P. Lino Franchini

Franchini Lino

P. Lino Franchini
Tagliuno BG 18.12.1919
Bolognano 06.01.2017

Nato il 18 dicembre 1919 a Tagliuno (BG) e ivi battezzato nella chiesa parrocchiale dove fu anche cresimato nell’agosto 1931, proveniente dalla Scuola Apostolica di Albino, il “religioso chierico” Franchini Natalino, in religione aveva scelto il nome di Giuseppe, ma era sempre stato chiamato Lino, a prescindere.

I suoi studi, dopo quelli elementari al paese di origine, si svolsero ad Albino (1931-1936) per quanto riguarda medie e ginnasio, a Spotorno e Oropa 1937-1940, per quanto riguarda Liceo e Filosofia; a Castiglione dei Pepoli, Pagliare, Castelfranco, Albisola, Albino e Bologna Studentato, per quanto riguarda la teologia.

Non si dica “clericus vagus” perché in realtà, con altri, fu solo chierico itinerante, come in quegli anni tremendi di guerra poteva accadere (1941-47). A interrompere il corso canonico dei suoi studi era stato il periodo di prefetto a Pagliare e quello della “segreteria ad Albisola”, il tutto tra 1940 e il 1943.

Anche la sua vita religiosa si era sviluppa nella linearità con tratti di itineranza: postulante ad Albino 29.06.1936, novizio  ad Albisola, 28.09.1936, dove un anno dopo emise la Prima professione per rinnovarla annualmente (Oropa 1938-1939, Bologna 1940 Castelfranco, 1941) ed emettere quella perpetua a Castelfranco, il 29.09.1942.

Gli ordini sacri, infine, nella più lunga successione che prevedeva la prassi precedente il Vaticano II andarono dalla Prima Tonsura a Castiglione dei Pepoli il 4.03.1944, Ostiariato e Lettorato nella Metropolitana di Bologna, Esorcistato e Accolitato nella cappella dello Studentato il 21.09.1946, il Suddiaconato e il diaconato ancora nella Metropolitana di Bologna (01.03.1947 e 22.03.1947) dove finalmente fu ordinato Presbitero il primo luglio 1947.

Nell’Istituto P. Lino si era specializzato prevalentemente… in economato, del resto nessuno ignora che i musicisti, grandi e piccoli che siano, sono solitamente attenti a numeri e quantità e P. Lino per anni aveva dilettato con l’organo non solo i fedeli del Duomo di Castiglione delle Stiviere, ma anche con l’Harmonium i confratelli delle varie comunità in cui, da economo o assistente, è passato nel corso della sua non breve esistenza.

Lo troviamo inizialmente come economo in Portogallo (1947-1959), poi a Roma III con lo stesso incarico (1959-1967) di economo, quindi a Palazzolo sull’Oglio (1967-1970 sempre in qualità di economo dell’Orfanotrofio “Istituto Galignani“). A Trento fu destinato come assistente a Casa S. Cuore (1970-1973). Il suo ritorno a Palazzolo dal 1973 al 1977 lo vide impegnato nel ministero pastorale e, di nuovo, come economo dal 1978 al 2002. Lasciato Palazzolo per Castiglione delle Stiviere, attese ancora all’economato e al ministero (2002-2015) per dirigersi infine  a Bolognano nel 2015: apparente banalità dell’obbedienza.

Tra la corrispondenza istituzionale della sua cartella, poco che rimandi al periodo portoghese e in questo anno anniversario della costituzione di quella Provincia ci sarebbe piaciuto trovare un pensiero, un ricordo. In realtà il padre scrive al Provinciale dell’epoca per perorare la sua permanenza in Italia, dopo l’esperienza portoghese, in Italia o, per meglio dire, a Roma «vicino al Papa» dove potrà «lavorare con vero entusiasmo». Vicino al Papa e anche al papà bisognoso di cure e della vicinanza di questo figlio prete.

Abbiamo trovato anche qualche garbato cenno ai risvolti, talora meno riposanti, della convivenza comunitaria. Il tutto con parsimonia e attenzione alla sensibilità altrui: si sa i musicisti sono attenti alle sfumature…

Uno scritto con timbro in esergo della «Scuola apostolica dei PADRI DEL SACRO CUORE Albino (Bergamo)» su un foglio di quaderno a righe larghe ci trasmette, con il voto 7+ in inchiostro rosso, i tratti di un p. Lino scrittore precoce, meglio del Ch.co Franchini Lino alle prese con la traccia del tema II “Una croce nella foresta… le lacrime di una madre non hanno bagnato quelle zolle”, il cui svolgimento tratta di un missionario dell’Africa che, mentre attende alla preghiera nella sua chiesuola, è d’improvviso chiamato da un neofito che lo sollecita a recarsi a portare presto gli ultimi sacramenti a suo padre morente nella foresta.

Salito a cavallo, il missionario con il neofito, raggiunto il cuore della foresta, sente echeggiare un fischio acuto, ed ecco «una quindicina di negri piombarono addosso al povero missionario il quale poté appena pronunciare i nomi “Gesù, Giuseppe e Maria” che una coltellata lo colpì alla gola. Il neofito fece tempo a nascondersi; visto che non c’era più nessuno, fece una buca, vi seppellì il corpo del padre missionario e prese due bastoni coi quali fece una croce. Chissà la madre, che dolore avrà provato nel sentire la morte di suo figlio e non averlo potuto riabbracciare, per versare tutte le sue lacrime su quel glorioso corpo di martire».


A Castiglione delle Stiviere, nel Duomo, come aveva chiesto, alle ore 10.00 gli è stato dato l’ultimo saluto, presente il Padre Provinciale e un gruppo di Confratelli. Poi, come preannunciato il pomeriggio dell’Epifania da Padre Giampietro Brunet, c’è stato il trasloco a Romano di Lombardia (BG) con arrivo verso le 13 e, a seguire, una s. Messa, in loco e quindi la sepoltura.

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