Aprile 2026

Cari confratelli,

il Triduo pasquale che stiamo per celebrare ci riporta al centro della nostra fede. Per dirla con san Paolo, se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede e noi saremmo da commiserare più di tutti gli uomini (cf. 1Cor 15,14-19).

«Ora, invece, Cristo è risorto dai morti!» (1Cor 15,20). È questa la certezza della nostra fede, è su questo che abbiamo giocato la nostra esistenza, sicuri che nella luce del Risorto ogni smarrimento è vinto, ogni insensatezza è riscattata. Non solo nel mondo a venire, ma già qui, nelle pieghe più nascoste del quotidiano. Karl Rahner, di cui rileggevo in questi giorni alcune meditazioni, lo esprime con grande potenza:

«Cristo è già in mezzo a tutte le povere cose di questa terra che non possiamo lasciare, perché è la nostra madre.

È nell’attesa indefinibile di tutte le creature che, senza saperlo, anelano a partecipare alla glorificazione del suo corpo.

È nella storia della terra, la cui marcia cieca attraverso tutte le vittorie e le sconfitte si dirige con precisione tremenda verso il suo giorno, quel giorno cioè in cui la sua gloria proromperà dalle proprie profondità, trasformando tutto.

È in tutte le lacrime e in tutte le morti come la gioia occulta e la vita che vince, anche se sembra morire.

È nel mendicante a cui facciamo l’elemosina, come la ricchezza arcana che viene procurata al donatore.

È nelle miserevoli sconfitte dei suoi servi come la vittoria, che è solo di Dio. È nella nostra impotenza come la potenza, che si può permettere di sembrare debole, perché è invincibile.

È persino in mezzo al peccato come la misericordia dell’amore eterno che è disposta a pazientare sino alla fine.

È presente come la legge più segreta e l’essenza più intima di tutte le cose, che trionfa tuttora e si impone, quando tutti gli ordinamenti sembrano dissolversi.

È presso di noi come la luce del giorno e l’aria a cui non badiamo, la legge segreta di un movimento che non comprendiamo, perché la parte di detto movimento sperimentata da noi è troppo breve per dedurne le formule che la regolano.

È presente come il cuore di questo universo terreno e il sigillo misterioso della sua eterna validità.

Perciò noi figli di questa terra possiamo e dobbiamo amarla. Persino là dove è spaventosa e ci tormenta con la sua miseria e il suo destino mortale. Poiché da quando egli è entrato in essa per sempre con la morte e la risurrezione, la sua sofferenza è divenuta solo provvisoria e destinata a provare la nostra fede nel suo mistero più profondo, che è il Risorto» (Croce e risurrezione, Cinisello Balsamo 2000, 88-89).

Mi sono permesso di riportare questo lungo passo, perché mi sembra indicarci una direzione precisa: la grazia del Risorto è presente nel “cuore del mondo”, nascosta eppure efficace, spesso misconosciuta ma attiva e potente. In un panorama mondiale segnato da conflitti che sembrano destinati a non finire e provocano risentimento e odio sempre crescenti, le parole di Rahner risuonano come ammonimento e speranza. Il Risorto abita la nostra terra, non è in un cielo beato lontano e impassibile. Abita le nostre lacrime, le nostre inquietudini e le nostre delusioni. E questo vale non solo per la grande storia, ma anche per le nostre piccole vicende personali e comunitarie.

Venendo a considerazioni più semplici, in queste settimane sono impegnato, insieme al Consiglio provinciale, nel discernimento in vista dei prossimi cambiamenti di amministrazione, che conto di comunicare in occasione dell’incontro di fraternità provinciale del 1° maggio.

In questo numero del CUI viene riportata una lettera del Postulatore generale che informa sull’andamento della causa di beatificazione di padre Longo. Oltre a padre Capelli, se le cose procedono come previsto, avremo dunque nei prossimi anni un nuovo beato. Per noi e per la nostra Provincia è un altro dono, che suscita riconoscenza per i frutti di carità che i nostri confratelli hanno saputo portare e al contempo rinnova in noi un desiderio più vivo di testimoniare il Vangelo.

Concludo questa mia lettera con gli auguri più cordiali a quanti ricordano questo mese il loro compleanno: Franco Oberti, Mario Bragagnolo, Ferruccio Lenzi, Angelo Morandi, Giovanni Boscato.

Uniti nel Cuore del Risorto.

p. Stefano Zamboni, S.C.I.
Superiore provinciale ITS

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