. A tutti coloro che festeggiano il compleanno in questo mese, i più cari auguri: Paolo Gazzotti, Romano Bendotti, Giuseppe Signori, Sergio Rotasperti, Franco Inversini, Marco Mazzotti.
In Corde Iesu
p. Stefano Zamboni, S.C.I.
Superiore provinciale ITS


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