SCUOLA APOSTOLICA S.CUORE
Via Leone Dehon, 1 -- 24021 ALBINO (BG)

SCUOLA APOSTOLICA S.CUORE Via Leone Dehon, 1 -- 24021 ALBINO (BG)

· Storia della casa · Dove siamo · Attività formativa · Accompagnamento spirituale · Galleria fotografica ·



STORIA DELLA CASA

8 SETTEMBRE 1907

P. Dehon da tempo alla ricerca di un posto in Italia, per dare continuità alla Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani) da lui fondata in Francia nel 1878, si era rivolto al papa s. Pio X, per avere un parere sul luogo da scegliere. Gli fu indicata dallo stesso pontefice la diocesi di Bergamo: "Bergamo è una diocesi eccellente, una diocesi modello. Il clero è buono, le famiglie numerose e veramente cristiane: vi sono molte vocazioni ecclesiastiche, e ve ne saranno anche per la vita religiosa". Il p. Dehon aveva un ottimo rapporto di amicizia con il vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi, che di buon grado lo accolse in diocesi.Santuario Nostra Signora di Guadalupe

Giunse a Bergamo, per la prima volta, il 4 aprile 1906. Ad attenderlo alla stazione trovò don Angelo Roncalli, segretario del vescovo e futuro beato papa Giovanni XXIII.

Col giovane segretario, p. Dehon si recò prima a Pontida per vedere la celebre abbazia allora in vendita, ma troppo costosa. Così dovette rinunciare alla villa "Paradiso", situata sotto le mura di Bergamo, perché priva di spazi esterni, necessari alla ricreazione dei futuri alunni. Poi va a Nembro, in località s. Nicola, dove c’era una villa con un folto parco, ma che non fu possibile acquistare.

Finalmente si trovò un posto ad Albino nel santuario della Madonna di Guadalupe, proprietà del celebre tenore don Federico Gambarelli.

P. Dehon visitò il santuario della Madonna di Guadalupe il 9 giugno 1907. L’8 settembre dello stesso anno, festa della Natività di Maria, la casa fu ufficialmente inaugurata con una messa solenne, cantata dall’impareggiabile don Federico.

Iniziò così la "Scuola apostolica Nostra Signora di Guadalupe". Questo il nome scelto per la nuova opera, nome che conservò fino al 1920.


OSPITI IN CASA SOLARI

Don Perani, in quegli anni prevosto di Albino, aveva accolto la Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore (dehoniani) in parrocchia, dopo che il vescovo mons. Radini Tedeschi, il 30 novembre 1906, gli aveva scritto: "Quante più persone buone, serie, prudenti, docili e zelanti fanno del bene nella mia diocesi, tanto più sono contento. Questi "preti del Sacro Cuore" sono venuti qui, mandati dal Santo Padre (Pio X)... Non posso non riceverli con venerazione". Casa Solari

La presenza presso il santuario della Madonna di Guadalupe, però, fu breve. Ben presto i padri si accorsero che era impossibile stabilire un rapporto sereno con don Federico, "uomo probo, onesto e pio", come scrisse di lui l’avvocato Davide Cugini, ma di "spirito bizzarro, con un carattere del tutto speciale".

I padri si diedero subito da fare per cercare una nuova sede. Fu loro segnalato un vecchio monastero, conosciuto come "Madonna della Ripa", situato tra Comenduno e Desenzano al Serio, ma la somma richiesta era proibitiva.

La soluzione del problema giunse in modo provvidenziale. Infatti si fece avanti il notaio albinese Samuele Solari con l’offerta di alcuni locali della sua casa, per una sistemazione provvisoria. Padri e alunni rimasero in casa Solari dai primi di dicembre del 1908 all’aprile 1910.

Dei primi dieci alunni uno solo divenne sacerdote dehoniano.

Padre Luigi Duborgel, allora superiore della comunità, una mattina aveva "giurato" che sarebbe uscito in cerca di vocazioni e che non sarebbe ritornato a casa senza condurre con sé un ragazzo bergamasco. Lo trovò a Gandino: padre Luigi Bosio, il primo sacerdote italiano della Scuola Apostolica di Albino. Consacrato sacerdote a Bologna nel 1921, fu parroco della basilica di Cristo re a Roma, consigliere generale e procuratore presso la Santa Sede. Colpito da paralisi, morì a Roma nel 1957.


FINALMENTE A CASA

La cordiale ospitalità di casa Solari diede ai padri il tempo per cercare una sede definitiva della Scuola Apostolica.

Presero subito la decisione di acquistare un terreno in Albino Alta, lungo la strada che portava a Bondo Petello. Il contratto di vendita, "a buon mercato", venne firmato nel 1909. L’albinese don Giuseppe Carrara, membro della famiglia proprietaria del terreno, rivelò a un padre della Scuola Apostolica che sua madre, indicando il seggiolone sul quale si era seduto padre Dehon nel momento della trattativa, disse ai figli: "Vedete quella sedia? La dovete conservare come una reliquia, perché lì si è seduto un santo".Scuola Apostolica

Per la costruzione della nuova casa p. Dehon diede 45 mila franchi del suo patrimonio familiare, p. Duborgel si impegnò con un mutuo di 25 mila lire, p. Gasparri intensificò il suo rapporto con i benefattori, p. Alessio Ross non disdegnò di questuare di porta in porta nei paesi del bergamasco, del bresciano e del comasco.

La nuova casa venne inaugurata il 2 maggio 1910. La benedisse il vescovo mons. Radini Tedeschi. Erano presenti p. Dehon, il clero del paese, il rappresentante dei frati cappuccini e il sindaco.

La nuova opera venne affidata da p. Dehon a confratelli di diversa nazionalità: p. Duborgel (francese), p. Barth (olandese), p. Goebels (tedesco) e p. Gasparri (italiano). All’inizio nessuno di loro capiva una parola di bergamasco e, eccetto p. Gasparri, gli altri tre conoscevano poco la lingua italiana. Trovavano quindi più comodo, quando comunicavano tra loro, parlare in francese. Fu per questo motivo che la gente del posto li battezzò subito come "precc francéss", "preti francesi". Nome col quale per anni venne indicata la Scuola Apostolica e che viene ricordato ancora oggi nei racconti degli anziani.


IL PICCOLO SEME DIVENTA ALBERO

Non è qui possibile descrivere la successiva espansione edilizia, l’impegno di formazione e di evangelizzazione, gli intralci dovuti alle gravi e dolorose vicende belliche, le difficoltà pedagogiche inevitabili per docenti di diversa lingua e mentalità, i problemi economici... Alunni della Scuola Apostolica

Il continuo aumento del numero degli alunni, a partire dal 1920, rese necessario l’ampliamento dell’edificio, che nel 1935, per il grande impegno profuso da p. Vincenzo Santulli (rettore della Scuola Apostolica per 21 anni), raggiunse le attuali dimensioni. Il nuovo edificio scolastico poteva ospitare fino a 250 alunni. Se a questi si sommano i membri della comunità religiosa e il personale addetto ai servizi, le persone presenti alla Scuola Apostolica raggiungevano e superavano le 300 unità. Ce ne dà un’idea la foto di gruppo, sopra riportata, scattata nel 1957, durante le celebrazioni del 50° anniversario di fondazione.

I numeri non sono sufficienti a esprimere la ricchezza di una realtà fatta di persone vive con tutto il loro carico di storia, ed è doveroso non legare la crescita di un’opera solo ad alcuni personaggi che pure hanno svolto un ruolo significativo. Papa Giovanni XXIII, nel ricordare che fu il vescovo Radini Tedeschi ad accogliere in diocesi la Congregazione, subito aggiunse: "Ma chi ha sgambettato sono stato io".

Migliaia di persone "hanno sgambettato", rendendo possibile il "miracolo".

A cinquant’anni dalla fondazione il piccolo seme aveva allargato le sue radici: 25 case in Italia, 5 in Portogallo, 8 in Argentina, 7 in Mozambico. Senza dimenticare i numerosi missionari che nello stesso periodo sono partiti dalla Scuola Apostolica per le missioni del Camerun e del Congo.


LA BUFERA DELLA GUERRA

Durante l’ultima guerra la Scuola Apostolica si trasformò in una grande "arca di Noè". Di fronte al pericolo di bombardamenti alcune case venneroP. Capelli Martino momentaneamente chiuse e le persone trasferite ad Albino, ritenuta una zona più sicura. Vi giunsero gli alunni della Casa S. Cuore di Trento, i novizi della casa di Albisola Superiore (Savona), e lo stesso superiore provinciale vi trasportò la sua sede da Bologna. Come se ciò non bastasse, il 26 maggio 1944 ufficiali italiani dell’aviazione militare fecero richiesta di locali per l’alloggio delle truppe. In data 1° giugno venne emesso il decreto di requisizione e una parte della casa fu occupata dai militari, che vi rimasero fino al mese di febbraio 1945. Anche il paese di Albino venne bombardato, ma la Scuola Apostolica venne risparmiata.

Sorte diversa toccò a p. Martino Capelli, che trascorse alla Scuola Apostolica gli anni di formazione al sacerdozio.

P. Martino Capelli. Nato a Nembro (BG) nel 1912, entrò nella Scuola Apostolica nel 1924. Ordinato sacerdote nel 1938, viene inviato a Roma dove prosegue gli studi e ottiene la licenza in teologia. Ritorna quindi a Bologna come professore presso lo Studentato delle Missioni.

Nell’estate 1944 si trovava presso la parrocchia di Salvaro per aiutare il vecchio parroco. Il 29 settembre, saputo che nella vicina frazione di Creda i tedeschi avevano iniziato una strage, in compagnia di don Elia Comini (salesiano) parte, spinto dal desiderio di portare conforto ai feriti e ai moribondi. Arrestati lungo il sentiero, vengono ammassati in una scuderia assieme con una cinquantina di altre persone della zona. Ai due sacerdoti era giunta un’offerta di liberazione, ma essi risposero: "O tutti, o nessuno".

Dopo due giorni di prigionia, la sera del 1° ottobre i due sacerdoti con altre 44 persone vengono uccisi a colpi di mitraglia dalla SS naziste, e i corpi vengono gettati nel fiume.

Dal 2001 presso la Congregazione della cause dei santi è in corso il processo di beatificazione.


TESTIMONI DELL’AMORE

Al periodo della guerra è legata un’altra eroica testimonianza, quella di p. Giovanni Brevi.P. Brevi Giovanni

Nato a Bagnatica (BG) nel 1908, ancora ragazzo entrò nella Scuola Apostolica. Terminati gli studi, nel 1934 viene ordinato sacerdote e due anni dopo parte per la missione del Camerun. Il suo carattere forte, insofferente a ogni ingiustizia e arbitrio, nel 1940 gli procurò la reclusione in un campo di concentramento da parte delle autorità francesi. Rientrato in Italia vi rimase per pochi mesi. Nel 1941 riparte, come cappellano degli alpini della Julia, prima in Albania, poi in Grecia e, nel 1942 in Russia. Qui venne fatto prigioniero e iniziò una lunga odissea durante la quale ha subito vessazioni, condanne, punizioni ai lavori forzati, trasferimenti in 30 e più campi di concentramento. Nel libro "Ricordi di prigionia - Russia 1942-1954" ci ha lasciato una drammatica testimonianza delle sofferenze subite dai prigionieri di guerra. La dichiarazione del prigioniero tedesco ten. Hans Walter Poll ci rivela lo spirito col quale p. Brevi ha vissuto questi 12 anni: "Per tutti i prigionieri, una figura di sacerdote rimarrà sempre viva nel profondo dell’animo: la figura di p. Brevi, amato da ciascuno di noi, indipendentemente dalla religione professata e dalla rispettiva nazionalità. Il suo esempio e il suo cuore hanno conquistato i prigionieri di tutti i campi della Russia. P. Brevi ha dato il suo pane ai compagni che avevano fame, ha celebrato per spagnoli, tedeschi, italiani, in condizioni di fortuna, come immagino dovessero fare i primi sacerdoti della cristianità. Egli è il santo dei prigionieri".

"Graziato" dopo la morte di Stalin, p. Brevi rientra in Italia nel 1954. (Dei 1500 uomini che componevano il suo battaglione solo 115 tornarono in patria).

Avrebbe potuto ritirarsi e godersi il meritato riposo, ma chiese e ottenne dai superiori di poter continuare il suo lavoro come cappellano militare, lavoro che svolse fino a quando la malattia lo costrinse alla inattività.

Assistito dai familiari è morto a Ronco Biellese nel 1998.


ANDATE IN TUTTO IL MONDO

Nell’ultimo quaderno del suo diario p. Dehon, facendo il bilancio della sua vita, inizia proprio dalla sua vocazione missionaria: "L’ideale della mia vita, il votoI primi missionari che formulavo con lacrime nella mia giovinezza era di essere missionario e martire". In una lettera circolare ai religiosi della Congregazione li invita a scegliere "quelle forme di apostolato che richiedono maggior sacrificio, come l’assistenza agli operai, la cura dei poveri e le lontane missioni.

L’Istituto dei dehoniani non è stato fondato per uno scopo direttamente missionario. Ma poi di fatto, fin dagli inizi, le missioni lontane hanno rappresentato la principale attività apostolica dei suoi membri.

Il nome scelto per la casa di Albino: "Istituto Missionario Scuola Apostolica del Sacro Cuore di Gesù" riassume molto bene questo ideale missionario. Ideale che non è rimasto solo nel nome della casa, ma che è diventato e rimane ancora scelta di vita per molti sacerdoti e religiosi che qui hanno trascorso gli anni della loro formazione.

Dal 1907, anno della fondazione, al 1991, anno nel quale la casa cessava la sua attività come seminario, sono entrati alla Scuola Apostolica 3.800 alunni. Di questi 347 si sono consacrati alla vita religiosa, sacerdotale e missionaria nella Congregazione dehoniana, e 58 divennero sacerdoti diocesani.

Oggi la missione continua non solo attraverso il sostegno ai progetti umanitari e di sviluppo a favore dei poveri, ma soprattutto con la formazione umana e cristiana e l’invio di volontari, sacerdoti e laici.


SE NON CI CREDI NON PUOI CAPIRE

"Ma chi te lo fa fare?". Più volte ho sentito gli amici e i parenti rivolgere questa domanda ai missionari partenti. La risposta è sempre stata un sorriso, come a dire: "Se non ci credi non puoi capire". La spiegazione di questo sorriso l’ho trovata nelo diario di p. Giuseppe Zanetti, uno dei tanti missionari partiti dalla Scuola Apostolica per il Mozambico: "L’Africa non è fatta per capire e per ragionare, ma per amare e per tentare di vivere con la gente, accogliendola e ascoltandola con gli occhi del cuore più che con quelli della testa".P. Longo Bernardo

Non basterebbe un libro per presentare i tanti missionari che, ascoltando il cuore, sono partiti e hanno dato la loro vita, chiedendo di poter morire nella loro missione. A tutti loro vogliamo rendere omaggio ricordando la figura di p. Bernardo Longo nel centenario della sua nascita.

Nasce a Curtarolo (PD) il 25 agosto 1907, lo stesso anno di fondazione della Scuola Apostolica, nella quale entra nel 1924, dopo aver frequentato i primi anni del ginnasio nel seminario di Padova. Ordinato sacerdote nel 1936, due anni dopo parte per l’Argentina da dove, sempre nello stesso anno, si trasferisce direttamente in Congo.

Vivrà per 26 anni a Nduye, piccolo villaggio sperduto nella foresta dell’Ituri dove incontrerà i pigmei che diventeranno suoi grandi amici.

Subito dopo l’indipendenza (1960) il Congo piomba nel terrore. Squadre di ribelli (chiamati "simba" = leone della foresta) raggiungono città e villaggi, seminando morte e distruzione. Anche la missione di Nduye non venne risparmiata. Il 29 ottobre 1964 i simba attaccano la missione e p. Logno viene arrestato. Inizia così la "via crucis" che lo porterà al martirio. Pochi giorni durante i quali subisce ogni sorta di torture e insulti. Il 3 novembre, processato in mezzo a gente ammutolita dal dolore e impaurita per la ferocia dei simba, viene condannato e selvaggiamente trucidato a colpi di lancia e con due pallottole alla testa.

La sua salma viene sepolta da un pietoso infermiere protestante, suo amico. Non una bara, ma solo la sua talare insanguinata e il suo rosario lo accompagnano nella tomba e, sopra il tumulo, una croce.

Presso la Congregazione per le cause dei santi è in corso il processo di beatificazione.


AL MILITE IGNOTO

Ogni archivio, per quanto ben fatto, è sempre carente. E’ un po’ come i nostri libri di storia che si ricordano solo dei potenti, ma si dimenticano dei poveri, diLe suore Orsoline quelli che veramente fanno la storia. Ripensando ai cento anni della Scuola Apostolica, ritengo doveroso ricordare tutte quelle persone che col loro contributo hanno reso possibile questa realtà. Non hanno lasciato la loro firma nel registro delle presenze, ma sono rimaste nel cuore di chi le ha conosciute e vengono ricordate con affetto e riconoscenza. Un estraneo che volesse farsi un’idea della Scuola Apostolica, sfogliando gli album di fotografie, non saprebbe mai che una comunità di suore vi ha svolto per tanti anni il suo servizio. Mai un primo piano, solo qualche sfuocata presenza sullo sfondo, quasi fossero lì per caso.

Il 3 giugno 1912 p. Ottavio Gasparri e la superiora generale delle suore Orsoline di Gandino firmarono una convenzione. Inizia così la presenza di queste religiose presso la Scuola Apostolica, presenza che durerà ininterrottamente fino al 1986.

Un filosofo francese scriveva che la carità "è solo attenzione prestata all’esistenza altrui". E’ quello che per 74 anni queste suore hanno fatto nella cucina, in lavanderia e nel guardaroba. Qualcuno ha pensato che fossero vite sprecate. Noi invece siamo convinti che solo nel dono gratuito verso gli altri si realizza l’amore e si dà senso alla vita.

"Se il chicco di frumento, caduto in terra, non muore, rimane solo" (cf Gv 12,24). E’ così che queste persone hanno reso possibile la fioritura del giardino, accettando la logica dell’amore: il dono della vita. Grazie.


IL LUOGO DELL’APPUNTAMENTO

Dice un proverbio africano: "Antenati, radici!". Arrivati a cent’anni viene un po’ a tutti la tentazione di costruire un museo. Il pericolo che si corre, però, èLa Scuola Apostolica oggi quello di sedersi a piangere i bei tempi passati. Costruire un museo ha senso solo se questo ci aiuta a scoprire le radici, le motivazioni di fondo, il senso che i nostri vecchi hanno saputo dare alla loro vita, le cose che contano. Ritrovare le radici perché la vita si può capire solo guardando indietro, ma la si può vivere solo guardando avanti. Diceva papa Giovanni XXIII: "Non siamo su questa terra per custodire un museo, ma per coltivare un giardino pieno di fiori e di vita".

Nel 1991 la Scuola Apostolica chiudeva il suo lungo capitolo di storia come seminario. Ben consapevoli che un viaggio di migliaia di chilometri può terminare con un passo sbagliato, dopo un periodo di ripensamento si è deciso di iniziare i lavori di ristrutturazione della casa per creare un "centro di spiritualità".

Osservando la nostra vita, abbiamo l’impressione di essere stati colpiti dal virus dell’alta velocità. Non siamo più capaci di camminare insieme perché ci sembra di essere sempre in ritardo. Abbiamo perso il gusto della contemplazione, la capacità di guardare le cose belle che ci circondano, la gioia di gustare la compagnia di una persona amica.

Ai discepoli che ritornano dalla missione Gesù dice: "Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’" (Mc 6,31).

La Scuola Apostolica oggi è questo "luogo solitario", è un’oasi dove fermare la nostra corsa, il luogo dell’appuntamento dove potersi incontrare per il riposo, la riflessione, lo studio e la preghiera.

La vita continua. Venite e vedrete.


SACERDOTI DEL SACRO CUORE

«Voi siete, e dovete sempre essere, "Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù". Così vi ha voluto il vostro fondatore, il servo di Dio padreOpera di fr. Michele Tapparo (dehoniano) Leone Giovanni Dehon, che volle istituire una congregazione dedita all’amore e alla riparazione del Sacro Cuore, Il vostro fondatore, vissuto in un periodo storico vari e vasti cambiamenti spirituali, culturali, politici e sociali, seppe essere un sacerdote dalla profonda e intensa vita interiore e, allo stesso tempo, un apostolo instancabile dell’azione sociale, sulle direttive delle grandi encicliche del mio predecessore Leone XIII. "Lo spirito della Congregazione - scriveva il padre Dehon ai suoi figli in una lettera circolare - è un amore ardente verso il Sacro Cuore, una fedele imitazione delle sue virtù, principalmente dell’umiltà, dello zelo, della dolcezza, dello spirito di immolazione". Sono parole queste, che sintetizzano mirabilmente tutto il programma del vostro istituto, e mantengono intatta la loro forte carica e la loro contemporaneità.

Sia dunque Gesù Cristo il centro della vostra vita, dei vostri ideali, dei vostri interessi, della vostra finalità. Con la parola, con la predicazione, con gli scritti, con gli strumenti della comunicazione sociale, diffondete "l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo, che sorpassa ogni conoscenza" (Ef 3,18ss); ma specialmente predicatelo e diffondetelo con l’esempio della vostra vita sacerdotale e religiosa... Riproducete nel vostro cuore, secondo la felice espressione di p. Dehon, la "santità del Cuore di Gesù"» (papa Giovanni Paolo II - 22 giugno 1979).

La vera eredità che una persona ci lascia non sono le case e il conto in banca, ma il senso che ha saputo dare alla sua vita, l’ideale che ha ispirato il suo operare.

P. Dehon inizia così il suo testamento spirituale: "Vi lascio il più meraviglioso dei tesori, il Cuore di Gesù".