Cari confratelli,
scrivo questa lettera nella solennità dell’Epifania del Signore: Cristo si rivela a noi come “luce delle genti”. I Magi che giungono dall’Oriente per adorare il Bambino donato dall’Alto sono figura della ricerca di Dio che è presente nel cuore di ciascuno. Al tempo stesso, essi adombrano il mistero della Chiesa, radunata da Dio da ogni parte della terra come segno e strumento dell’unità di tutti i popoli. Mi pare un richiamo provvidenziale, in un mondo spesso lacerato da divisioni e conflitti e dominato dalla logica del più forte. Il Bambino, inerme e senza voce, è il punto di convergenza di un’altra logica, fatta di comunione e di riconoscimento reciproco.
Poco prima di Natale, il Papa ha scritto, in occasione del 60° anniversario dei decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum ordinis, una Lettera apostolica dal titolo “Una fedeltà che genera futuro”. Forse, complice il periodo natalizio, è passata un po’ inosservata. È un peccato, perché contiene vari spunti interessanti che possiamo far nostri, dal momento che la grande maggioranza di noi esercita il ministero presbiterale. In particolare, Leone XIV richiama a uno stile che superi «il modello di una leadership esclusiva» (n. 22) per assumere invece una conduzione più collegiale e sinodale della vita pastorale. Il richiamo, come la realtà delle nostre parrocchie dimostra, vale non solo per i sacerdoti secolari, ma anche per noi, che dovremmo essere più abituati a un atteggiamento di ascolto, condivisione e coinvolgimento, ma che rischiamo forse, una volta assunte delle responsabilità pastorali, di esercitare un potere geloso e autoreferenziale.
Il Papa ci richiama a uno stile di servizio e di non potere, che si fonda su un solido equilibrio spirituale. Tale equilibrio si muove fra due tentazioni opposte: da un lato, «una mentalità efficientistica» che misura il valore della propria azione pastorale dai progetti e dalle iniziative che si riescono a realizzare; dall’altro lato, «una sorta di quietismo» in virtù del quale, par paura del contesto che ci circonda, si vive ripiegati su sé stessi, in modo rassegnato e disfattista (n. 24). Ognuno può interrogarsi su quale tentazione appaia più insidiosa per lui e per il proprio ambito pastorale…
Un tale equilibrio fra contemplazione e azione, ci ricorda Leone XIV, è possibile solo alla luce della Pasqua. La dimensione pasquale è a fondamento di ogni cosa, della preghiera e dell’azione, della vita comunitaria e dello zelo apostolico: «donarsi senza riserve […] non può e non deve comportare la rinuncia alla preghiera, allo studio, alla fraternità sacerdotale, ma al contrario diventa l’orizzonte in cui tutto è compreso nella misura in cui è orientato al Signore Gesù, morto e risorto per la salvezza del mondo» (n. 25).
All’inizio di quest’anno civile non ci farà male interrogarci su tali questioni, che hanno a che fare con la nostra identità più profonda e con il servizio a cui siamo chiamati nella Chiesa, per la vita del mondo. Sono dimensioni importanti anche per affrontare, come Provincia ITS, i mesi che verranno, in particolare il cambio delle amministrazioni in agosto. Specialmente a quanti sarà chiesto un nuovo incarico o il trasferimento in un’altra comunità, non dovranno far difetto la dimensione pasquale di morte e risurrezione e una solida formazione spirituale, in modo da vivere queste richieste in un’ottica autenticamente oblativa.
In questi giorni ricordo i nostri confratelli ammalati e in particolare p. Elio Greselin e p. Giovanni Nicoli che sono attualmente ricoverati in ospedale.
A tutti voi formulo gli auguri di un anno vissuto nella gioia del servizio, aggiungendo quelli di buon compleanno ai festeggiati di questo mese: Ambrogio Comotti, Giuseppe Ruffini, Gabriele Bedosti, Luigi Fattor, Stefano Dalla Cia, Bruno Scuccato, Giorgio Favero, Marino Bano, Pietro Zobbi, Edoardo Savoi, Piero Ottolini, Marco Bernardoni, Mauro Pizzighini, Elio Paolo Dalla Zuanna, Giuseppe Pierantoni, Luciano Roat, Marcello Matté.
Uniti nel Cuore di Cristo
p. Stefano Zamboni, S.C.I.
Superiore provinciale ITS


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