Monte Sole

Monte Sole. Suona quasi beffardo il nome di questo luogo, anche oggi, in una mattinata limpida e serena come poche. Mentre p. Marco inquadra la situazione di quei terribili mesi italiani agli ottanta confratelli che sono arrivati da tutto il mondo, penso a quella gente, povera gente che ha avuto la sfortuna di trovarsi su una linea chiamata gotica, presa in mezzo tra rastrellamenti, vendette, spiate, e bombe di opposte fazioni.

“Annullato ogni senso di umana civiltà”, inizia una lapide nel cimitero di San Martino, prima di elencare le vittime di quel luogo: anni 30, anni 4, anni 21, e poi 20, 16, 8, 4, 3, 54, 30, 30… Le statistiche ufficiali ne contano 770 in questa zona dove erano parroci allora don Ubaldo Marchionni, don Elia Comini e il nostro p. Martino Capelli: sacerdoti e fedeli inermi, martiri tutti dell’odio, della cecità dei nazionalismi e dei totalitarismi che mettono in secondo piano, o non lo mettono proprio, il valore della vita.

Di loro rimangono poche cose. Ruderi di case e chiese distrutte dal fuoco e dalla successiva incuria di una memoria per troppi anni succube di altre logiche umane e politiche. Ma sono rimaste le querce, silenziose testimoni di quegli orrori su questo Monte sole, monte calvario di morte, ma monte di alberi resilienti che ben rappresentano il cuore che animava Ubaldo, Elia e Martino.

TRE SEGNI – UNA VITA DONATA

Dei tre preti rimangono tre oggetti, tre segni, uniti da un filo rosso che saliva dalla grande croce che stava ai piedi dell’altare nella veglia del sabato sera: la pisside forata dalle pallottole nel momento in cui veniva ucciso don Ubaldo, un diario di don Elia, e una lettera, dove la domanda del martirio è siglata con il sangue da padre Martino. Segni semplici che ricordano l’Eucaristia, la Parola meditata, la vita donata in maniera totale. Insieme propongono i punti fondanti di ogni itinerario di vita cristiana.

TRE FAMIGLIE – UNA PRESENZA CONCRETA

Don Ubaldo, don Elia e padre Martino: tre appartenenze diverse. Diocesano uno, salesiano l’altro, dehoniano il terzo. Eppure hanno tradotto i rispettivi carismi ed ispirazioni in una sintonia di azione evangelica, che anche sorprende se pensiamo alla loro giovane età. Sebbene di fronte a pressioni o inviti che badavano alla loro sicurezza personale, loro hanno pensato alla condivisione che i pastori devono avere con le persone che sono state loro affidate, magari proprio da chi in quei momenti voleva che le abbandonassero. «I nostri nuovi beati – ha detto l‘arcivescovo Zuppi nella solenne celebrazione di domenica pomeriggio in San Petronio – non sono rimasti neutrali, sono rimasti con le loro sorelle e i loro fratelli. “Dobbiamo la toccare la carne di chi soffre, guardare i volti, ascoltare le storie e riconoscere le ferite” ci ha detto Papa Leone XIV. I nostri tre beati ci hanno insegnato cosa fare: sono rimasti e hanno fatto la volontà del Padre». E già allora don Ubaldo rispose al suo vescovo, il card. Nasalli Rocca: “Se resta la mia gente, devo restare con loro”.

CELEBRATI DOPO ESSERE STATI DIMENTICATI

È proprio grande la Basilica di San Petronio, che doveva essere solo una parte di una chiesa più grande voluta dal Comune nel 1390 per affermare la potenza, l’autonomia e la ricchezza della città. Eppure è stato necessario tutto il suo spazio per contenere i convenuti. Dimenticati per anni dalla loro Chiesa, ma non da Dio, la beatificazione di Ubaldo, Elia e Martino in questa celebrazione giunge come conclusione di un percorso di progressivo svelamento e di studio della storia di quei tragici anni iniziato negli anni ’80 del secolo scorso, anche per merito di un loro coetaneo e compagno di studi, mons. Gherardi, che non si rassegnava all’oblio. La solennità della celebrazione in san Petronio quasi stona con la semplicità della loro vita, con il tempo breve del loro ministero sacerdotale, con la posizione defilata delle loro piccole parrocchie. Soprattutto carico di tensione emotiva, è il momento della lettura dei loro profili, che ha portato nel presente di cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli la voce delle loro vicende e la proposta del loro messaggio di vita.

IN CAMMINO DOVE LE PIETRE PARLANO ANCORA

Le pietre possono anche uccidere, come è stato ricordato sabato sera, rievocando Caino che si sbarazza del fratello Abele. Drammatico simbolo di tante, troppe mani che non hanno ancora smesso di alzarsi contro fratelli e sorelle trasformati in avversari, nemici, scarti di umanità da eliminare, vittime da abusare. Ma le pietre sono fatte anche per costruire, soprattutto se legate in quella costruzione che ha Cristo come pietra angolare. Il gruppo di confratelli dehoniani, provenienti da molte parti del mondo, ha calpestato lunedì mattina gli stessi sentieri, oggi asfaltati, che allora erano percorsi affannosamente dai tre martiri mentre cercavano di portare un segno di presenza e consolazione, forse un segno di speranza, come il cammino della Maddalena verso il sepolcro. Ma in quei giorni hanno incontrato solo segni di morte e di barbarie. Oggi noi dehoniani, guardando le pietre rimaste delle chiese diroccate, guardando i gradini di quell’altare sui cui è caduto Ubaldo, coltiviamo nel cuore l’aspirazione ad essere uomini di pace e di riconciliazione, e rinnoviamo l’impegno ad essere presenti in quei luoghi dove la dignità umana viene ancora vilipesa e calpestata.

UN TRIDUO PASQUALE

Così il padre Generale ha definito i tre giorni di celebrazioni vissute a Bologna per la beatificazione di p. Martino Capelli, insieme a don Ubaldo e a don Elia.

Il primo momento è stato una veglia di preghiera e riflessione, sabato sera 26 settembre, nella chiesa del S. Cuore di Bologna, preparata dal gruppo dei Salesiani. Il tema: “Davanti a questo amore – il filo rosso del dono totale”. Numerosa la presenza giovane dell’oratorio salesiano, così come la presenza giovane del nostro Collegio Internazionale di Roma, ospitato in quei giorni nel Seminario diocesano di Bologna.

Domenica pomeriggio, la celebrazione della beatificazione è stata presieduta dal Card. Semeraro, che ha letto la Lettera apostolica con il decreto di beatificazione. Presente ovviamente il cardinale Zuppi con il cardinale Ángel Fernández Artime. Presenti dieci vescovi e i superiori maggiori dei salesiani e dei dehoniani, oltre a più di 70 sacerdoti “casulati” e ad almeno altri 200. Folta la partecipazione delle comunità di origine e, per quanto ci riguarda, delle comunità dehoniane italiane e non solo. Vietnam e Venezuela tra le più lontane, Madagascar, Mozambico, Congo e Camerun tra quelle africane, Polonia, Francia, Spagna e Portogallo tra quelle europee.

Terzo giorno in cammino con il pellegrinaggio a Monte Sole. Dalla casa denominata “Scuola della pace”, con una tappa di spiegazione e riflessione presso la chiesa e il cimitero di San Martino di Caprara, luogo dell’uccisione di don Fornasini, già beatificato nel 2021, il pellegrinaggio ha raggiunto Casaglia recitando il rosario, divisi per gruppi linguistici, su uno schema preparato precedentemente. E, nel pomeriggio, doverosa visita alla “botte” (una vasca di acqua dello stabilimento Turri, che filava, tesseva e produceva spago di canapa e di lino e aveva dato lavoro fino a 400 dipendenti), a Pioppe di Salvaro, luogo del martirio di padre Martino, per una preghiera comune.

La memoria del martirio di padre Capelli, se da una parte è la doverosa rievocazione storica del valore del dono evangelico della sua vita, dall’altra costituisce un monito per noi oggi, per questo nostro mondo al quale sono rivolte ancora, con straordinaria attualità, le parole che pronunciò Papa Pio XII nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale, ricordate dal padre Generale nell’omelia nella messa di ringraziamento celebrata lunedì sera nella chiesa del Suffragio: “È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la Giustizia si fa strada. E gl’imperi non fondati sulla Giustizia non sono benedetti da Dio. La politica emancipata dalla morale tradisce quelli stessi che così la vogliono. È il pericolo, ma è ancora tempo. Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo”.

                                                                                                                                  p. Renato Zanon

Link da consultare:

Curiosità e notizie nei giorni precedenti la Beatificazione

Per rivedere la diretta della Celebrazione di domenica 27 settembre

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