P. Pietro Fochesato

Nato a Monte di Malo (VI) il 24.09.1934
Professo il 29.09.1951 – Ordinato il 25.06. 1961
Deceduto a Bolognano il 14.05.2020

Pietro Giovanni Bosco Fochesato era nato il 24 settembre 1934 a Priabona di Monte di Malo in diocesi e provincia di Vicenza. Provenendo dalla Scuola Apostolica di Trento e ricevuto postulante il 28.06.1950, aveva fatto il noviziato ad Albisola a partire dal 28.09.1950 e un anno dopo aveva emesso la prima professione, rinnovando successivamente a Monza tra il 1952-1954. La Professione perpetua l’aveva emessa ad Albino 29.09.1955. Studi teologici, ministeri ed ordini a Bologna tra il 1958 e il 1961 dove allo Studentato, il 25 giugno era stato ordinato Presbitero.

Diplomato in catechetica all’Università Pontificia Salesiana di Roma nel 1968, due anni dopo aveva conseguito la Licenza in psicologia (1970).

Nell’Istituto, come ordinatamente riporta la sua scheda personale, da lui risistemata nel 2014, dopo l’ordinazione era stato impegnato a Padova – Parrocchia Crocefisso (1961-1963) come cappellano. La buona riuscita nel ministero fece sì che il Padre nel 1963 e fino al 1967 fosse trasferito a Trento nella Parrocchia del Sacro Cuore, in via Chini, sempre come cappellano. Spostato successivamente a Castiglione dei Pepoli come educatore (1967-1968) era di poi passato alla Parrocchia Cristo Re (1968-1970 – assistente degli Scout – studente all’UPS) a Roma e, in seguito, a Padova – Scuola Missionaria (1970-1972 – educatore). Rimandato Trento – Parrocchia S. Cuore (1973-1982) questa volta parroco), fu anche a Bologna – Centro Dehoniano (1982-1984 – redattore di Settimana e poi collaboratore). Passato a Mussolente (1984-1987) vi aveva atteso al ministero, aveva insegnato, fatto l’animatore e catechesi alla Cedis di Bassano. A Mussolente era stato, inoltre, rettore per sei anni (1987-1993) quindi era stato trasferito a Presbyterium di Padova (1993 – 1999 – rettore), era stato dal 1994 al 1997 anche Consigliere provinciale, quindi semprea Presbyterium rettore ed economo dal 2002 al 2004 fino alla chiusura della comunità. Destinato a Padova Scuola Missionaria dal 2005 era stato collaboratore ed aiutante alla parrocchia del SS. Crocefisso.

In epoca precedente era stato insegnante di psicologia al Seminario di Padova, al Seminario degli Scalabriniani (Bassano), alla FIRAS di Padova e alla scuola di teologia per le suore a Trento, allo Studentato (1983-1986), nonché insegnante di Religione dal 1962 (Bologna) al 1993 (Bassano) anche se con interruzioni.

In una delle cartelle contenenti materiale conservato dal p. Pietro Fochesato spiccano una serie di fascicoletti da lui redatti, intitolati «Corso di formazione e di aggiornamento per consacrate», nonché un opuscolo specifico dedicato al «Campo scuola per ragazze quindicenni – con schemi di riflessione sul carattere e sul progetto di vita».

Cospicua la produzione del de cuis come dimostrano un’interessante dispensa sul «Cammino di maturità umana delle donne consacrate», del luglio 2004, corredata dalle bozze da lui stesso scritte e con svariati appunti per impaginazione e correzioni ed una seconda dispensa, più breve, intitolata «La nuova Evangelizzazione», un VADEMECUM, come lui stesso lo definisce, per “interpretare con rinnovato impegno l’evangelizzazione degli uomini e donne del nostro tempo”.

Infine, sempre nella stessa cartella si è trovato una sorta di questionario con risposte a tre domande in prima persona. Traslato a Bolognano per motivi di salute nel 2017, viene ufficialmente “trasferito” colà il 22.01.2019 ed ivi muore  il giorno della festa di San Mattia 14.05.2020.

Negli ultimi anni aveva scritto ad amici e collaboratori di altre stagioni per dire  del suo rimpiangere la penultima destinazione padovana, non riuscendo a farsi una ragione della sistemazione nella RSA, non perché avesse da lamentare qualcosa, semplicemente perché non riteneva le sue condizioni fisiche ancora tali da comportare cure e assistenza mirate e garantite professionalmente.

Quando si giunse al trasferimento formale in quel di Bolognano il Provinciale si premurò di  scrivergli che nonostante le sue sollecitazioni riteneva più congruo non consentire il suo ritorno nella comunità di Padova e dopo averlo incontrato aveva deciso di definire Bolognano la sua comunità di appartenenza, nella quale lo sollecitava di farsi parte attiva, assicurandolo «che non è piacevole dover prendere una decisione sapendo (…) è causa di dispiacere».

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