P. Mario Martino Pellicioli

P. Mario Martino Pellicioli

Mario Martino Pellicioli

Nato a Nembro (BG) 26.09.1930 – Defunto a Bolognano (TN) 08.06.2017

Dal 1999 residente a Bolognano a motivo della sua inferma salute, era nato a Nembro (BG) il 26.09.1930 da Massimo e Maria Pezzotta, ed era stato battezzato  nella Parrocchiale di S. Martino a Nembro, due giorni dopo. Nella stessa parrocchiale aveva ricevuto anche il sacramento della Cresima il 23.07.1938.

Entrato nella Scuola apostolica del Sacro Cuore di Albino, aveva frequentato il corso Medio-Ginnasiale negli anni 1941-1946, per recarsi poi ad Albisola per l’anno di noviziato e la prima professione che aveva emesso il 29.09.1947.

Fatti gli sudi liceali  tra Foligno (1947-48) e Monza (1948-1951), aveva frequentato quelli teologici  a Bologna (1953-1957), dove aveva ricevuto l’ordine del diaconato il 17.03.1956 (Basilica di S. Francesco), ed era stato ordinato presbitero nella cappella dello Studentato delle Missioni il 22 settembre 1956 da mons. Gilberto Baroni, all’epoca ausiliare del cardinale Giacomo Lercaro.

Destinato alla Regione Argentina, era partito per raggiungerla il 22 ottobre 1957. Il Cor Unum n. 5/1957, in data di Novembre, nella didascalia di una foto che lo ritrae con altri  missionari in partenza per varie destinazioni, precisava che per l’Argentina erano partiti, con la motonave spagnola Cabo San Roque, i «RR. PP. Marella Carlo, Martini Gino Giovanni, Pellicioli Mario Martyino; con  loro c’era il R. P. Emanuele Tritta di ritorno in Argentina dopo un breve periodo di risposo in Italia».

In Argentina, a Maciel, ricevette come primo impegno quello di prefetto degli studi, avendo come colleghi di comunità i padri Galante, Largher, Cappellaro e Martini.

In occasione della sua vista Canonica, poco tempo dopo, il P. Olivieno Ghirardi annotava riguardo a questa casa di formazione che vi era superiore il Padre Salesio Manfredi, già superiore regionale e poi Provinciale in Italia, che in questo seminario, indispensabile per la vita della Congregazione in Argentina, lavoravano i PP. Largher, Martini, Cappellaro e Pellicioli, appunto.

Non deve avere amato la visibilità, il buon Padre Mario: all’interno della sua cartella personale in archivio non sono stati trovati che documenti curriculari e attestati: non lettere, non foto… se si eccettuano le due foto stampate sul Cor Unum insieme ai missionari partenti, riuniti davanti a un buffet con il Card. Lercaro, i pp. Girardi e Fogarolli o quella sulla Motonave Cabo San Roque, questa volta con p. Girardi e p. Tritta.

Sono state tante le comunità, soprattutto parrocchie, in cui ha operato in Argentina e in Uruguay: Villa Recondo (B/Aires), Parrocchia Santo Cristo (B/ Aires), Juanicò (in Uruguay), Puerto Bermejo (nel Chaco), Resistencia (parrocchia nel Chaco). Il ministero parrocchiale era stato in certo qual modo la sua specialità. Tra gli altri luoghi di sua residenza  sono da ricordare anche Montevideo, Perez e infine la Casa Provinciale di Buenos Aires II.

Rientrato in Italia, a motivo della sua salute inferma, era  rimasto per diciotto anni a Bolognano, dove è serenamente spirato all’alba del giorno 08.06.2017. Il funerale è stato celebrato a Nembro. La sepoltura è avvenuta nella Cappella mortuaria di Albino da poco restaurata perché, come annotava Sant’Agostino, «il luogo della sepoltura può stimolare un maggiore affetto e devozione nella preghiera» e nella Scrittura è lodata la pietà verso i defunti come opera di misericordia (Agostino, Sulla cura dovuta ai morti,  4, 8).


 Omelia al funerale

A commento di Rm 8,31-39 – Sal 62 – Mt 10,5-32

Carissimi, familiari, parenti e amici di p. Mario, carissimi confratelli, oggi diamo l’ultimo saluto a p. Mario. La sua vita terrena si è conclusa giovedì 8 giugno nella nostra comunità di Bolognano dove ha trascorso gli ultimi 18 anni della sua vita (dal dicembre del 1999) curato e assistito. Vorrei nuovamente e prima di tutto ringraziare i confratelli della comunità di Bolognano e tutto il personale che con competenza e dedizione si prende cura di alcuni confratelli e laici più deboli, segnati dallo scorrere degli anni e dalla malattia.

Ci stringiamo attorno a p. Mario sostenuti dalla fede in Cristo risorto in questa comunità cristiana dove p. Mario ha ricevuto il battesimo il 26 settembre 1930 e la cresima il 23 luglio 1938. Qui oggi, lo affidiamo nelle mani del Risorto.

La missione, prima, e la malattia poi, lo hanno tenuto lontano dalla sua gente che lo ha visto nascere e crescere. Ma sono certo che p. Mario ha portato sempre con sé il ricordo del suo paese e di chi lo ha aiutato anche nella sua missione.

La sua è stata una vita dedicata per molti anni alla missione: un anno dopo la sua ordinazione sacerdotale (22 settembre 1956) il 22 ottobre del 1957 è partito da Genova con la motonave spagnola Cabo san Roque alla volta dell’Argentina con altri confratelli. Argentina ed Uruguay lo hanno visto per oltre 40 anni prima formatore e poi parroco.

Ogni scelta di missione, di apertura all’altro, è giustificata prima di tutto dalla grandezza dell’amore di Dio, che spinge ogni scelta della nostra vita e che da ragione ad ogni dono di vita. In ogni condizione ci troviamo, compresa la malattia.

Con la stessa fede di Paolo nel Risorto, ripetiamo che “tutto concorre al bene di quelli che amano Dio”, che “Dio è per noi” che nulla ci “separerà dall’amore di Cristo”. Non perché siamo impermeabili alla malattia, al dolore, alla fatica, alla morte, ma perché in ogni situazione della vita restiamo amabili per il Padre.

È anche questo che come Sacerdoti del S. Cuore di Gesù vogliamo provare a testimoniare con la vita. Ogni uomo, ogni donna, in ogni situazione della vita, resta amabile per Dio. Soprattutto la nostra parte più fragile resta curabile per il Dio dell’Amore, che ha insegnato in Gesù a fare della vita un dono d’amore. È questo il segreto della Parola di Dio che anche p. Mario ha avuto in dono di poter vivere e annunciare.

«Chi ci separerà dall’amore di Cristo?» è la domanda che oggi ripetiamo e che possiamo ripeterci ogni giorno, soprattutto in questo mese di giugno dedicato al S. Cuore di Gesù. È la domanda che ci porta al centro della vita cristiana, consacrata e dehoniana.

Lo voglio ripetere ancora una volta: L’amore di Dio per me, per ogni persona è l’essenziale. L’amore per l’altro, ogni altro, è l’essenziale. L’amore ricevuto dall’altro è essenziale. “Il tuo amore vale più della vita” abbiamo pregato con il salmo 62, per questo possiamo continuare a pregare ogni giorno le parole dello stesso salmo:

“Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene”
.

Anche nel letto fatto di dolore, con umiltà, possiamo osare dire il nostro affidamento proprio perché l’amore è stato donato definitivamente e per tutti. Lo ripetiamo anche nelle situazioni segnate dalla malattia e dalla sofferenza, situazioni che non ci piacciono e non accettiamo a cuor leggero. Lo ripetiamo come “grido di fede” che sgorga dal cuore e dalla vita di chi ha cercato di fare della propria vita un dono d’amore per i fratelli nel nome di Dio.

Il dono di sé che Gesù ha compiuto con la sua vita, chiede a noi abbandono. È stato così pure per p. Mario quando ha fatto della sua vita una risposta all’invito del Vangelo che oggi è risuonato tra noi “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino”.

Noi tutti siamo chiamati e inviati nella nostra vita quotidiana a fare in modo che l’amore del Padre per ogni uomo non sia mai dimenticato e non resti parola vuota. La vita donata per amore è sorgente di vita capace di sanare le ferite personali e sociali. Questo il nostro desiderio più profondo: «diventare come il Maestro», prendendolo come termine di paragone.

Tutti, con le personali qualità e i limiti, siamo invitati a uscire verso l’altro, riconoscendo che, per quanto piccoli, e per tanti insignificanti, abbiamo un valore, come ci ricorda il Vangelo, e la vita ha una profondo significato là dove si fa dono.

P. Mario si è votato alla missione, con coraggio, nonostante le proprie paure, resistenze, difficoltà. Fino a quando la salute lo ha sostenuto.

Voglio concludere ripetendo le parole di una preghiera che come sacerdoti del S. Cuore ripetiamo ogni mattina in questo mese di giugno dedicato al S. Cuore di Gesù: “Accogli o Padre l’offerta di noi stessi e consumaci al servizio dei fratelli: non si fermi il torrente d’amore scaturito dal Cuore del Tuo Figlio, e tutte le genti bevano con gioia alla fonte della salvezza”.

Grazie p. Mario. Il Cuore amorevole di Cristo ti accolga nella sua pace. Amen.

P. Oliviero Cattani, scj
superiore provinciale


Un ricordo di p. Leonardo Zampa

Carissimo padre Oliviero, cari famigliari e compaesani di p. Mario,

a nome di tutta la Provincia argentina e di tante persone, soprattutto della regione del Chaco, che hanno vissuto e lavorato con p. Mario e che ancora oggi lo ricordano con tanto affetto, voglio ringraziare Dio per la presenza e il lavoro di p. Mario tra e per i più bisognosi e più poveri.

Nella città di Resistencia in un quartiere molto povero (Villa Inmaculada) ci sono ancora oggi molte famiglie che ricordano come padre Mario ha lavorato con loro per arrivare a realizzare il grande sogno di un tetto proprio. Della propria casa.

Testimonianze di questo genere non sono poche, anzi, sono tante e in diversi luoghi dove p. Mario ha vissuto e operato.

Ha lasciato il suo segno in questa terra; senza dubbio un segno dehoniano, per il suo grande impegno nel sociale, tra la gente più umile e debole.

Lo ricordiamo con grande affetto e chiediamo a Dio di riceverlo accanto al suo Figlio con le braccia aperte per un forte e fraterno abbraccio.

Nel cuore di Cristo

P. Leonardo Zampa

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