VIAGGIO STUDIO IN
ISRAELE
Diario della prof. Mirella Ascione
4 11 maggio 2006
3-5 febbraio 2006 |
Corso preliminare ad Albino È proprio una novità! Questa volta il viaggio non viene preparato, come tutte le altre volte, in due incontri di circa unora ma in un corso che si svolge in un intero weekend. Ed era da aspettarselo: questo non è uno dei tanti interessantissimi viaggi fatti con Fernando; questo è IL VIAGGIO per eccellenza, quello che la maggior parte di noi aspettava da anni con ansia, quello che ci porterà in Israele, nella terra di Gesù, quello che ci permetterà di stendere il nostro sguardo là dove Lui ha posato i suoi occhi, di camminare là dove Lui ha posato i suoi piedi E assaporiamo la novità sin dal primo momento; lincontro di preghiera iniziale, per i pochi presenti già il venerdì sera, non è, come di consueto, la lettura delle lodi ma la Celebrazione Eucaristica. E la Parola che il Signore ci dona sembra fatta proprio per loccasione: il Vangelo, tratto da Marco 6, ci mostra Gesù con i suoi discepoli sul lago di Tiberiade mentre guarda con tenerezza le folle (e quindi anche noi) e prova compassione per loro, quasi pecore senza pastore. Anche noi navigheremo sul lago di Tiberiade. Il sabato mattina siamo in tanti, tutte persone che parteciperanno ai primi due viaggi programmati. Fernando per prima cosa precisa lobiettivo del corso: è necessario arrivare preparati nella terra di Gesù in modo da saper collocare la Bibbia e il Vangelo in un preciso e corretto contesto geografico, storico, archeologico, culturale. Ci vengono distribuiti due fascicoli: uno, piccolo, relativo sia alla storia di Erode il Grande e dei suoi successori sia al sionismo e alla realizzazione dello stato di Israele; il secondo, più grande, eccezionale, preparato anchesso da Fernando, è pieno di cartine e di fotografie che in anticipo ci fanno conoscere i luoghi che visiteremo, che ci fanno vedere plastici, ricostruzioni, reperti Ha in copertina una fotografia a colori, fatta dallaereo, di Nazareth con sovrimpressa la frase del Salmo 121 Quale gioia quando mi dissero: "Andremo alla casa del Signore". Lo prendiamo e lo sfogliamo con non poca emozione, consapevoli dellenorme lavoro che è costato, pronti a seguire su di esso quanto ci sarà detto durante il corso e a personalizzarlo in modo che diventi per ognuno di noi un vademecum insostituibile durante il viaggio. Potremo così, una volta in Israele, sfruttare al massimo il tempo disponibile e ci sarà più facile memorizzare ed interiorizzare quanto vedremo. Fernando ci parla di Erode il Grande che regnò sulla Palestina dal 37 al 4 a.C.; non era un ebreo puro, era figlio di padre idumeo e di madre araba. Ci parla della sua abilità politica che lo portò ad essere schierato, durante la guerra civile tra Antonio ed Ottaviano, sempre con il più forte; ci parla delle importantissime costruzioni fatte a Gerusalemme e fuori di essa, della sua crudeltà, dellamore che lo legava alla prima moglie, Mariamme, che pur fece uccidere, della sua follia, della sua complessa vita familiare piena di intrighi e di delitti, dei suoi successori. Proprio sotto Erode il Grande nel 7 a.C. a Betlemme nacque Gesù. Nel 4 a.C. il figlio Archelao divenne sovrano della Giudea, della Samaria e della Idumea ma per la sua incapacità di governare dopo solo due anni fu destituito ed esiliato a Lione; venne allora creata la Provincia Romana di Giudea governata da un prefetto di nomina imperiale che risiedeva nel palazzo di Erode a Cesarea Marittima e si trasferiva a Gerusalemme, anche lì nel palazzo di Erode, in occasione delle grandi festività e quindi anche della Pasqua. Dal 26 al 36 d.C., mentre era imperatore Tiberio, il governatore della Giudea fu Ponzio Pilato, un governatore tirannico, inflessibile e crudele. Fu lui a condannare Gesù proprio nel palazzo di Erode, situato nella parte ovest della città. Erode Antipa, altro figlio di Erode il Grande, il preferito dal padre, regnò dal 4 a.C. al 36 d.C. sulla Galilea e sulla Perea; la città più importante era Tiberiade, da lui fondata nel 23 d.C., nuova capitale al posto di Sefforis. A Gerusalemme Erode Antipa possedeva un importante palazzo, quello Asmoneo, situato nella parte nord-est della città, non lontano dal Sinedrio e dal Tempio; in questo palazzo si recava durante le festività importanti. Vanaglorioso, fu lui a fare uccidere Giovanni Battista; Gesù, come riferisce Luca, lo definì volpe. Gesù fino a 30 anni visse a Nazareth da cui si andava a piedi a Sefforis, dove probabilmente studiò e dove forse lavorò come carpentiere assieme a Giuseppe; tutta la vita pubblica di Gesù si è quindi svolta sotto questo sovrano. Anche in occasione della Pasqua dellanno 30, anno della morte di Gesù, Erode Antipa era a Gerusalemme nel suo palazzo. Quel venerdì 7 aprile, appena fu giorno, come leggiamo nel Vangelo di Luca (capitoli 22 e 23), il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi, condussero Gesù al sinedrio e da qui dopo averlo interrogato lo portarono da Pilato che, saputo che era galileo, lo inviò da Erode Antipa che lo insultò, lo schernì, lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò da Pilato. Questi seguendo la volontà popolare lo condannò a morte. Caricato del braccio trasversale della croce, su cui sarebbe stato crocifisso, Gesù percorse a piedi la strada che dal Palazzo di Erode, residenza di Pilato, portava al Calvario. È questa la Via Crucis che noi faremo, non quella tradizionale che parte dalla Fortezza Antonia dove erroneamente si dice che Gesù sia stato condannato. Fernando ci dà poi qualche notizia sul tempo di Gesù: la lingua corrente era laramaico, ma molti parlavano anche il greco; nelle sinagoghe la lingua liturgica era lebraico; Gesù parlava tutte e tre queste lingue, almeno alcuni degli apostoli sapevano farsi capire anche in greco. Ci spiega anche come gli archeologi operano per ritrovare i luoghi sacri. Si procede secondo tre livelli di scavo: se sotto un edificio costruito dai crociati, scavando, si trova una costruzione di epoca bizantina e se, continuando a scavare, al di sotto di essa, si trovano reperti pre-bizantini, conservati con cura e con testimonianze di una venerazione per quel luogo, si può affermare con certezza che si tratta di un luogo sacro come ad esempio la casa di Pietro in cui Gesù visse tre anni. Dopo aver chiarito il significato del termine Sionismo, Fernando proietta la cartina del piano elaborato dallONU nel 1947 per la Palestina: colpisce quanto mal definito fosse il territorio riservato ad Israele che si insinuava in quasi tutta la sua estensione nei territori arabi; pian piano, a seguito di guerre, il territorio di Israele si è ingrandito, a danno degli arabi. I territori attualmente contesi sono a nord il Golan, al centro la Cisgiordania e a sud la striscia di Gaza; i primi due interessano il nostro viaggio. Il Golan, zona importantissima perché ricca di acqua, era parte della Siria che ora lo rivendica; il nostro programma di viaggio prevede di andare fino alle sorgenti del Giordano che si trovano nella parte settentrionale della zona contesa. Il programma di viaggio non prevede invece che ci spingiamo nella striscia di Gaza. Dopo queste notizie di carattere generale, inizia il nostro viaggio virtuale nella terra di Gesù; guidati da Fernando, che proietta e commenta le fotografie che ha accuratamente preparato per noi, vediamo le piantine e i plastici dei luoghi che visiteremo così come erano al tempo di Gesù, vediamo le ricostruzioni del Tempio di Gerusalemme ed immagini dei sacerdoti intenti alle celebrazioni sacre, vediamo la ricostruzione della casa di Pietro a Cafarnao nella quale Gesù visse nei tre anni della sua vita pubblica, vediamo la ricostruzione di una casa a due piani, trovata nel Golan, a Cazrin (di epoca bizantina) con i suoi arredi e i suoi utensili e, grazie alle parole di Fernando, ci raffiguriamo la vita che vi si svolgeva; vediamo lentrata di un ovile: due pietre verticali prive di porta (il pastore, che si sedeva tra le due pietre, era la porta); pregustiamo lemozione di percorrere al buio il tunnel di Ezechia camminando nellacqua e facendoci luce con le pile Le immagini e i commenti si susseguono per tutta la durata del corso; le ore scorrono senza che quasi ce ne accorgiamo, prendiamo appunti, arricchiamo di dati e di informazioni il fascicolo delle foto mentre sentiamo crescere sempre più forte il desiderio di andare nella Terra del Signore. Il corso si chiude con la Celebrazione Eucaristica domenicale; anche questa volta la Parola della liturgia sembra essere stata scelta proprio per noi: il Vangelo ci parla della guarigione della suocera di Pietro operata da Gesù a Cafarnao, in quella casa che noi vedremo. Quella donna malata, divorata dalla febbre e adagiata su una stuoia, rappresenta lumanità intera che le molteplici febbri (del potere, dellavere, dellegoismo, dellapparire, della droga, della violenza ) riducono ad una condizione di non vita. Gesù si avvicina, la solleva, la fa risorgere, la porta dalla non vita alla vita nuova e lei si mette subito a servirli. È questo il segno della guarigione: mettersi a disposizione dei fratelli. Questa è anche la nostra storia di uomini malati che vengono risollevati ma che a loro volta, una volta guariti, devono tendere la mano e risollevare chi è ancora divorato dalla febbre. Il corso è finito e ritorniamo alle nostre case e ai consueti impegni; mentre lascio Albino ho la sensazione di toccare quasi con mano la pace interiore che provo; in me cè una gioia profonda: tra tre mesi, dopo quattordici anni, questa volta guidata da Fernando, assieme a tanti amici che già conosco o che presto conoscerò, andrò di nuovo alla casa del Signore. |
Giovedì 4 maggio |
Orio al Serio Tel Aviv Cesarea Marittima Nazareth Finalmente! Il grande giorno è arrivato; ad Orio al Serio, dopo controlli rigorosi ma rapidi, ci imbarchiamo e via siamo in volo verso la Terra di Gesù! A Tel Aviv, sbrigate le varie pratiche burocratiche e recuperati i bagagli, troviamo ad accoglierci Fernando, abbronzato e sorridente che, come sempre, ha un saluto fraterno e festoso per ognuno di noi; è sicuramente stanco, ha appena lasciato laltro gruppo dopo otto giorni intensissimi, ma non lo dà a vedere; è contento perché siamo arrivati e perché sa quanto abbiamo desiderato visitare la Terra di Gesù accompagnati da lui. Ed ora davvero comincia il nostro cammino là dove Gesù ha posato i suoi piedi, ora cominciamo a stendere il nostro sguardo là dove ha posato i suoi occhi, ora finalmente siamo nella Terra in cui è nato, è vissuto, è morto ed è risorto. In pullman, dopo la recita del "Padre Nostro", Fernando ci ricorda gli obiettivi del viaggio: conoscere meglio Gesù per innamorarci di lui e conoscere meglio noi stessi attraverso una migliore consapevolezza delle nostre radici cristiane. Ascolteremo la sua Parola e ci riempiremo gli occhi della sua Terra; Fernando si impegnerà a fare da interprete tra Gesù di Nazareth e noi, un gruppo di discepoli che ha voluto fare un viaggio con Lui. Il nostro non sarà un viaggio né turistico né devozionale: sarà un cammino assieme a Cristo. Mentre ci dirigiamo in pullman verso Cesarea Marittima, Fernando ci parla di Jaffa, una città antichissima, costruita su uno scoglio, che aveva un piccolo porto, uno dei pochi porti della zona nei tempi antichi. Da qui Giona si è imbarcato non per Ninive, come gli aveva detto il Signore, ma per Tarsis; qui, passando tra le varie comunità cristiane nellintento di tenerle fraternamente unite nella carità, ha dimorato Pietro nella casa di Simone il conciatore di pelli, ora indicata dalla cappella con la cupoletta rossa. Per questa città, il cui nome significa bello, passava la Via Maris, che congiungeva lEgitto e la Mesopotamia; Tutmosi III la conquistò facendo nascondere i suoi soldati in ceste coperte di pani. Di Jaffa si parla negli Atti degli Apostoli: Pietro a Jaffa fece risorgere una ragazza e inoltre, una volta, mentre era sulla terrazza della casa, ebbe fame. Vide allora un lenzuolo calato dal cielo con sopra tutti gli animali, quelli puri e quelli impuri, e udì una voce che ripetutamente lo invitò a ucciderli e mangiarli. Pietro capì il messaggio che la sua intuizione aveva trasformato in immagini: come non doveva esserci distinzione tra gli animali, puri o impuri, così doveva essere anche per gli uomini, tutti figli di Dio e tutti destinati alla salvezza che non era riservata solo ai figli di Abramo. Pietro capì di dover rompere gli ormeggi e con sette discepoli si recò a Cesarea dove incontrò il centurione Cornelio che si inginocchiò davanti a lui. Pietro lo risollevò e lo battezzò insieme a tutta la sua famiglia. Questo episodio ci trasmette un importante messaggio: come in quella occasione il popolo che si riteneva depositario di tutte le benedizioni divine andò incontro ai pagani, così anche noi cristiani, depositari dellinsegnamento di Cristo, dobbiamo andare incontro ai popoli che professano altre religioni. Ed eccoci arrivati a Cesarea Marittima, che prende nome da Augusto. La costruì Erode il Grande in questa zona, resa fertile dalle piogge, in una decina danni, a partire dal 25 a.C. La città, dopo la morte di Erode, passò al figlio Archelao, che fu un sovrano dispotico e crudele e poi, per richiesta degli stessi sudditi che ne erano esasperati, fu governata direttamente da Roma che vi inviò i suoi procuratori; qui risiedeva, al tempo della vita pubblica di Gesù, Ponzio Pilato. Quindi passò in mano ai bizantini che la ampliarono quasi raddoppiandola: in quel tempo vi fiorì una importante comunità cristiana; poi cadde in mano ai musulmani, fu successivamente conquistata dai crociati e poi ripresa dai musulmani. In origine non vi era un vero e proprio porto: si trattava solo di un punto di appoggio per le navi provenienti da Tiro e Sidone; era una insenatura in cui attraccavano piccole imbarcazioni protette dalla torre di Stratone (di cui resta ben poco) che prende nome da un re di Sidone del III secolo a.C. Erode il Grande vi costruì un porto artificiale che doveva, nel suo intento, competere con il Pireo. Il porto artificiale, enorme, era tutto costruito con cemento idraulico (in una ossatura di legno, quasi una chiatta, si metteva un materiale composto di ceneri vulcaniche, tufo, terra rossa, limo amalgamati con acqua; questo materiale seccandosi diventava più leggero dellacqua. Quando era secco veniva trainato con le barche nel punto stabilito, lo si lasciava riempire di acqua e lo si faceva scendere sul fondo). Intorno al porto, diviso in tre bacini (esterno, mediano ed interno), è poi nata la città. Entriamo nel sito archeologico della città erodiana che è circondata dal muro di Erode; i bizantini la ampliarono (lepoca bizantina parte dal IV sec.) e vi costruirono anche le terme; successivamente i crociati (XI - XIII sec.) vi fecero varie costruzioni e la circondarono con possenti mura che ancora rimangono. La planimetria è molto ordinata: cardo maximus, da nord a sud, intersecato da strade parallele ad angolo retto, quartieri rettangolari con insulae di 80 metri per 80. Cè un vento forte e fastidioso. Allingresso vediamo un piede enorme proveniente da una statua di insolite dimensioni, vediamo delle statue acefale ed una di un uomo con un agnello sulle spalle. Si tratta con tutta probabilità di una statua che raffigura Ermes crioforo (portatore di ariete), ma a molti piace considerarla una rappresentazione del Buon Pastore. Presto infatti i cristiani hanno fatto la trasposizione a Cristo. Entriamo nel teatro, dallottima acustica, posto al di fuori delle mura, di fronte al mare; non è grandissimo, è costituito da sei cunei che potevano contenere 5000 spettatori. Vi si facevano anche spettacoli sullacqua; viene tuttora utilizzato per spettacoli teatrali. Dietro la scena cera una esedra sotto i cui portici si poteva conversare durante lintervallo. Si notano resti di torri costruite dai bizantini che lo avevano usato come fortezza. Di questo teatro ci parlano sia gli Atti degli Apostoli sia lo storico Giuseppe Flavio a proposito della morte di Erode Agrippa, il nipote di Erode il Grande, figlio di Aristobulo, marito di Erodiade. Agrippa aveva studiato a Roma dove era diventato grande amico di Caligola che, divenuto imperatore, gli aveva dato il regno del nonno. Agrippa, per puro calcolo politico, cominciò a perseguitare i cristiani, fece uccidere Giacomo e imprigionare Pietro. Nel cap. 12 degli Atti si legge che un Angelo del Signore lo colpì, mentre era qui nel teatro, vestito di un manto regale ed acclamato dio dal popolo; spirò poi roso dai vermi e con atroci dolori addominali, secondo il genere letterario usato nella Bibbia per la morte degli empi. Giuseppe Flavio racconta che Agrippa, entrato in teatro coperto di vesti argentate che risplendevano sotto i raggi del sole, aveva accettato le acclamazioni del popolo che lo invocavano dio, ma allimprovviso vide un gufo e sentì un dolore lancinante al ventre; morì dopo cinque giorni. Siamo ora nel posto in cui cera il giardino con peristilio del Palazzo di Erode che si protendeva nel mare al di sotto del molo sud; tra questo molo e il palazzo si trovava un piccolo porto in cui attraccavano imbarcazioni di piccole dimensioni. Era la lussuosa residenza estiva del sovrano; la piscina con acqua bassa era un acquario con pesci esotici. Fuori dal palazzo, verso est, si trovava la prigione in cui fu rinchiuso Paolo per due anni. Questo palazzo divenne la residenza dei procuratori di Roma e qui abitò anche Ponzio Pilato. Da un edificio pubblico, costruito da Pilato in onore di Tiberio, proviene la pietra calcarea, riutilizzata nella ristrutturazione della gradinata del teatro e ora al "Museo di Israele" a Gerusalemme; è importantissima per la sua iscrizione perché è lunica testimonianza archeologica che riporta il nome di Ponzio Pilato, Prefetto della Giudea. Qui ne è mostrata una copia. Sulla spiaggia era stato costruito lIppodromo lungo 300 metri e largo 50, con una spina centrale intorno a cui si facevano sette giri; conteneva 15000 spettatori e vi potevano gareggiare anche dodici bighe o sei quadrighe. Vincere in questo ippodromo dava grande prestigio. Funzionò fino allanno 120; poi ne fu costruito un altro più grande, a 400 metri dalla costa e non ancora scavato. Lungo i due Moli si trovavano i magazzini; il molo sud, più lungo, finiva con una parte parallela alla costa sulla cui estremità sorgeva il Faro a tre piani. Entrando nel porto ci si trovava di fronte il Tempio dedicato a Sebastos (Augusto) e alla dea Roma. Dietro il tempio si trovava il Foro; parallelo alla costa vi era lAcquedotto del tempo di Gesù, ben conservato, costruito da Erode di cui rimangono 400 metri; era lungo 14 km e prendeva lacqua dalle falde del monte Carmelo. Successivamente fu costruito un altro acquedotto da Adriano e poi un altro ancora dai bizantini. Fuori dalle mura, dalla parte della porta orientale, vi era lAnfiteatro, non ancora scavato. Passiamo attraverso la Cittadella crociata fatta costruire da Luigi IX, il re pio, ma anche molto credulone a cui furono fatte acquistare tante reliquie (la più celebre è la corona di spine della passione); vicino al mare vediamo, poggiate per terra, anfore ed ancore di navi affondate; passiamo sul decumano e ne vediamo i lastroni della pavimentazione. Al centro della cittadella si trovano i resti della cattedrale crociata dedicata a S. Pietro, che a Cesarea battezzò il centurione Cornelio, e a S. Paolo, che vi fu imprigionato; era stata fatta costruire da Luigi IX ma crollò prima della consacrazione per un terremoto: poggiava sugli antichi magazzini ed era priva di fondamenta adeguate. Per uscire dalla cittadella passiamo attraverso la Porta crociata e godiamo tutta la frescura del suo interno, che permane anche in piena estate; ci fermiamo ad ammirare il bel gotico dellambiente austero mentre Fernando ci spiega quanto fosse sicura quella porta: chi vi entrava lasciava scoperto il lato sinistro non protetto dallo scudo, poi bisognava girare e superare lo sbarramento di una saracinesca che veniva fatta calare dallalto mentre i difensori gettavano pietre e olio bollente Passiamo sul ponte che si trova su un fossato alto tredici metri, privo di acqua oggi come allora: le mura inclinate, su cui era difficile arrampicarsi e da cui, senza doversi sporgere, si potevano controllare gli assedianti che osassero avvicinarsi. Con il pullman andiamo a vedere quanto resta dellAcquedotto di Erode: è imponente e magnifico; se Gesù è passato da Cesarea, lha visto di sicuro perché era stato inaugurato tre anni prima della sua nascita. Siamo ora diretti a Nazareth e, durante il percorso, Fernando ci mostra i luoghi più significativi: la pianura di Meghiddo che Gesù attraversava quando andava a Gerusalemme, il monte Tabor, le montagne di Gelboe. Prima di andare in albergo ci fermiamo su uno dei petali che compongono la corolla di Nazareth per osservare dallalto la città e, guidati da Fernando, operare un piccolo miracolo: fare scomparire gli edifici moderni e ricostruire il villaggio, piccolo ed abitato dalle tribù più povere di Israele, in cui Dio si è fatto uomo. Vediamo la pianura di Meghiddo limitata dalla catena del Carmelo: chissà quante volte Gesù lha contemplata! Dal belvedere su cui ci troviamo osserviamo tutta la corolla: immaginiamo i petali privi di case e coperti di campi coltivati, immaginiamo il piccolo insediamento che si trovava dove ora ci sono la Basilica e gli edifici limitrofi Per andare a Gerusalemme ai tempi di Gesù si scendeva nella pianura, la si percorreva tutta, si attraversava il Giordano a Beit Shean, si procedeva lungo il fiume, lo si riattraversava a Gerico e da lì si saliva a Gerusalemme. A Nazareth ci sono molti cristiani e molti musulmani, ma la maggioranza è israeliana; la città si trova in territorio palestinese. Dopo cena usciamo per fare una piccola passeggiata: siamo proprio in tanti e in un clima di fraterna amicizia scendiamo lentamente verso il centro della cittadina e pian piano, quasi senza accorgercene, chiacchierando a gruppetti, arriviamo alla Basilica dellAnnunciazione. Mentre ci avviciniamo e la vediamo dallesterno tutta illuminata, risuona amplificata dagli altoparlanti la voce del muezzin. Mi sembra un segno, un segno concreto del messaggio che oggi il Signore per mezzo di Fernando, ci ha dato: il dover essere aperti al dialogo, accoglienti, bendisposti verso chi professa altre religioni, indipendentemente dallatteggiamento che hanno. La chiesa è aperta, cè il Santissimo esposto, un frate francescano ci accoglie con un sorriso Vediamo così la chiesa inferiore in una dolce penombra, in un momento di grande raccoglimento da parte di tutti i presenti e in un silenzio assoluto: è il modo più bello per chiudere questa prima giornata nel luogo in cui il Verbo si è fatto carne. |
Venerdì 5 maggio |
Nazareth Monte Tabor Cana Meghiddo Monte Carmelo Nazareth Ci siamo mossi presto stamattina: la nostra prima meta è il Monte Tabor sulla cui cima si arriva soltanto a piedi o con dei taxi ed è importante arrivare in modo da non trovare la fila né per la salita né per la discesa. Percorriamo in pullman la strada che Gesù percorse spesso a piedi per recarsi a Sefforis, la capitale della Galilea, e che percorse anche quando a 34 anni smise di fare il tekton (lo squadratore di pietre, il costruttore di case e degli arredi delle case, non propriamente un falegname) e si recò a Cafarnao. Il Tabor secondo la tradizione è il monte della trasfigurazione di Gesù, ma nella Bibbia il termine monte ha un valore simbolico: è il luogo, qualunque esso sia, in cui si entra in contatto con Dio; del resto la trasfigurazione è da intendere non come un evento concreto ma come una pagina teologica che esprime lesperienza spirituale vissuta da alcuni discepoli: capire il progetto di Dio. Quei 600 metri di altezza stanno a raffigurare la distanza tra il pensiero di Dio e quello degli uomini: in pianura contano la grandezza, lonore, la fama ma sul monte la prospettiva cambia perché è grande non chi sfrutta gli altri e si fa servire, ma chi si mette al servizio dei fratelli, chi dona tutto quello che ha. Sin dai tempi più antichi questo monte, come del resto tutti i luoghi alti ad eccezione del Sinai, era considerato un luogo sacro: sulla roccia sottostante la basilica si trovano segni del culto cananeo contro cui levarono la voce i profeti. Del monte Tabor si parla anche nellAntico Testamento in Giudici, 4: dal Tabor, su cui erano saliti per invocare laiuto divino, Debora e Barak scesero e sconfissero il crudele re Sisara con tutti i suoi carri e con tutto il suo esercito, re che opprimeva le tribù israelitiche. La cima del monte è costituita da unampia piattaforma di circa 1200 metri per 400; nel XII secolo i crociati costruirono una chiesa e un convento benedettino; nel secolo successivo i musulmani, divenuti padroni del luogo, vi costruirono una fortezza a cui si accedeva per mezzo della Porta del vento attraverso cui passa anche la strada attuale. Circa tre secoli dopo i francescani vi costruirono una chiesa ed un ospizio per i pellegrini. Saliamo sul Tabor, alto 588 metri sul livello del mare, in taxi; i pullman non possono percorrere quella strada ripida, stretta e piena di curve. Il Tabor è un monte bello, coperto di pini e di querce, da cui si gode uno splendido panorama. La strada divide in due la piattaforma che si trova sulla cima: la parte a sinistra è proprietà dei greci ortodossi, quella a destra è dei francescani. Sul piazzale sorge la Basilica, costruita dallarchitetto italiano Barluzzi nel 1924; la sua struttura esteriore con le due torri laterali raffigura le tre tende: una per Gesù, una per Mosè ed una per Elia. Le sue campane sono state fuse a Bassano del Grappa e mentre noi ci avviciniamo alla chiesa suonano a distesa. Linterno è a tre navate; il mosaico dellabside, sotto cui si trova la cripta, raffigura Gesù, Mosè (a sinistra), Elia e i tre discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Nella cripta sono raffigurate le quattro trasfigurazioni di Dio: Dio che si trasforma in un bambino (è il Natale); Dio che si fa pane per alimentarci di vita (è lEucarestia); Dio che si fa agnello immolato (è il dono di tutto se stesso); Dio che trasforma la morte in vita (è la Resurrezione, è il passaggio dalla oscurità della tomba alla luce della Pasqua). Fernando legge il brano di Matteo che parla della trasfigurazione di Gesù e si sofferma sul grande timore da cui furono presi i discepoli: anche noi, ancorati ai valori della pianura, di fronte alla proposta che viene dal cielo siamo colti dal grande timore di perdere le opportunità che la pianura ci offre, di perdere la nostra vita. Ma ecco che ci aiuta e ci sostiene la fede, quella vera e non la religiosità con cui chiediamo di realizzare i nostri progetti e i nostri idoli: Dio ci risolleva, ci prende per mano e ci conduce alla conversione del cuore. A fianco della chiesa cè la Grotta detta di Melchisedek dove la tradizione dice che Abramo abbia incontrato appunto quel misterioso re e sacerdote che gli offrì pane e vino. Ci portiamo sul belvedere a destra della chiesa ed ammiriamo lo splendido panorama della pianura di Izsreel; vediamo Naim e Fernando ci spiga il significato dellepisodio evangelico lì ambientato: il corteo funebre in cui si imbatte Gesù rappresenta la nostra vita, la nostra umanità. Possiamo trasformare il mondo in un luogo di delizie (Naim in ebraico significa delizioso), ma un giorno queste hanno fine. La vita dellumanità è dunque un corteo verso il sepolcro? Lo sarebbe se questo corteo non avesse incontrato il Signore, il Risorto. Riprendiamo i taxi senza fare file: siamo stati i primi a salire ed ora siamo i primi a scendere. In pullman Fernando ci legge lultimo brano del Vangelo di Matteo, quello che parla dellapparizione del Risorto in Galilea e della missione universale affidata agli Apostoli, che si chiude con le parole: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. È il messaggio di speranza che il Signore stamattina ci dona: dopo lesperienza del monte dobbiamo scendere di nuovo in pianura, ma dobbiamo farlo senza timore: il Signore scende con noi e rimane con noi. È questa lAscensione di Gesù che Matteo ci presenta: non la salita verso il cielo ma la discesa verso la pianura dove si trova lumanità tutta. Facciamo una breve sosta, più per devozione che per motivazioni archeologiche, a Cana di Galilea: la tradizione dice che qui Gesù compì il suo primo segno, ma più probabilmente la Cana del tempo di Gesù si trovava nella pianura di Netofa, un po più a nord. Allingresso della città venendo da Nazareth cè una fontana; anche al tempo di Gesù quella sorgente erogava la sua acqua e sicuramente Gesù nei suoi spostamenti ci si fermava. Sulla strada principale si trovano due chiese: la Chiesa greco-ortodossa al cui interno si conservano due grandi giare di pietra considerate per tradizione quelle del miracolo e la Chiesa latina, con la cupola rossa, che i francescani edificarono alla fine del XIX secolo su un precedente edificio sacro. Cè anche una Cappella dedicata a Natanaele, lapostolo che, quando Filippo gli annunciò di aver trovato colui di cui avevano scritto Mosè e i Profeti, disse: Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono? ricevendo la risposta: Vieni e vedi. Ci incamminiamo verso la chiesa cattolica passando tra negozi e negozietti che vendono ogni tipo di souvenir, rosari, oggetti vari, vino di Cana e persino corone di spine. Fernando legge il brano di Giovanni relativo al segno di Cana e lo commenta: quando Gesù inizia la sua vita pubblica ed arriva nel mondo il messaggio nuovo, finisce la religione precettistica delle giare che non dà gioia; lacqua delle purificazioni è trasformata in vino che dà gioia. Le giare vuote si riempiono dell acqua che indica lo Spirito di Cristo e inizia un rapporto nuovo e sereno con Dio, con la natura e con i fratelli. Entriamo nella chiesa: degne di nota sono una iscrizione su un mosaico in lingua aramaica (si tratta di una benedizione per gli artefici del mosaico), probabilmente proveniente da una sinagoga, e una anfora antica posta nella cripta a ricordo delle sei anfore del miracolo. Dal pullman, diretti a Nazareth, Fernando ci indica ciò che resta (una collinetta verde con in cima una costruzione cubica: solo lui potrebbe riconoscerla!) di Sefforis, lantica capitale (poi sostituita da Tiberiade) ricostruita da Erode Antipa quando Gesù aveva circa dodici anni; vi avevano lavorato tutti i tektones della zona, con tutta probabilità anche Giuseppe. Sefforis, che in ebraico significa passerotto, distava da Nazareth circa 7 chilometri; a Sefforis cerano la scuola che Gesù probabilmente frequentò, il tribunale, due mercati, la banca (tutte cose di cui si parla nelle parabole); vi vivevano molti stranieri e forse, dalle esperienze fatte da Gesù in questa città, si è formata la sua apertura mentale nei confronti dei pagani. Nazareth, il cui nome etimologicamente significa la fiorita, la corolla di fiori, ai tempi di Gesù era un paesello insignificante, privo di mura, abitato da circa trecento persone; a piedi, percorrendo un sentiero, si arrivava a Sefforis, la città più importante. Due erano le fontane a quei tempi: una molto vicina alla casa di Gesù, che però erogava pochissima acqua, una distante circa 800 metri, che ne era invece ricca; era compito delle donne e dei ragazzi andare ad attingere lacqua. È qui, a Nazareth, che langelo Gabriele fu mandato ad annunciare a Maria il concepimento di Gesù, è qui che Gesù è cresciuto ed è vissuto fino allinizio della sua vita pubblica. La prima comunità giudeo-cristiana del posto trasformò ben presto la casa di Maria in una sinagoga-chiesa che, nel V secolo ad opera dei bizantini, fu sostituita da una basilica a tre navate con accanto un piccolo convento. La grotta non venne inglobata nella basilica: vi si accedeva per mezzo di una scala. NellXI secolo i crociati, inglobando la grotta, costruirono la loro Cattedrale (ben più grande della chiesa bizantina) che venne distrutta allorché i crociati furono definitivamente sconfitti. Nel XVIII secolo i francescani costruirono la Chiesa Francescana, orientandola sulla grotta che venne incorporata in una cripta sotto laltare maggiore: sul piccolo altare della grotta, che è ancora quello francescano, si legge Verbum caro hic factum est (qui il Verbo si fece carne). A metà del secolo scorso questa chiesa fu demolita e al suo posto venne edificata lattuale Basilica. La costruzione della Basilica dellAnnunciazione fu preceduta da una importante ricerca archeologica in tutta la zona in cui nel tempo erano state fatte le varie costruzioni: fu portato alla luce il tracciato della chiesa crociata, poi quello della chiesa bizantina, al di sotto del quale furono trovati i resti della sinagoga-chiesa giudeo-cristiana davanti alla quale si trovò anche una vasca battesimale di epoca anteriore alla sinagoga. Si vide che il pavimento musivo della Basilica bizantina poggiava su un terrapieno formato, in parte, da tronchi di colonne, resti di capitelli, parti di archi cioè su elementi di un edificio anteriore. Furono anche trovati intonaci sui quali alcuni pellegrini, a volte con mano inesperta, avevano inciso il proprio nome o quello dei propri cari; altri avevano inciso simboli giudei-cristiani e alcune iscrizioni come BELLA RAGAZZA (in armeno), SUL SANTO LUOGO DI MARIA HO SCRITTO e XE MAPIA, Ave Maria, in greco. Fu evidente che il luogo era stato oggetto di particolare venerazione sin dagli albori del cristianesimo: la casa di Maria fu senza dubbio il primo santuario cristiano di Nazareth; poi, quando labitazione sparì per cedere il posto alla chiesa-sinagoga, la venerazione si spostò sulla grotta adiacente. Questo è sicuramente un luogo sacro e non una localizzazione. Vicino cera unaltra grotta, sempre della famiglia di Gesù, la Grotta di Conone con un altare in onore del martire Conone, condannato a morte in Panfilia nel III secolo. In questa grotta si svolgevano i riti prebattesimali: i catecumeni si spogliavano delluomo vecchio (si toglievano abiti e calzari), si rivestivano di luce (prendevano in mano una lampada accesa), ricevevano lUnzione con lOlio dei Catecumeni. In processione venivano condotti verso il battistero, scendevano nella vasca per mezzo di una scala con sette gradini (che in discesa indicavano i sette peccati capitali), si immergevano nellacqua del bacino, risalivano i sette gradini della scala cosmica (che in salita indicavano le sette virtù teologali); allora il Vescovo faceva cadere sulla loro lingua una goccia di latte e una di miele; ricevevano poi la forza dello Spirito Santo attraverso lUnzione con il Sacro Crisma, venivano coperti con una tunica nuova e coronati con una corona di fiori. Passavano poi davanti al Mosaico della Corona, meditavano sul suo simbolismo ed entravano infine in chiesa. Questo mosaico è composto di due parti: il quadrilatero inferiore è attraversato da diagonali e rappresenta il Paradiso terrestre (quasi un vestibolo per entrare nel Paradiso di Dio); le due croci rappresentano lalbero della vita e quello della conoscenza del bene e del male, da non toccare, i sei rettangolini raffigurano i cherubini posti a guardia del Paradiso; nel rettangolo superiore, allinterno della cornice, si vedono i tre cerchi concentrici che rappresentano la Trinità con al centro la croce Xirò, Cristo Risorto; sopra e sotto vi sono i simboli delle acque ad indicare il Paradiso; ai quattro angoli vi sono quattro croci che stanno ad indicare le quattro parti del mondo che si rivolgono verso Cristo: stanno a significare che tutto il mondo sarà salvo. Lattuale Basilica, costruita su disegno dellarchitetto Muzio, venne consacrata nel 1969; la sua cupola ha il disegno di un fiore capovolto, un fiore che ha le sue radici in cielo e non sulla terra. Allinterno si trovano due chiese sovrapposte: quella inferiore intorno alla grotta e quella superiore. Nella chiesa inferiore si respira un profondo misticismo; questo è un luogo sacro sicuro: qui è cominciata lUmanità del Signore. Labside centrale è dedicata allAnnuncio dellIncarnazione, a destra si trova la cappella dedicata allarcangelo Gabriele, a sinistra quella dedicata ai SS. Gioacchino ed Anna; la parete inferiore del muro perimetrale dietro la grotta è di epoca crociata; un muro adattato a sedile intorno allaltare centrale è di epoca bizantina; allinterno di quella che era la chiesa francescana si trovano la sacra grotta, il battistero giudeo-cristiano e la grotta di Conone. Laltare, posto proprio davanti alla grotta, è detto laltare delle concelebrazioni. La sacra grotta in realtà non era la casa vera e propria ma era la grotta che stava sotto la casa o adiacente ad essa; vi si conservavano lolio, il vino, le anfore del grano: Maria vi è sicuramente entrata. Le due colonne di granito che si vedono vi furono poste in epoca crociata per sostenere il peso delledificio soprastante e passano attraverso il tetto della grotta stessa; la scala sul fondo fu fatta dai francescani. La chiesa superiore è dominata dalla magnifica cupola alta 40 metri; il mosaico che sovrasta laltare maggiore, in marmo rosso a forma di barca, è dedicato alla Madonna, Mater Ecclesiae: al centro cè Cristo con accanto S. Pietro e la Vergine incoronata, circondati dalla Chiesa in cammino verso Cristo. Sulle pareti laterali ci sono numerosi pannelli con la raffigurazione di Maria fatti in vari paesi del mondo. La nostra visita comincia dal Museo. Durante gli scavi si è visto che il luogo era stato abitato sin dal 1000 a.C.; nelle vetrine sono esposti reperti antichissimi. Vediamo i graffiti in onore della Madonna e cinque capitelli di epoca crociata, di fattura magnifica, con raffigurazioni di episodi tratti dai Vangeli canonici e da quelli apocrifi: dovevano essere posizionati su colonne antistanti la grotta, ma non furono mai usati perché quando i crociati furono sconfitti la chiesa venne distrutta. Gli scavi hanno inoltre portato alla luce lantico villaggio, di piccole dimensioni, abitato ai tempi di Gesù. Le grotte e i vari reperti (frantoi, piccole mole, vasi per lolio e per il vino) testimoniano la semplice e povera vita della comunità che vi viveva. Particolarmente interessante la grotta del tempo di Gesù che è vicinissima a quella di Maria e non lontana da quella di Giuseppe; Gesù vi è entrato di sicuro: nei villaggi del tempo la vita era abbastanza comunitaria e i bambini, giocando, passavano da una casa allaltra. Questa grotta aiuta a capire il brano evangelico che ci parla della nascita di Gesù a Betlemme: per loro cera posto solo nella stalla. In realtà nella piccola stanza che costituiva labitazione (vi dormiva una famiglia anche con sette o otto figli riempiendo tutto lo spazio disponibile) una donna, così in mezzo a tutti, non avrebbe potuto partorire; i bambini venivano fatti nascere nella grotta, cioè nella parte più interna della casa che fungeva anche da stalla. Anche la Madonna, colta dalle doglie del parto, venne accompagnata nella grotta. Ci fermiamo, non senza emozione, ad osservare questa casa; il nostro sguardo la avvolge e cerca di coglierne i particolari: ecco lingresso, ecco il forno per il pane che probabilmente serviva per più famiglie, ecco i buchi per i ganci a cui si legavano gli animali, ecco la stanza in cui la famiglia viveva e in cui anche Gesù è entrato ed ha giocato, ecco la grotta in cui stavano gli animali e in cui chissà quanti bambini sono nati Visitiamo prima la Basilica superiore e poi quella inferiore; sul grande Altare delle concelebrazioni antistante la sacra grotta sta terminando la Celebrazione Eucaristica di un gruppo e così abbiamo libero accesso al luogo in cui è iniziata lIncarnazione di Gesù. Dallalto vediamo il battistero, il mosaico della Corona, la grotta di Conone Siamo fuori dalla Basilica e, prima della visita della chiesa di San Giuseppe, Fernando ci parla di Maria e di Giuseppe. Secondo le abitudini del tempo due giovani, dopo essersi sposati, continuavano a vivere per un anno ciascuno nella propria casa, senza conoscersi in senso biblico. Al termine di questo anno la sposa veniva accompagnata con fiaccole alla casa dello sposo e cominciava la loro convivenza. Fu durante questo anno che Maria, appena quattordicenne, capì la vocazione che le veniva dallalto sconvolgendo tutti i progetti di vita che aveva fatto con Giuseppe allora diciottenne. Il loro fu tutto un percorso interiore, certamente non facile, che li portò a dire ciascuno il proprio sì a Dio. Fernando legge il brano di Luca relativo allAnnunciazione, che non è certo cronaca; Maria diventa il simbolo dellumanità intera, a tal punto amata dal Signore che si è fatto uomo venendo a condividere le nostre esperienze, i nostri enigmi, tutta la nostra condizione umana con le sue gioie e i suoi dolori Lo ascoltiamo attenti con lo sguardo rivolto alla casa di Maria e con alle spalle quella di San Giuseppe. Entriamo nella Chiesa di S. Giuseppe; la tradizione dice che si trova su quella che era stata la casa di Giuseppe: luogo della nutrizione di Gesù, ove Gesù crebbe e visse la sua vita nascosta. La chiesa, a tre navate sovrastate da un soffitto in legno pregiato, ha un pavimento su due livelli: il primo va dallentrata fino a metà chiesa, il secondo, di un metro e mezzo più alto, copre la cripta a cui si accede da due scalinate che partono dalle navate laterali. Nella cripta si trova un battistero molto importante, ricco di segni dal valore simbolico, assai simile ma meglio conservato di quello della basilica inferiore: ci sono i sette gradini, il canaletto tracciato sul pavimento indica il fiume Giordano in cui Cristo era stato battezzato, sul mosaico (diviso in sei caselle che rappresentano i cori degli angeli) posto sul fondo della vasca è incastonata una pietra scura che simboleggia Cristo, pietra angolare della Chiesa. Il battezzando entrava nella vasca assistito dagli angeli, attraversava il Giordano, risaliva e diveniva pietra viva del nuovo Tempio Nellabside centrale è raffigurata La Sacra Famiglia e in quelle laterali vediamo Giuseppe che riceve in sogno lannuncio dellAngelo e la sua morte tra Gesù e Maria. Ci rechiamo poi alla Sorgente della Vergine: i Vangeli apocrifi narrano che lArcangelo Gabriele apparve a Maria mentre era alla sorgente; spaventata Maria si rifugiò a casa dove ricevette lannuncio della Incarnazione. La sorgente sgorga sotto la chiesa ortodossa di San Gabriele e attraverso un canale sotterraneo arriva alla fontana. A questa sorgente venivano ad attingere lacqua (lavoro in genere svolto dalle donne e dai bambini) Maria o Gesù. Siamo a fine mattinata e la chiesa è ormai chiusa; ci sediamo al suo esterno e Fernando ci descrive la sorgente e ci parla di Maria. La madre di Gesù era stata chiamata Maria (che significa elevata, principessa) dai suoi genitori, in cielo era conosciuta come lamata da Dio, come rivelano le parole dellAngelo, la comunità cristiana primitiva la chiamò serva del Signore, attribuendole il il tidolo di serva che nella Bibbia è riservato ai più grandi uomini di Dio, Mosè, Elia, i profeti. Ci racconta anche che il Pellegrino di Piacenza, vissuto nel VI secolo, ha lasciato scritto che le donne di Nazareth erano particolarmente belle per una grazia concessa dalla Madonna. Ma ecco che il guardiano, che evidentemente ci ha visto, fidando nella mancia che poi effettivamente avrà, arriva e ci apre la chiesa. Ammiriamo la splendida iconostasi, scendiamo alla sorgente presso cui lArcangelo Gabriele, secondo una leggenda medievale, avrebbe perso una piuma e vediamo il pozzo. Dopo pranzo partiamo alla volta di Meghiddo, uno dei siti archeologici più importanti di Israele, che si trova in una pianura fertilissima in cui passava la Via Maris, una pianura bagnata dal sangue di tante guerre, di tante battaglie; qui, allepoca dei Giudici si svolse la battaglia di Barak contro Sisara (Giudici, 4), qui è morto il pio re Giosia, nel 609 a.C. (2 Cronache, 35), qui si è svolta la rivolta di Ieu (2 Re, 9); in questo luogo ha combattuto anche Napoleone. Salomone fece di questo luogo una grande fortezza (X sec.a.C.), nel secolo successivo il re Acab fece fare numerose nuove costruzioni e dette a Meghiddo la sistemazione definitiva. A nord-ovest di Meghiddo si trova il Monte Carmelo; la città sorgeva su una collinetta allo sbocco di uno dei tre passi che permettono di attraversarlo: il passo Araùna, percorribile in alcuni punti solo in fila indiana. La città era imprendibile; riuscì a conquistarla Tutmosis III (XV sec a.C.) ma con un inganno: aveva mandato delle truppe agli altri due passi, come se volesse passare attraverso di essi, e, quando con il grosso dellesercito era arrivato dal passo Araùna, aveva colto di sorpresa gli avversari che dovettero chiudere le porte così in fretta che molti soldati rimasero fuori e dovettero essere tirati su con le corde. Si pensava che questo sarebbe stato il luogo del giudizio universale. Ai tempi di Gesù non vi era traccia della città, interamente coperta da un tell. Numerose città (almeno una ventina) si sono succedute luna sullaltra proprio a causa della posizione strategica del posto. Nel Museo vediamo il grande plastico che ha anche delle parti mobili per illustrare meglio i diversi livelli del sito archeologico: la Porta triplice, "a tenaglia", dellepoca di Acab, era fatta in modo che gli invasori offrissero ai difensori il lato sinistro, non protetto dallo scudo; la Scala in pietra portava ad una riserva dacqua posta allesterno della cittadella. Il Palazzo di Acab, detto anche di Salomone, aveva accanto un grande Silos per il grano, profondo sette metri e con un diametro di dodici; nei pressi vi erano le cosiddette "Scuderie di Salomone", che in realtà sono anchesse dellepoca di Acab. Si trattava in effetti di magazzini o alloggi per i soldati e quelli che sembravano abbeveratoi erano depositi dei viveri; infatti gli archeologi non hanno trovato traccia di anidride solforosa, presente negli escrementi dei cavalli. Nella parte alta, ad ovest del palazzo, si trova la zona dei Templi in cui si facevano sacrifici sin dai tempi più antichi; alcuni templi risalivano ai primi faraoni. Più ad est si trova il grande Pozzo verticale, profondo circa 30 metri; scendendo 182 gradini scavati nella roccia, alcuni ancora originali, si arriva sul fondo del pozzo e, percorrendo il Tunnel di Acab, su cui si vedono ancora i colpi di piccone, lungo 62 metri e alto 2, si arriva alla sorgente, che era posta fuori dalle mura e che era stata coperta. Tali lavori erano stati fatti per assicurare lapprovvigionamento idrico alla città anche in caso di assedio. Il Palazzo quadrato, forse sede del comandante della fortezza è detto palazzo degli avori per le numerose piastre di avorio, sempre del tempo di Acab, che ricoprivano gli arredi e che testimoniano una grande ricchezza. . Visitiamo il sito, vediamo i resti della porta di Acab, veramente imponenti, ci fermiamo sul belvedere che domina la pianura di Esdrelon per godere della splendida veduta. Fernando legge i brani relativi alla morte di Giosia e alla rivolta di Ieu; guardiamo dallalto il luogo sacro che si trova a un livello ben più basso; vediamo il silos che aveva due scale a spirale: una per scendere e una per salire; passiamo accanto a quelle che erano state considerate stalle e vediamo quelli che si pensava fossero abbeveratoi; scendiamo i 182 gradini, percorriamo il tunnel sotterraneo ed usciamo allaria aperta dove cè una polla dacqua. Siamo ora sul Monte Carmelo, il cui nome significa giardino: domina Haifa e divide la pianura di Esdrelon dalla Samaria. Fu considerato luogo sacro sin dai tempi più antichi; Elia lo scelse come baluardo del monoteismo allorché si scagliò contro lidolatria portata da Gezabele, la sposa di origine fenicia di Acab, che aveva diffuso in Israele il culto di Baal. Sulla vetta più alta del monte, località detta el Muhrakha (in arabo il sacrificio), si trova il convento carmelitano costruito a ricordo dellaltare eretto da Elia contro quello in onore di Baal. Cè una statua di Elia che trafigge con una spada di fuoco, come di fuoco era la sua parola, un profeta di Baal. Saliamo sul belvedere: il panorama che si gode da qui è magnifico. Fernando legge dai capitoli 18 e 19 di 1 Re lepisodio relativo alla sfida tra Elia e i 400 profeti di Baal e lepisodio della fuga di Elia verso lOreb per sfuggire allira di Gezabele: linvito dellAngelo ad alzarsi e a mangiare, lincontro con il Signore che si rivela non nel vento impetuoso, non nel terremoto, non nel fuoco ma nel mormorio di un vento leggero. Da qui scendiamo verso il Santuario detto Stella Maris; la chiesa, della prima metà dellOttocento, è a croce greca; il suo interno è tutto in marmo bianco. Fernando legge il brano della vocazione di Elia (1 Re, 17): Vattene di qui, dirigiti verso oriente, nasconditi presso il torrente Cherit Lì egli beveva lacqua del torrente e i corvi gli portavano il cibo. Questo brano ci trasmette un messaggio: anche noi dobbiamo recarci dove vuole il Signore: anche noi dobbiamo lasciare la pianura ed andare ad Oriente, verso Cristo, sostenuti dallacqua della sua parola e dal pane che è Cristo stesso. Ci avviciniamo alla Grotta di Elia che si trova nella parte inferiore della chiesa; la tradizione dice che la roccia che funge da altare sia stata il giaciglio del profeta. A sinistra dellaltare cè un grande tavolo di metallo pieno di candeline accese. Ancora oggi le donne, sia arabe che cristiane, portano i loro bambini in questa grotta per affidarli alla protezione del profeta: li poggiano sullaltare per evitare che si appoggino agli idoli. Fuori dalla chiesa cè una piccola piramide: vi sono stati sepolti sia i frati massacrati da Napoleone sia i soldati morti combattendo. Davanti alla chiesa, impassibile ed immobile tra il passare della gente, quasi a guardia della piccola piramide, si gode i raggi ormai bassi del sole un gatto nero dalla lunga coda e dal pelo lucido. Ci affacciamo al belvedere che domina Haifa: la baia è splendida, quasi accarezzata dalla risacca del mare che pigramente si stende sulla sabbia. In questa zona del monte Carmelo abitano i Drusi, una setta musulmana che riconosce Allah ma non Maometto; non è facile conoscere integralmente la loro dottrina perché è proibito parlarne allesterno della setta stessa. Il loro giorno festivo è il giovedì; credono nella reincarnazione che avviene subito dopo la morte. Sono dei ricchi allevatori che fino a poco tempo fa andavano vestiti in modo caratteristico; prestano servizio con un loro reggimento nellesercito ebraico. Si definiscono un popolo duro e vigoroso che non chiede amicizia ma esige rispetto. In primavera fioriscono qui, come in tutto il Medio Oriente, numerosissimi gli anemoni rossi, legati al mito di Adone, il giovane di grande bellezza che Giunone amò non ricambiata. La dea, gelosa, gli mandò contro un cinghiale che lo ferì a morte; dal suo sangue sbocciarono questi fiori di un rosso intenso. La giornata, intensissima, volge ormai al termine; risaliamo in pullman diretti a Nazareth. Lungo il tragitto passiamo davanti ad un tempio Bahai: è bello, in cima ad una collina verdeggiante che digrada dolcemente con ampie gradinate. Si ergono verso il cielo alcuni alberi di giacaranda in fiore che formano delle chiazze blu. Proprio davanti al tempio cè una stretta rotonda e lautista vi fa intorno un intero giro in modo che tutti, indipendentemente dal lato in cui sono seduti, possano ammirarlo. Fernando ci dice che la religione Bahai fu fondata in ambiente sciita nella prima metà dellOttocento e ci parla dei suoi principi fondamentali. Ripenso alle tante cose che ho visto, alle tante cose che ho sentito e soprattutto al messaggio che anche oggi il Signore ci ha donato: linvito a lasciare la pianura, a salire sul monte e poi a scendere di nuovo portando con noi i pensieri assimilati sulla montagna, senza timore perché Gesù non ci lascia soli, rimane con noi. |
Sabato 6 maggio |
Nazaret Tel Dan Sorgenti del Giordano Lago di Galilea Cafarnao Tabga Monte delle Beatitudini Nazaret Come al solito partiamo presto, anche oggi il programma è intensissimo; visiteremo lestremo nord: le sorgenti del Giordano e la zona del lago. Fernando propone una gara: vince chi riesce per primo a vedere Sefforis; ovviamente non si vince nulla ma tanto, ovviamente, il primo a vederla è proprio lui. Dopo la recita del Padre Nostro, Fernando ci parla dei due grandi pericoli che tutti noi corriamo: considerare Gesù un grande personaggio ma solo un uomo o considerarlo Dio rivestito di aspetto umano. Questultima è una pericolosa eresia iniziata già nei primi secoli, subdola perché spesso non se ne è consapevoli. Come noi Gesù è stato tentato dalla pianura ma la ha rifiutata, non è sceso, come sovente capita a noi, a compromessi cercando di adattare la proposta di Dio alle nostre esigenze e ai nostri desideri. Il suo messaggio va accettato o rifiutato, non modificato: o la pianura o il monte; non si può, come dice Elia, ballare su due piedi. Gesù, per i primi trentaquattro anni della sua vita, è vissuto a Nazareth (ed i Vangeli apocrifi parlano di questo periodo rispondendo anche a piccole curiosità e riferendo episodi che la prima comunità ha considerato non importanti), poi si è spostato a Cafarnao, dove ha dato inizio alla sua vita pubblica e per tre anni ha abitato nella casa di Pietro, che forse conosceva già. I Vangeli canonici, nati per esigenze di catechesi delle prime comunità, cominciano proprio con la sua vita pubblica. Spostandosi da Nazareth a Cafarnao, Gesù ha percorso a piedi la strada che noi oggi stiamo percorrendo in pullman. Ci dirigiamo verso la pianura di Hule: al tempo di Gesù qui cera un lago paludoso, poco profondo che rendeva la zona malarica ed inospitale; ora questa zona è bonificata, il lago è ridotto a una riserva dacqua in cui si allevano tinche, carpe ; il resto è diventato una grande pianura fertilissima e verdeggiante su cui passano in autunno stormi di uccelli migratori (pellicani, anatre, cicogne ). Durante i tre anni in cui Cafarnao fu la sua città, Gesù si spostò molte volte portandosi anche proprio dove noi ora siamo diretti, presso le sorgenti del Giordano, in terra di pagani, a Cesarea di Filippo (capitale del regno di Filippo, il terzo figlio di Erode il Grande, lo sposo di Salomè). Come si legge nel cap. 8 del Vangelo di Marco proprio sulla strada che stiamo percorrendo, avvenne il dialogo in cui Gesù chiese ai suoi discepoli: Chi dice la gente che io sia? E la risposta fu che la gente lo riteneva un grande personaggio: chi il Battista, chi Elia, chi un profeta. Era la risposta della pianura, condivisa da tanti anche oggi; solo Pietro, non per ragionamento umano ma accogliendo lispirazione divina, fece una professione di fede riconoscendo in Gesù il Cristo. Siamo arrivati a Tel Dan e al parcheggio ci viene consegnata una cartina in modo che possiamo orientarci meglio o, come dice Fernando, per evitare di perderci. Il paesaggio è dominato dallHermon, il grande monte da cui scorrono quattro fiumi in corrispondenza dei quattro punti cardinali (il Baradà, lOronte, il Giordano e il Litani), quasi immagine di Dio che distribuisce lacqua della vita ovunque. Il Giordano nasce dal monte Hermon; due sono le sue sorgenti principali: una presso Tel Dan, laltra presso Banias. Il fiume è immissario ed emissario del lago di Tiberiade; finisce il suo corso, che complessivamente si snoda in modo sinuoso con un dislivello di oltre 400 metri, nel Mar Morto. Il fiume è un confine naturale ben segnato ed è importante per questo più che per le sue acque. Scorre infatti in una zona depressa, arida e assolata che le sue acque non hanno potuto rendere fertile né è stato mai sfruttato per la navigazione: cè chi lo ha definito economicamente inutile. Le sorgenti del Giordano hanno tre rami principali: il primo, dalle acque limpidissime, lo abbiamo visto scorrere mentre eravamo in pullman; ora ci rechiamo a piedi alla sorgente centrale. Il sentiero è splendido: passerelle in legno con protezioni in ferro color marrone, eucalipti, lecci, acque limpide e spumeggianti, acque correnti e rumorose, alberi di fico e betulle, liane e rami che ostacolano il sentiero e sotto cui bisogna passare chinandosi, sassi resi scivolosi dallacqua che talora invade il sentiero, un albero, grande e possente, in posizione orizzontale, quasi sdraiato a lambire le acque Giungiamo là dove Geroboamo costruì un altare quando il regno di Israele fu diviso in due; siamo nella zona sacra di Tel Dan. Ci sediamo sui gradini del tempio. Fernando, facendo riferimento al Primo Libro dei Re, ci parla di Salomone, che viene ricordato come saggio e buono, ma che in realtà impose alle tribù del Nord tasse esosissime per mantenere la sua sfarzosa corte e le sue numerosissime donne: 700 mogli e 300 concubine. A questo punto le sue parole vengono interrotte da brusii, sorrisi, ammiccamenti Fernando aspetta pazientemente che torni il silenzio e poi riprende a parlare: ci parla della rivolta di Geroboamo, della morte di Salomone, di Roboamo suo figlio, della divisione del regno, dei templi in onore del vitello doro fatti costruire da Geroboamo a Dan e a Betel. Riprendiamo il nostro cammino; vediamo i resti di un posto di guardia e di una porta, percorriamo un tratto della strada del tempo, tutta in basalto nero, arriviamo a una seconda porta, dellepoca di Acab, possente e con quattro posti di guardia, vediamo il canopio (il trono su cui sedeva chi amministrava la giustizia) posto su un basamento in una piccola piazza, passiamo accanto alle imponenti mura di Acab, che hanno ancora una porta che faceva, come sempre, girare a sinistra in modo da offrire ai difensori il lato non protetto dallo scudo. Arriviamo ad una pozza dacqua, ombreggiata da grandi alberi, ci togliamo in molti le scarpe e immergiamo i piedi nellacqua. Qualcuno osa addentrarsi, soprattutto chi ha sandali con cui entrare in acqua; io no: ho limpressione che il fondo sia scivoloso e ho paura. Lasciamo Tel Dan, così vicino al confine siriano, e risaliamo in pullman, diretti a Banias dove sgorga la terza sorgente. Fernando legge il Salmo 1 e ci dice di ambientarlo in questa riserva: il giusto sarà come albero piantato lungo corsi dacqua Il termine Banias deriva da Pan; fu Alessandro Magno che, giunto qui, rimase colpito dalla bellezza di questo posto che gli sembrò essere il regno del dio Pan. Allora la sorgente usciva dalla grandiosa Grotta di Pan; poi, dopo un terremoto, ha cominciato sgorgare più in basso. Da qui Panias e poi la storpiatura Banias. Questa è la sorgente più bella del Giordano; nei suoi pressi il re Filippo costruì la capitale del suo regno, Cesarea di Filippo. Vediamo i resti del Tempio di Augusto, costruito da Erode nel 19 a.C. e che Gesù ha sicuramente visto; vediamo quanto rimane degli altri edifici sacri posteriori. Queste sorgenti erano infatti un luogo sacro: vi erano due templi dedicati a Zeus, uno a Pan e alle capre danzanti, uno alle capre sacre, la corte di Pan e delle Ninfe Vicino al Tempio di Augusto vi era il lussuoso palazzo in cui viveva il re Filippo con Salomè. Scendiamo alla cascata di Banias su un sentiero fiancheggiato da oleandri pieni di fiori di un rosa intenso che ben si armonizza con il giallo delle ginestre. Il luogo è davvero piacevole: spruzzi dacqua, gran senso di fresco, fragore delle acque che precipitano; tutti fanno delle foto. Ci sono vari gruppi di ebrei che vanno lì a trascorrere il sabato; siamo i soli turisti ad eccezione di qualche gruppetto di americani, forse anche loro ebrei Risaliamo in pullman diretti al Monte delle Beatitudini; siamo nel Golan, un territorio occupato; ovunque ci sono recinzioni protette dalla corrente elettrica e cartelli gialli con un triangolo rosso che avvertono di stare attenti alle mine. Attraversiamo una bellissima pianura: lorzo è stato già mietuto, si vedono grandi campi di piante verde scuro a foglia larga e coltivazioni di fiori rosa intenso, bianchi, gialli Scendiamo verso il Lago di Tiberiade che si trova a 212 metri sotto il livello del mare; è lungo 21 km, largo 11 e profondo dai 45 ai 50 metri. Lo circondano varie pianure che danno due raccolti allanno. È conosciuto anche con altri nomi: Lago di Galilea, Mare di Galilea, Mare di Genesaret (dal nome della pianura) ed anche Lago di Kinneret per la sua forma che lo fa assomigliare a unarpa. Le sue alte sponde e la sua posizione sotto il livello del mare fanno sì che frequenti siano le tempeste, brevi ma intense. Le città più importanti sono Tiberiade, Magdala, Genesaret, Cafarnao, Corazin, Betsaida (nei cui pressi arriva il Giordano), Gergesa. Ai tempi di Gesù le sponde del lago erano più abitate di oggi; si coltivava la terra, si pescava, si essiccavano i pesci. Gesù è stato in tutti questi posti, tranne Tiberiade, la nuova capitale fondata da Erode Antipa. Pranziamo nel convento di suore francescane adiacente alla cappella ottogonale del Barluzzi; la sala è piena: qui sì che ci sono molti pellegrini, tutti italiani. Dopo pranzo usciamo in giardino, siamo alti 150 metri sul lago; forse era questo il luogo appartato in cui Gesù veniva a pregare, lui che restava sempre in contatto con Dio. Il Monte delle Beatitudini è il luogo in cui è stato localizzato il Discorso della Montagna. La pellegrina Egeria, che visitò la Palestina nel 380, dopo aver descritto Tabga, parla di un monte lì vicino su cui il Signore disse le Beatitudini; in realtà il termine monte va inteso in senso biblico, come luogo che avvicina a Dio. Il luogo è molto suggestivo ed infonde una profonda pace; cè una vegetazione rigogliosa che circonda la cappella ottagonale del Barluzzi; allinterno, sugli otto lati, sono riportate le otto beatitudini. Ci sediamo su un poggio attrezzato anche per celebrarvi lEucarestia; Fernando legge e commenta il brano di Matteo. Forse Gesù non ha mai pronunciato questo discorso; le beatitudini sono probabilmente una composizione letteraria della prima comunità cristiana che ha sintetizzato la mentalità della montagna facendo riferimento allinsegnamento di Gesù. A quei tempi, per dare una esortazione, un insegnamento, si usava dire Beato senza elencare disposizioni precettistiche. Beati i poveri in spirito: non chi non ha nulla, ma chi per scelta dona tutto quello che ha, senza trattenere nulla per sé perché tutto ciò che si dona diventa amore che dura in eterno, perché è divino. Beati gli afflitti perché saranno consolati: non chi piange, ma chi è in lutto e soffre intimamente per la condizione dolorosa del mondo e attende la consolazione dello Spirito che farà sorgere un mondo nuovo. Beati i miti perché erediteranno la terra: mite è chi si impegna nella costruzione del mondo nuovo, ma ripudia come ha fatto Gesù tutti i mezzi che non sono espressione di amore: la violenza, lodio, laggressività. Beati i puri di cuore: sono puri di cuore quelli che hanno un solo Dio e non Dio e idoli assieme Beati i costruttori di pace: Dio li chiama suoi figli Fernando conclude parlandoci del Regno di Dio che non è il Paradiso, ma la condizione nuova di chi abbraccia la logica del monte: nello stesso giorno noi ci stiamo un po dentro e un po fuori. Prima di lasciare questa oasi di pace abbiamo qualche minuto per passeggiare in silenzio e meditando nel giardino tra alberi maestosi, piante curatissime e tanti fiori. Tabga, che si trova sulla strada che porta a Cafarnao, non lontano da questa città è la nostra meta; il suo nome significa Sette sorgenti ed in effetti la zona è ricca di sorgenti. Allesterno della chiesa vi sono oleandri in fiore di molti colori, ibiscus, buganvillee alte come alberi. Il Santuario della Moltiplicazione dei pani è a tre navate ed è molto importante per i suoi mosaici bizantini, ben conservati, provenienti dallantica basilica. Si tratta di mosaici nilotici, con rappresentazione di piante e animali (uccelli in coppia che simboleggiano lamore, oche, anitre, cormorani, aironi, pavoni; è rappresentata anche la lotta del serpente, simbolo del regno del male, contro gli uccelli, simbolo del regno del bene). Questi mosaici con la loro mirabile fattura sono un canto a Dio creatore e alla bellezza del creato. Cè anche un nilometro, a forma di torre divisa in sezioni: si pensava che lacqua di queste sorgenti, per via sotterranea, arrivasse direttamente dal Nilo. A ricordo del miracolo (di cui parlano tutti e quattro gli evangelisti e che la pellegrina Egeria riconobbe essere avvenuto in questo posto) cè un mosaico più tardo e meno raffinato con la rappresentazione della cesta con i pani e due pesci; i pani sono quattro, il quinto è sullaltare: è lEucarestia. Arriviamo a Cafarnao, il luogo in cui Gesù è vissuto, ospite nella casa di Pietro, durante la sua vita pubblica; è qui che ha operato tutti i suoi miracoli. Pietro in realtà si chiamava Simone: fu Gesù a dargli un nuovo nome ad indicare la pietra viva collocata sul fondamento roccioso e stabile che è Cristo stesso; questa pietra è la professione di fede fatta da Pietro. Da Nazareth la strada, in discesa, arrivava a Magdala; per percorrerla ci voleva un giornata di cammino a piedi allandata e un giorno e mezzo al ritorno; si attraversava la Valle dei Piccioni (detta anche Valle di Arbel dal nome della città ellenistica) fiancheggiata da montagne scavate da grotte e caverne in cui si erano rifugiati briganti e ribelli di Erode. Poi la strada proseguiva verso Cafarnao. A Magdala, la città di Maria Maddalena, grazie allabbassamento del livello del lago, è stata trovata una barca del tempo di Gesù; il suo proprietario doveva essere benestante. Cafarnao è diventata la città di Gesù quando, dando inizio alla sua vita pubblica, il Signore ha lasciato Nazareth. Ai tempi di Gesù, pur non essendo importante come Magdala, era una città ricca e popolosa: era proprio sul lago su cui si estendeva per circa 200 metri, aveva più di 1500 abitanti, vi passava limportantissima Via Maris (una delle tre vie principali del tempo: le altre erano la Via dei Monti e la Via dei Re) che congiungeva lEgitto con la Siria e il Medio Oriente; cera la dogana (era al confine con la Siria) e lì sedeva Matteo Levi quando Gesù, passando, lo chiamò. Le case, insulae di circa 80 metri per 80 con cortile centrale in cui abitava lintero nucleo familiare, erano semplici e modeste, ad un solo piano, con il tetto fatto di rami impastati dargilla e il pavimento a ciottolato o in terra battuta. I muri erano costruiti a secco con grosse pietre grezze di basalto, alti circa tre metri; le stanze erano piccole e ricevevano luce da basse finestre prive di vetri che davano sul cortile interno. Le varie insulae erano separate da viuzze; fuori dalle case vi erano dei sedili di pietra di basalto; possiamo immaginare Gesù seduto su una di queste pietre mentre dialogava con i pescatori parlando del regno di Dio e facendo dei paragoni presi da quel semplice contesto culturale. Sono state ritrovate grosse macine in basalto nero e presse per fare lolio risalenti al I secolo. La casa di Pietro era proprio sul lago; aveva struttura quadrangolare, era linsula della suocera di Pietro ed era lultima casa del paese. Ci abitavano Simone ed Andrea con le rispettive famiglie. La cupoletta rossa che si vede appartiene ad una chiesa ortodossa che indica dove iniziava la Cafarnao del tempo di Gesù, città che non era cinta di mura. Nei secoli scorsi si sapeva che Gesù aveva abitato a Cafarnao, ma nulla di più perché allepoca della occupazione araba, nel VII secolo, il villaggio era stato abbandonato e ogni cosa si coprì di terra. Nel 1894 i francescani di Terra Santa, che avevano capito quale era la zona in cui la tradizione collocava la casa di Pietro, acquistarono larea e la recintarono; le esplorazioni archeologiche iniziarono circa un decennio dopo. Per prima è stata trovata la Sinagoga del IV o del V secolo, facilmente riconoscibile dalla struttura; era tutta in marmo bianco, fatto venire da lontano mentre la città era tutta di basalto. Sovrastava la città, era fatta di due edifici (la sinagoga vera e propria e la scuola per gli scribi) ed era decisamente grandiosa per un borgo di pescatori: è la prova che si trattava di un posto particolarmente importante e che si voleva competere con la comunità cristiana, considerata eretica, che si radunava nella casa di Pietro. La sinagoga del tempo di Gesù era su quello stesso luogo ed è lì che è avvenuto lepisodio dellindemoniato di cui parla Marco nel cap. 1 del suo Vangelo. Da quella sinagoga Gesù è uscito, dopo aver fatto il discorso sul Pane di vita (Giovanni cap. 6), per andare alla casa di Pietro quella volta che la suocera di Pietro era ammalata. Sono stati trovati poi i resti della Basilica bizantina, risalente alla metà del V secolo, a pianta ottagonale (otto sono le beatitudini, lottavo giorno è il giorno di Pasqua): cerano due ottagoni concentrici (con al centro un pavone simbolo di immortalità) e un semiottagono; cera unabside, un battistero ad oriente, due pastòfori in cui si conservava lEucarestia (quello nord e quello sud) e delle dipendenze. Continuando a scavare, sotto i pavimenti a mosaico della basilica, sono stati trovati reperti archeologici conservati con cura straordinaria; un muro era stato protetto con opere particolari di sostegno. Questo è un luogo sacro sicuro, è la Casa di Pietro, ora coperta da una chiesa. Gli archeologi, padre Corbo in particolare che è stato sepolto proprio qui, hanno ricostruito la struttura della casa ed hanno individuato la stanza in cui risiedeva Gesù. Era la stanza centrale e mostra segni di particolare venerazione. La casa aveva due uscite: una verso il lago, laltra sul cortile a "L" di circa 84 mq da cui si usciva sul piazzale che dava sulla strada. Vicino alla porta che dava sul piazzale, in quello stesso giorno della guarigione della suocera di Pietro, venuta la sera, furono portati tutti gli ammalati e gli indemoniati perché li guarisse (Marco cap. 1). Sul cortile si aprivano le stanze abitate da Pietro e dagli altri componenti della famiglia. La prima comunità giudeocristiana utilizzò questa dimora come Domus Ecclesia; poi nel IV secolo linsula venne separata dalle altre abitazioni con un recinto sacro; fu costruito un arco nella stanza; fu abbellito il pavimento e furono adornate le pareti con decorazioni policrome e con intonaci particolari, così preziosi da essere usati solo nelle stanze dei re. Le iscrizioni in varie lingue, in greco, latino, aramaico, siriaco (invocazioni a Cristo e accenni a Pietro) testimoniano che il luogo era meta di pellegrinaggi anche da luoghi lontani. La nostra visita comincia dalla casa di Pietro: entriamo nella chiesa che la copre e ci affacciamo alla balaustra da cui si possono osservare gli scavi. Il pavimento era proprio così, con pietre di varie dimensioni non connesse: se si perdeva qualcosa era ben difficile recuperarla; gli archeologi hanno ritrovato due ami che facilmente sono stati maneggiati da un apostolo. Entriamo nella sinagoga, siamo soli e possiamo sederci tutti allombra, cosa gradita perché il sole picchia forte. Fernando, facendo riferimento al capitolo 1 di Marco, ci parla di quella giornata di Gesù a Cafarnao che possiamo così sintetizzare: preghiera pubblica e privata, in luogo chiuso e in luogo aperto, in luogo abitato e disabitato e poi Gesù cura in luogo sacro e in luogo profano, in luogo chiuso e in luogo aperto. Ciò indica che la sua attività raggiunge tutto il tempo e tutto lo spazio. Fernando ci invita a riflettere sulla nostra giornata; se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo sintonizzare la nostra giornata su quella di Gesù. Percorriamo il sentiero che si snoda tra i resti dellantico villaggio, posando con emozione lo sguardo su una grande macina e altri reperti, commossi al pensiero che su di essi ha posato il suo sguardo Gesù. A Ghinossar, dove un tempo sorgeva Magdala, ci imbarchiamo su un battello piuttosto piccolo e vecchiotto; ci siamo solo noi. Il lago è calmo e la temperatura è gradevolissima. Siamo diretti a Tiberiade. Fernando legge e commenta il brano di Marco sulla tempesta sedata: è la situazione in cui ci veniamo a trovare continuamente. Sembra che Gesù, timoniere della chiesa, dorma mentre imperversano le tempeste, ma invece il Risorto continua a guidare la nostra vita e quella del mondo intero. Saliamo in pullman, siamo diretti a Nazareth dove, nel convento delle suore di Nazaret, che si trova sulla tomba del giusto, celebreremo lEucarestia prefestiva. Durante il tragitto facciamo le prove dei canti. Ci accoglie suor Margherita, lunica italiana del convento, che ci parla del suo ordine nato in Francia, del fatto che le suore sono venute a Nazaret per educare le bambine arabe, della scoperta casuale al di sotto del convento di tombe, tra le quali ci sarebbe anche quella di San Giuseppe, durante dei lavori. Ci fa visitare, illustrandoli, gli scavi che sono molto interessanti. Ci rechiamo in chiesa dove inizia la celebrazione eucaristica della IV domenica di Pasqua; Fernando legge il Vangelo, non quello della domenica ma, visto il luogo in cui ci troviamo, il brano in cui Matteo parla del sogno di Giuseppe, dellannuncio fattogli dallAngelo, dellimposizione del nome Gesù al figlio di Dio. A differenza di Luca, Matteo ci presenta lAnnunciazione non a Maria ma a Giuseppe. E Fernando ci fa notare che la parola Gesù, che significa Dio salva, è lunica che Giuseppe pronuncia nei Vangeli. |
Domenica 7 maggio |
Nazaret Beit Shean Gerico Gerusalemme: Valle del Cedron, GeHinnon, Sittà di Davide, sorgente del Ghion, Tunnel di Ezechia, Piscina di Siloe, Tomba dei figli di Erode Anche oggi la giornata comincia prestissimo; in pullman Fernando ci parla di Beit Shean che è la nostra prima tappa. Lasciamo la Galilea e cominciamo a scendere verso la Samaria; siamo nella pianura di Yzréel, fertilissima, alla cui estremità orientale si trova Beit Shean che al tempo di Gesù si chiamava Scitopoli. Posta in una fertilissima pianura era la capitale della Decapoli (dieci città coalizzatesi a scopo difensivo) ed era lunica città della confederazione a trovarsi ad ovest del Giordano; era ricchissima di acque, vi passava la Via dei Monti e non lontano la Via Maris. Gesù sicuramente vi è passato varie volte. Vicine si ergono le montagne di Gelboè. Il posto è talmente bello che i rabbini dicevano: Se il Paradiso è sulla terra, la porta del Paradiso è Beit Shean. Il Cantico dei cantici per descrivere la bellezza della ragazza ricorre allimmagine di Beit Shean: Il tuo collo come una torre di avorio, i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn , che sono nei pressi dellantica città. Lì, sulle montagne di Gelboè (come si legge alla fine del Primo libro di Samuele) morirono eroicamente, per difendere il loro popolo, Saul e suo figlio Gionata sconfitti dai Filistei; il corpo del re venne inchiodato sulle porte di accesso di Beit Shean. In loro onore Davide compose la splendida elegia che si trova nel Secondo Libro di Samuele, cap.1, la famosa elegia dellarco. Davide poi sconfisse i Filistei e conquistò Beit Shean che permetteva di controllare la pianura. Il nome della città significa casa della dea dei serpenti ed in effetti sono state trovate varie statuette ed oggetti di culto con serpenti; lo strato più basso risale al 4500 a.C. Il tell che copriva i resti delle circa venti città succedutesi è stato scavato recentemente; la Zona archeologica è visitabile, un tempo lo era solo il teatro romano in pietre di basalto nero. Entrati nel sito ci fermiamo davanti al plastico che Fernando ci illustra: mentre parla un gatto vi salta sopra ma dopo poco se ne va. Cominciamo la visita del Teatro , dallottima acustica, costruito nel periodo dei Severi e che quindi al tempo di Gesù non cera. È composto di otto cunei, la scena era alta ventun metri ed aveva marmi policromi ai lati; vediamo la prima fila riservata ai notabili: i sedili avevano lo schienale ed un corridoio la separava dalle gradinate del popolo. Ci rechiamo ora alle Terme occidentali; sono di epoca bizantina, occupano una superficie di circa 6000 mq. Il calidarium era costituito da otto vasche molto grandi, di cui una ovale, ciascuna con riscaldamento indipendente; alcune vasche di passaggio costituivano il tepidarium, le quattro vasche del frigidarium erano a cielo aperto. Il complesso comprendeva anche una palestra con colonnato, delle esedre per massaggi, giochi, conversazioni ed anche delle sale di accoglienza. Vediamo gli ipocausti della seconda vasca, imponenti, insoliti, in pietra chiara. Vediamo dei pannelli esplicativi Into the bath e After the bath che illustrano i vari locali e le varie attività. Vediamo un frigidarium non molto grande, le latrine adiacenti, resti di mosaici e di marmi della palestra, resti delle esedre , di colonne, di capitelli decorati di foglie di acanto. Ci rechiamo ora alla Via del Palladio, che prende nome da una iscrizione su mosaico (che noi vediamo) in cui si parla di Palladio Porfirio; allentrata cera un Tetrapilo, la fiancheggiano alte colonne di cui poche hanno ancora i capitelli. È larga più di sette metri, è in pietre di basalto poste a lisca di pesce per evitare di scivolare e per non fare incastrare le ruote dei carri, a schiena dasino per assicurare il drenaggio. Ai lati della strada cera un porticato mosaicato su cui si aprivano i negozi eleganti. Vediamo basi imponenti, pezzi maestosi di colonne e resti di capitelli enormi decorati con foglie di acanto: è quanto rimane del Tempio di Nisa, la nutrice di Dionisio che il dio avrebbe sepolto qui dedicandole un tempio; aveva colonne monolite alte nove metri ma è tutto crollato nel terremoto del 749. Ci fermiamo vicino ai resti del Ninfeo e cerchiamo di immaginare come era: un emiciclo di ventitré metri in basalto coperto di marmo su cui si innalzavano due piani di colonne scanalate per una altezza di quattordici metri. Siamo ora allimbocco della Via della Valle, larga più di undici metri, seguiamo la Via di Silvano in cui notiamo un tombino con un tappo, tutto in basalto; eccoci ora di fronte alle Terme orientali. Ne stanno ricostruendo lingresso che doveva essere davvero imponente: sedici colonne enormi che dovevano specchiarsi in una vasca di acqua bassa posta davanti. Qui a Beit Shean proseguono i lavori di scavo e di sistemazione del sito; si pensa che quando saranno finiti la sua importanza supererà quella di Gerasa. Saliamo sul tell: il sentiero è ripido e assolato ed è fatto a gradini e qualcuno li conta. Sono 182. Sulla cima cè un albero morto dalla forma contorta: sembra Cristo in croce che, con le braccia levate verso lalto, invita a sollevarsi dalla pianura verso il monte. Fernando ci dice che è stato ripreso nel film di Pasolini Il Vangelo secondo Matteo. Saliamo alla Casa del governatore egiziano: ne è rimasta solo la base in pietra, le restanti strutture erano in legno. Siamo nel cortile in cui campeggiano due grandi basamenti in pietra su cui poggiavano le colonne che sostenevano il tetto. Vi è anche una statua, probabilmente di uno scriba, con la tavoletta appoggiata sulle ginocchia. Scendiamo dal tell, vediamo quella che forse era unarea sacra, una fontana con quattro teste di leone, una grande vasca di basalto, le latrine pubbliche con quaranta posti, riservate agli uomini, con colonne di marmo e pavimenti in mosaico. Ci fermiamo nel grande anfiteatro romano del II secolo d.C., dove si svolgevano i combattimenti tra i gladiatori e le belve; sono state trovate solo tre gradinate ma vi trovavano posto 7000 spettatori. Siamo ora diretti a Gerico, la città delle palme, posta in un terreno molto fertile, irrigata da una ricca sorgente dacqua, quasi unoasi nel deserto di Giuda; la zona circostante è brulla e desertica perché le montagne non fanno passare lumidità che proviene dal mare che si scarica sullaltro versante di esse. La strada fiancheggia il Giordano che scorre incassato in quella spaccatura, formatasi sei o sette milioni di anni fa, che continua poi nel Mar Morto, nel Mar Rosso, nei laghi africani. Nel Vangelo il fiume è nominato quindici volte. Questo fiume che non ha mai avuto importanza economica (nessuna città è sorta sulle sue sponde, non è guadabile, non è navigabile) nella storia di Israele ha sempre segnato il confine tra il popolo ebraico e i pagani ed ha assunto di conseguenza un significato teologico soprattutto nei riti battesimali. Il Giordano (il suo nome significa che scende da Dan) è lungo 360 chilometri, quasi uno per ogni giorno dellanno e finisce, scorrendo a zig zag, con sinuosi meandri, nel Mar Morto; in linea daria la distanza dalla sorgente è di 150 km. Plinio il Vecchio scriveva che il suo corso era così sinuoso perché il fiume non voleva arrivare a morire nel Mar Morto. Ma il sole riporta in alto, con levaporazione, le sue acque che vengono donate nuovamente alla terra come pioggia benefica e apportatrice di vita e così il fiume Giordano diventa emblema della vita delluomo il cui destino non è nelloscurità della tomba ma in alto, nellabbraccio misericordioso di Dio Il susseguirsi di palmeti ci indica che stiamo per arrivare a Gerico le cui mura, secondo il racconto biblico, furono abbattute per volere del Signore dagli squilli di tromba degli Israeliti guidati da Giosuè nel 1200 a.C. Quello della Bibbia è un racconto eziologico: in realtà le ultime mura di Gerico furono abbattute nel 1500 a.C. e non furono più ricostruite; gli Israeliti hanno trovato Gerico non fortificata e hanno detto che il Signore aveva fatto crollare le mura. Questo è il messaggio che ci viene trasmesso: attraverso la storia del popolo di Israele Dio ci mostra cosa fa per ogni uomo e ogni popolo, appianare gli ostacoli impossibili. Al tempo di Gesù il tell non era più abitato, la città era da unaltra parte. Ci troviamo ora alla Sorgente di Eliseo le cui acque cattive furono rese sane e buone miracolosamente da Eliseo versandovi del sale (2 Re, cap.2): vi sono melograni in fiore ed altri alberi rigogliosi, lacqua scorre abbondante, è limpida e potabile ed è questacqua che fa di Gerico unoasi rigogliosa. Ed ora siamo sotto un immenso sicomoro, una pianta particolare di fico che ha come frutti dei grappoli di fichi piccolissimi; per renderli commestibili bisogna pungerli con un ago per farne uscire lacido: un tempo coltivare i sicomori era un mestiere. Lalbero è recintato e ai suoi piedi cè un mosaico che raffigura lepisodio evangelico. Fernando ci legge e commenta il brano di Luca: Gesù alzò lo sguardo verso Zaccheo che lo guardava dallalto. La posizione di Gesù non è casuale, è in basso come sempre davanti a un peccatore perché per dare aiuto a chi ne ha bisogno, è necessario mettersi più in basso; solo così si dimostra amore. Siamo diretti a Gerusalemme, passiamo attraverso il deserto di Giuda che a partire dal IV secolo si popolò di monaci che, fuggiti da città ricche e corrotte, vi conducevano una vita austera ed eroica tutta dedita alla preghiera, alla unione con Dio e al lavoro. Vediamo poverissimi accampamenti di beduini, superiamo alcuni posti di blocco senza essere fermati, vediamo il muro che gli israeliani stanno costruendo: compatto, alto cinque o sei metri, grigio, fatto di grandi pannelli giustapposti. Ed ecco che ci appare Gerusalemme, città compatta tutta costruita in pietra bianca! I primi segni di questa città risalgono a 3000 anni prima di Cristo; quei primi insediamenti si trovavano nella zona successivamente detta città di Davide. Vi passava la Via dei Monti, ad oriente cera la Valle del Cedron attraversata dallomonimo torrente molto profondo, a occidente cera la valle del torrente Tyropeion, ora colmata; era una zona ben delimitata e ben protetta che aveva anche vicino una importante sorgente situata però al di fuori delle mura. Era la imprendibile città dei Gebusei che Davide riuscì a conquistare con lastuzia nel 1000 a.C.; ne fece la capitale del suo regno e sullaltura chiamata Ofel costruì il suo palazzo. Salomone la ingrandì inglobando una valletta a nord in cui cera una grotta, la grotta di Arauna, su cui, per dare unità religiosa al popolo a scopo politico, costruì il Tempio; successivamente Erode spianò del tutto la zona. Quella valletta è ora la spianata del tempio. La città si estese poi a ovest sul monte Sion (la parte più alta in cui abitavano i ricchi, in cui sorgeva il Palazzo di Erode, poi sede del prefetto di Roma, in cui cera la casa di Anna e, poco discosto, quella di Caifa), a nord e a sud, dove al confine cera la valle della Geenna. La Geenna o Valle di Hinnom, situata a sud ovest di Gerusalemme, assunse nei profeti un significato di maledizione: allepoca dei re, presso la confluenza con il Cedron, erano stati eretti altari in onore di divinità straniere su cui venivano compiuti anche sacrifici umani; qui il re Acaz, nellVIII secolo a.C., e il re Manasse, nel VII, sacrificarono a Moloch il proprio figlio. Inoltre nei pressi della sorgente Roghel venivano esercitate alcune attività maleodoranti (conciatura di pelli, tintura di panni). Per questi motivi la Geenna divenne luogo immondo, da evitare; gli scrittori apocalittici vi collocarono linferno. Anche Gesù usò la Geenna come simbolo di Inferno; ai suoi tempi la valle era diventata limmondezzaio della città (vi si accedeva dalla Porta del Letame) da cui si levava il fumo sprigionato dai rifiuti che venivano bruciati; lì erano costretti a vivere i lebbrosi. Attualmente la valle non ha più laspetto terribile dei tempi antichi: vi sono stati piantati dei grandi alberi. Alle 14,30 dopo aver pranzato, aver sistemato i bagagli nelle stanze ed esserci vestiti in modo opportuno siamo pronti per la grande avventura: percorrere il tunnel di Ezechia. Fernando ci parla della topografia della Città di Davide, della sorgente, del tunnel, della piscina di Siloe; lo ascoltiamo pregustando lesperienza un po insolita che faremo. Nella parte più a sud della valle si trovava la Sorgente del Ghihon, importantissima per il rifornimento idrico della città; si trovava però al di fuori della mura e quindi fin dai tempi più antichi si sentì lesigenza di proteggerla per evitare che in caso di assedio mancasse lacqua alla città. Intorno al 700 a.C. fu scavato il Tunnel costruito dal re Ezechia; in soli due anni, scavando da entrambe le parti e, procedendo a zig zag per scavare le rocce meno dure, le due squadre riuscirono incredibilmente ad incontrarsi. A pochi metri dalluscita del tunnel un giovane entrato per fare il bagno scorse una iscrizione importantissima, la più antica in ebraico, in cui è celebrata la conclusione del lavoro di scavo. Stranamente non viene citato però il re Ezechia. La sorgente fu coperta e mimetizzata; lacqua fu portata fino alla Piscina di Siloe (fatta costruire anchessa da Ezechia) che si trovava allinterno delle mura (circa cinquanta metri più in basso di quella che erroneamente è stata indicata dalla tradizione) alla punta estrema della città di Davide. Al tempo di Gesù si ignorava lesistenza di questo tunnel; si pensava che lacqua venisse da Siloe: fu larcheologo Robinson a scoprirlo. Durante la Festa delle Capanne, che ricordava i quarantanni trascorsi dagli ebrei sotto le tende nel deserto, i sacerdoti e il popolo si recavano in processione alla piscina di Siloe, dove (a ricordo dellacqua fatta scaturire da Mosè dalla roccia nel deserto) con una brocca doro veniva attinta lacqua che poi veniva versata sullaltare dei sacrifici. È a questa piscina che Gesù inviò il cieco nato a lavarsi gli occhi (Giovanni, cap. 9). La maggior parte del gruppo, che Fernando definisce "i forti", fa il percorso nellacqua; solo cinque, accompagnati da Vincenzo, optano per il tunnel asciutto, scavato dai cananei, quindi almeno un migliaio di anni prima di quello di Ezechia. Molti uomini sono in costume da bagno, le donne si sono organizzate con pantaloni più o meno corti da potere arrotolare; tutti hanno scarpe o ciabatte da mare da poter utilizzare nellacqua. Iniziamo il percorso ma avanziamo con molta lentezza: davanti cè un piccolo gruppo di americani che procedono molto piano; pensando che ciò sia dovuto alla mancanza di un numero adeguato di pile, Fernando passa la sua ma la situazione non cambia. Si cammina in fila per uno, lacqua arriva in genere alle ginocchia ma in qualche punto anche allinguine, loscurità è rischiarata solo dalle pile, il tunnel è basso e in molti punti è indispensabile, soprattutto per quelli alti, chinare la testa; il fondo in qualche punto è scivoloso ed ha delle buche. Il primo della fila è Fernando. Malgrado io in genere soffra un po di claustrofobia, trovo lesperienza piacevole e divertente e sono così contenta che non mi rendo neanche conto che lacqua è fredda. Impieghiamo circa quaranta minuti per percorrere tutto il tunnel e quando veniamo fuori ci rendiamo conto del perché si avanzava con tanta lentezza: davanti cera una signora anziana, in gonna lunga, che camminava appoggiandosi a due bastoni canadesi. La guardiamo stupiti e provo un brivido: il tunnel è tale che se qualcuno si fa male è ben difficile soccorrerlo e se si resta bloccati specialmente in un punto in cui il soffitto è basso meglio non pensarci! Ci ritroviamo tutti alluscita del tunnel, stiamo tutti benissimo, ma qualcuno è molto bagnato, quasi fino in vita, qualcuno ha avuto paura, a qualcuno si sono rotte le ciabatte, lultimo dei nostri si sentiva ogni tanto sfiorare dai mitra di un gruppo di militari israeliani che camminavano dietro di lui. Torniamo al pullman e le donne prudenti, che avevano portato per sicurezza qualche pareo o una gonna in più, li prestano a quelle che si erano maggiormente bagnate. Io sono asciuttissima; è vero che avevo arrotolato molto bene i pantaloni legandoli anche con dei laccetti, ma ugualmente stupisce il fatto che, pur essendo bassa, non ho neanche qualche schizzo: qualcuno mi chiede se per caso non ho camminato sulle acque. Il cancello che permette di accedere alla vera piscina di Siloe è aperto e ne approfittiamo per entrare: sono stati scavati solo tre gradini, non si sa ancora quanto la piscina fosse grande: intorno alla vasca cè un gruppo di persone e quindi pensiamo di non aver fatto nulla di irregolare ma arriva adiratissimo il guardiano che ci allontana in malo modo. Pare che quel gruppo abbia un permesso speciale. Risaliamo in pullman e costeggiamo le mura fatte da Solimano (XVI sec.), vediamo il mulino a vento simbolo degli ebrei tornati in Israele, chiamato Mulino Montefiori dal nome di uno dei fautori del ritorno degli ebrei da ogni parte del mondo. I primi che erano tornati lo avevano costruito per macinare il grano; ora non si usa più ma è stato lasciato come simbolo. Passiamo davanti alla Casa dei Gesuiti, ci fermiamo in un giardino in zona cristiana davanti al monte Sion. Lì vediamo lanticamera di una tomba scavata nella roccia: è la Tomba dei figli di Erode, una tomba tipica del I secolo, con lentrata chiusa da una grande e pesantissima ruota ben conservata. Sotto, nelle camere sepolcrali, ci sono cinque o sei tombe, sia ad arcosolio (cioè a letto sepolcrale sormontato da un arco) sia a kukim, cioè a loculo in cui si infilava la salma Dopo aver fatto un giro in pullman lungo le mura della città vecchia, ci fermiamo nella parte alta del monte degli Ulivi e ci sediamo su una gradinata a forma di anfiteatro che domina Gerusalemme dallalto. Soffia un vento forte, fastidioso ed anche fresco; molti hanno ancora addosso abiti umidi o addirittura bagnati e così la sosta, utile per chiarire ulteriormente la topografia di Gerusalemme, è più breve del previsto. Ripenso alla giornata che ho vissuto, alle cose che ho visto, alle parole che ho ascoltato e mi tornano in mente soprattutto due cose: il fatto che Dio appiana per le sue creature anche gli ostacoli impossibili e lo sguardo di Gesù rivolto dal basso verso lalto a Zaccheo, un peccatore. |
Lunedì 8 maggio |
Gerusalemme: Spianata del tempio, Cupola della roccia, Moschea di El Aqsa, Muro Occidentale, Woll Museum, Casa bruciata, Getzemani, S. Pietro in Gallicantu, Porta di Jaffa, Pretorio di Pilato, Basilica del S. Sepolcro La mattinata di oggi sarà dedicata alla visita della spianata del tempio, il pomeriggio alla visita dei luoghi della passione. Siamo in pullman, abbiamo già recitato il Padre Nostro; il mio sguardo avido di cogliere anche i minimi particolari è vigile ed attento: ecco bambini accompagnati dai genitori e studenti che vanno a scuola, ecco numerosi banchetti con il pane in vendita, ecco i caratteristici carretti a tre ruote spinti a mano con il loro rudimentale freno meccanico (un copertone che si mette per terra e che funge da freno con il peso della persona) pieni di mercanzie diretti al mercato di Porta Damasco, ecco gli edifici bianchi, ecco le mura di Solimano su cui si aprono le porte che danno accesso alla città vecchia, ecco la distesa di tombe bianche del cimitero musulmano e di quello ebraico Ed eccoci sulla Spianata del Tempio, il luogo più conteso del mondo, uno dei problemi internazionali di più difficile soluzione. Sotto di essa, nella zona del Pinnacolo, ci sono i pilastri messi da Erode per livellare il terreno e ben 37 cisterne: i crociati erroneamente le definirono Stalle di Salomone. Il sottosuolo è tutto un gran labirinto pieno di reperti archeologici importantissimi. La spianata del Tempio costruito da Erode non era perfettamente rettangolare e aveva otto porte di ingresso. Sul lato occidentale una porta era collegata ad un ponte sul Tyropeon che collegava il Tempio alla città alta; sul lato sud si trovavano due gradinate, una riservata al popolo, larga 60 metri, seguita da una duplice porta, ed una di 15 metri, seguita da una triplice porta, riservata ai sacerdoti; per mezzo di due scale si saliva alla Spianata. Sotto lArco di Robinson si trovavano le stanzette dei cambiavalute (infatti nel Tempio si potevano fare offerte solo in moneta locale; quelle con leffige dellimperatore erano considerate impure); poco lontano cera una gradinata che scendeva a Siloe. Sullangolo sudovest si poneva il suonatore di shofar, la tromba fatta con un corno di ariete, che con tre squilli annunciava il sabato: al primo veniva smesso il lavoro nei campi, al secondo quello in città, al terzo si accendevano le luci in casa per manifestare la gioia del sabato. Non si poteva entrare nel Tempio con le scarpe ed anche i sacerdoti erano sempre scalzi: niente di morto poteva avvicinarsi a Dio e le scarpe erano fatte di cuoio, con la pelle di un animale morto. Al centro del lato est si apriva la Porta Aurea da cui Gesù entrò sullasinello accolto festosamente dal popolo che agitava il Lulav: rami di palma mirto e salice che insieme al cedro costituivano un simbolo di letizia nella celebrazione della Festa delle Capanne, la festa per eccellenza. Ora è murata e si dice che, quando sarà riaperta, verrà la fine del mondo. LAtrio dei Gentili, quadrangolare, accessibile a tutti, era circondato da portici; sotto il portico orientale, detto Portico di Salomone, ma sempre costruito da Erode, cerano i rabbini a cui ci si rivolgeva per ricevere consigli: qui Maria e Giuseppe ritrovarono Gesù (quella volta che a Gerico si accorsero che non era più con loro) mentre li interrogava per imparare e capire meglio la Parola del Padre; sotto il Portico Regio avevano i loro banchi i venditori di capretti e di colombe per i sacrifici; ora qui sorge la Moschea di ElAqsa. Langolo sudest di questo portico, a strapiombo sulla valle del Cedron, era probabilmente il Pinnacolo dove Gesù fu tentato dal diavolo; allangolo opposto, quello a nordovest, sorgeva la fortezza Antonia (quadrata, con agli angoli quattro torri), sede di un presidio militare che controllava i movimenti delle folle nel Tempio. Una balaustrata alta un metro e mezzo separava questo atrio dal Tempio propriamente detto in cui i pagani, pena la morte, non potevano entrare; la Porta Bella immetteva nellAtrio delle donne da cui, per mezzo di una gradinata semicircolare e attraverso la Porta di Nicanore, che aveva battenti di bronzo grandissimi, si accedeva allAtrio degli Israeliti (in cui potevano entrare solo gli uomini): una bassa balaustra separava la parte riservata ai laici da quella riservata ai sacerdoti, detta appunto Atrio dei Sacerdoti. Qui si alzava il grande Altare degli Olocausti di fronte al quale si trovava il Santuario che si ergeva maestoso al di sopra del muro esterno e che, ricoperto di marmo bianco e di oro, era visibile da ogni parte della città. Era diviso in tre parti: il Vestibolo, da cui attraverso una porta altissima a quattro battenti, protetta da un prezioso drappo ricamato con pampini e chicchi duva tutti doro (i fedeli potevano offrirli in segno di devozione rendendolo sempre più prezioso), si entrava nel Santo (qui si custodivano il Candelabro a sette braccia e la Mensa doro per i pani della proposizione, che venivano cambiati ogni settimana e che venivano consumati dai sacerdoti; ogni giorno vi entravano i sacerdoti - come Zaccaria quando lAngelo gli annunciò la nascita del Battista - che bruciavano lincenso su un altare doro e che provvedevano a mantenere accese le lampade). Lincenso aveva un profumo intensissimo, era una mistura di 11 aromi orientali la cui composizione, segreta, era opera dei sacerdoti; si diceva che si sentiva fino a Gerico e così forte che "starnutivano le vacche nel deserto". Separato da un velo cera il Santo dei Santi in cui entrava una volta allanno il Sommo Sacerdote. Linterno del Santuario era tutto coperto di oro. Ad ognuna delle otto porte di ingresso cerano i leviti, cioè i sacristi, che accoglievano i fedeli, chiedevano i motivi della visita e consigliavano cosa offrire in rapporto alla situazione o alla grazia ricevuta; erano sempre i leviti che accompagnavano dai rabbini chi aveva bisogno di consigli o chi voleva sapere cosa indicava la Torah nelle varie situazioni. Dopo aver recitato il Salmo con cui si professava la purezza del cuore (cioè del pensiero) e delle mani (cioè delle opere) il fedele poteva entrare nel tempio. Dai venditori che avevano i loro banchi sotto il Portico Regio si acquistavano a seconda dei casi le colombe o gli agnelli o addirittura i buoi che poi i sacerdoti sacrificavano. Parte dellanimale veniva bruciata e così offerta a Dio, parte veniva lasciata ai sacerdoti che avevano il loro refettorio, parte veniva data a chi offriva il sacrificio e ai suoi familiari, parte era data ai poveri che accorrevano numerosissimi. Al momento della purificazione, dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe avevano offerto due colombe, simbolo di libertà e di pace: erano poveri e non potevano offrire di più. Prima della Pasqua il commercio fioriva: si vendevano moltissimi agnelli e a prezzo triplicato; chi gestiva tutto questo giro di affari erano i grandi sacerdoti, al tempo di Gesù, Caifa e soprattutto Anna. Quando Gesù sullasinello entrò nel tempio, rovesciò i banchi dei cambiavalute e con una corda usata come sferza cacciò i venditori di animali, soprattutto quelli di colombe che sfruttavano i poveri. Fu questo che sancì irrevocabilmente la sua condanna: Anna e Caifa, suo genero, non potevano accettare il volto nuovo di Dio, un Dio che stava dalla parte dei poveri, né il volto nuovo di uomo (non "guardate i " ma "guardatevi dai ") che Gesù presentava. Sul semicerchio dellAtrio delle donne venivano poggiate tredici trombe di bronzo per le offerte (olocausto giornaliero, incenso, legna ); Gesù osservava e vedeva i ricchi che facevano risuonare le loro monete mentre facevano lofferta: da qui nasce il suo invito a non fare suonare le trombe quando si fa lelemosina. Dopo la conquista di Gerusalemme, i Romani distrussero il Tempio; Tito lasciò in piedi solo una parte del Muro Occidentale, detto anche Muro del Pianto, a perenne testimonianza della forza di Roma. Nel 135 limperatore Adriano domò la seconda insurrezione giudaica: Gerusalemme, divenuta città pagana, prese il nome di Elia Capitolina; due statue, dedicata una ad Adriano e laltra a Giove Capitolino, furono poste là dove precedentemente cera stata larea sacra del Tempio. Quando gli arabi conquistarono la Palestina, la spianata era divenuta limmondezzaio della città. Il califfo Omar fece costruire una moschea sul posto dove, pochi anni più tardi, sarebbe stata edificata la Cupola della Roccia. Da allora l Haram, parola che in arabo significa sacro, diventò uno dei più importanti luoghi sacri della religione musulmana. Per entrare nella spianata dobbiamo passare attraverso un posto di controllo con metal detector, le disposizioni sono severe, a Fernando trattengono la Bibbia e ritirano anche lamplificatore. Tutta la spianata è un Haram, un luogo sacro, una enorme moschea allaperto con una importante fontana per le purificazioni; numerosi sono i soldati con il mitra che la percorrono controllando la situazione. Ampie gradinate su cui si ergono le arcate dette Bilance (una leggenda araba dice che su di esse saranno pesate le anime dei defunti) portano alla Cupola della Roccia. Questa costruzione fu fatta erigere nel VII secolo per volere del Califfo Abd el Malik da architetti bizantini, e quindi cristiani come testimonia la struttura ottagonale, al posto di una piccola moschea precedente (a ricordo di essa erroneamente la Cupola viene detta anche Moschea di Omar). I crociati la trasformarono in chiesa cristiana e la chiamarono "Templum Domini": qui è nato lordine dei Templari. Con la sconfitta dei crociati la Cupola tornò ad essere luogo di culto musulmano. Ledificio sorge sulla sommità del Monte Moria che Davide acquistò dal gebuseo Arauna per costruirvi un tempio per lArca dellAlleanza; la grotta che si trova sotto la roccia era probabilmente il luogo in cui Arauna riponeva i suoi attrezzi agricoli. È un luogo estremamente sacro per i musulmani: è il luogo del sacrificio di Ismaele da parte di Abramo, è il luogo da cui Maometto è asceso al cielo mentre la roccia tentava invano di seguirlo, restando sollevata da terra; una leggenda araba dice che qui suoneranno le trombe del giudizio universale; cè anche la credenza che le anime dei defunti si raccolgano qui in preghiera in attesa di ricevere il giudizio finale. È per questo che lungo il torrente Cedron sono stati seppelliti tanti cristiani, ebrei e musulmani: per essere più vicini al luogo sacro e al luogo del Giudizio. È un luogo sacro anche per gli ebrei: questo sarebbe il luogo del sacrificio di Isacco di cui si parla in Genesi 22. Si ipotizza che laltare dei sacrifici del Tempio di Erode sorgesse su questa roccia. Lesterno delledificio è coperto in basso da marmo grigio con venature policrome, in alto da maioliche decorate da arabeschi. I portali di accesso sono quattro, orientati verso i quattro punti cardinali. Un tempo era possibile visitare linterno sia della Cupola della roccia che della Moschea El-Aqsa e quattordici anni io lho fatto, ma purtroppo ora non è più ammesso accedervi. La delusione è grande e, malgrado Fernando ci avesse già da tempo preannunziato questo divieto, il trovarsi lì allesterno soprattutto della Cupola della Roccia e il non potervi entrare fa proprio soffrire. Non rimane che affidarsi ai ricordi e accontentarsi di quanto dicono le descrizioni che parlano appunto di un interno magnifico: lanello esterno è formato da sedici colonne e otto pilastri; lanello interno con le sue dodici colonne e i suoi quattro pilastri sostiene la splendida cupola, tutta decorata con motivi floreali dipinti sugli stucchi; dalle numerose finestre con vetrate variopinte penetra una luce soffusa; mosaici e maioliche policrome coprono ogni cosa; sul pavimento è tutto un susseguirsi di preziosi tappeti persiani. La cupola, formata da due gusci, esternamente tutta ricoperta di oro, brilla nel cielo di Gerusalemme ed è immediatamente riconoscibile da qualunque punto si ammiri il panorama della città. Vicino alla Porta Ovest delledificio cè una piccola edicola, sovrastata dalla mezza luna, a ricordo dellascensione al cielo di Maometto; è uguale a quella che sul Monte degli Ulivi ricorda la salita al cielo di Gesù. Vicino alla Porta Est cè una edicola che poggia su 17 colonne (il Corano è strutturato sul numero 17): è al centro della spianata; se Gerusalemme è al centro del mondo, questo è il centro di Gerusalemme. È detta Cupola della Catena e , al tempo di Salomone, vi si praticava il giudizio di Dio. La Moschea El-Aqsa è costruita sulle arcate di sostegno, dette di Salomone ma in realtà opera di Erode, ed è per questo che vacilla durante i terremoti. Si tratta di uno dei più importanti luoghi di culto dellIslam: estremamente ampia e spaziosa ha sette navate separate da colonne e pilastri; le colonne di marmo bianco di Carrara sono state donate da Mussolini. Ci sediamo su una gradinata, Fernando legge e commenta vari brani evangelici, ultimo quello delladultera tratto dal capitolo 8 di Giovanni; lepisodio è avvenuto qui davanti allAtrio delle donne o sotto il portico di Salomone. Gesù è seduto, la donna è in piedi, Gesù, come già con Zaccheo, alza lo sguardo verso di lei. Tutti quelli che volevano lapidarla se ne vanno, a cominciare dai più anziani. Il messaggio che ricaviamo è linvito ad essere attenti: forse non tiriamo pietre materiali, ma le parole a volta fanno male più delle pietre; dobbiamo stare attenti a non condannare gli altri ritenendoci giusti, se si allontanano i piccoli, cioè chi si sta avvicinando alla fede, è meglio mettersi una macina al collo Usciamo dallo Haram, veniamo nuovamente controllati con il metal detector. Siamo davanti a quanto resta del Muro Occidentale del tempio, detto anche Muro del pianto per i movimenti rituali fatti dai fedeli durante la preghiera; nelle fessure del muro i fedeli infilano dei bigliettini con preghiere, invocazioni, richieste di aiuto che una volta allanno vengono raccolti e bruciati. Gli spazi riservati agli uomini e alle donne sono rigorosamente separati, ma nel settore delle donne, vicino al limite di separazione, ci sono numerose sedie su cui si può salire per vedere cosa avviene in quello degli uomini. È in corso la cerimonia detta Bar Mitzva: i bambini che hanno compiuto 12 anni, escono in processione dalla sinagoga accompagnati dai rabbini in paramenti sacri e con le teche dei rotoli della Torah; davanti al muro un adulto segna col dito i versetti da leggere e il bambino li legge ad alta voce mentre vengono tirate su di lui delle caramelle. In quel momento diventa adulto e da quel momento dovrà sempre rispettare la Legge. Le mamme, le sorelle, le nonne devono accontentarsi di guardarli arrampicate sulle sedie. Entro nel recinto delle donne, vedo una sedia libera e vi salgo sopra, guardo la processione dei bambini: mi vede Fernando che mi dice di spostarmi in un altro punto perché chiederà a qualche suonatore di shofar di suonare il suo strumento. Mi affretto a spostarmi e così sento il suono di quel particolare strumento musicale fatto da un contorto corno di ariete. Per recarci nel Wohl Museum attraversiamo un piccolo pezzo del quartiere ebraico, tutto ordinato e pulito; passiamo per una bella piazza in cui rimangono grandi pietre della strada che portava al tempio: è parte dellantica pavimentazione erodiana; su queste pietre Gesù e i discepoli hanno camminato a piedi nudi. Stiamo per entrare nella casa di uno dei sommi sacerdoti del tempio che ricorda le case di Pompei; potrebbe essere la casa di Anna, di Caifa o di uno dei grandi sacerdoti. È una casa a due piani costruita sfruttando la pendenza del terreno; scendiamo di tre metri rispetto alla strada e di 2000 anni rispetto al tempo; fu distrutta dai soldati di Tito nellanno 70. Gesù potrebbe essere stato portato anche in questa casa la notte dellarresto; fu condannato senza un processo regolare, volevano eliminarlo perché dava fastidio a tutti e quella notte si riunirono una decina di sacerdoti per decidere come farlo: Gesù fu portato da Anna, da Caifa La casa ha numerosi bagni rituali per le purificazioni, riconoscibili dalle scalette che in un caso sono addirittura due, una per scendere e una per salire; lacqua era portata attraverso cunicoli. In quello che era il vestibolo vediamo, sotto una protezione di vetro, i resti di un mosaico rovinato da una trave del tetto incendiata dai soldati romani. Vediamo la sala dei ricevimenti lunga 11 metri con annessa una suite di tre stanze e di un bagno rituale, affreschi di stile pompeiano, intonaci con stucchi bianchi che imitano pietre squadrate, il soffitto ricostruito ad ottagoni e quadrati. Nelle vetrine vediamo oggetti anteriori alla casa risalenti al 700 a.C.: statuette di donna simbolo di fecondità, anfore, ciotole. E poi vasi, bicchieri e coppe in pietra, facili da lavare e puri (la pietra era considerata pura perché creata da Dio, presente così in natura senza bisogno di manipolazioni), misure di pesi, un pestello in basalto, due meridiane portatili, un catino scavato in un blocco di pietra con al centro un cono per appoggiare i piedi e tre buchi per fare defluire lacqua. Lo si usava, dopo essersi lavati, per purificarsi ulteriormente prima di entrare nel bagno rituale. Si diventava impuri venendo a contatto con qualcosa che richiamava la morte, toccando anche involontariamente degli oggetti o delle persone, e per purificarsi esistevano sette tipi di acqua; è questa la religione delle giare che Gesù condanna e alla quale si contrappone presentandosi come acqua viva. Visitiamo ora la Casa Bruciata, non una abitazione ma una fabbrica di incensi per il tempio; vi si lavoravano anche oggetti in pietra e vi si coniavano monete. La distrusse un incendio di enorme violenza: gli archeologi, entrandovi, hanno ancora sentito lodore del fumo; sulla soglia è stato trovato il braccio con la mano e le dite contratte di una ragazza ventenne che aveva cercato di scappare. Vediamo un peso con liscrizione Bar Katros (casa di Katros, un sommo sacerdote), una lancia romana, un conio per monete, delle monete. Torniamo a piedi in albergo passando dal suq: è tutto un susseguirsi di negozietti multicolori e vivaci che vendono povere cose; verso Porta Damasco vediamo numerose donne anziane, vestite di nero, sedute per terra con accanto, poggiati su pezzi di stoffa, prezzemolo, foglie di vite, un po di verdura, qualche frutto Dopo pranzo il pullman ci porta al Getsemani che era il nome del podere, posto ai piedi del Monte degli Ulivi, in cui Gesù, dopo lultima cena, si recò a pregare, solo nella sua agonia, prima della cattura. Il Monte degli Ulivi, che si erge ad est della città, ha tre cime: quella centrale è il Monte degli Ulivi vero e proprio, su cui si trova ledicola che ricorda lAscensione del Signore; il Monte Scopus (sede dellUniversità ebraica dove Fernando ha studiato) è la cima più a nord delle tre, da cui la vista della città era completa ed era perciò un punto strategicamente molto importante per i comandanti degli eserciti nemici; il Monte dello Scandalo, la cima più a sud, è chiamato così perché Salomone vi aveva fatto costruire un tempio alle divinità egizie per favorire una delle sue numerose mogli, figlia del Faraone. Passiamo davanti allOrto degli Ulivi che si trova a lato della Basilica: è un giardino estremamente suggestivo in cui otto ulivi millenari dai tronchi contorti, sofferti, possenti ricordano lagonia di Gesù. Non sono quelli che assistettero alla enorme sofferenza di Gesù, quelli furono tagliati dai soldati di Tito. Entriamo nella Basilica del Getsemani: davanti allaltare, protetta da una bassa ringhiera in ferro battuto con al centro due colombe, simbolo di libertà, che bevono allo stesso calice, cè la Roccia dellAgonia; nellabside centrale cè un mosaico che riproduce lagonia di Gesù. Ci sediamo e ascoltiamo Fernando. Agonia è la lotta che ognuno di noi sente di fronte alla proposta di bere al calice di Cristo, di rinunciare alla logica della pianura: anche Gesù ha avuto la tentazione di scappare ed avrebbe potuto farlo, avrebbe potuto raggiungere in pochissimi minuti il deserto dove sarebbe stato imprendibile. Donare la vita costa, ma Gesù ci dice che se non la si dona la si perde. In Luca si legge che, uscito dal Cenacolo, Gesù, seguito dai discepoli, si recò al monte degli Ulivi e, dopo averli esortati a pregare, allontanatosi, in ginocchio pregava il Padre. LAngelo consolatore che gli appare è la luce che gli arriva dal cielo facendogli capire quale è la scelta da fare: il dono della vita. Anche noi abbiamo bisogno di quella luce e dobbiamo chiederla con la preghiera. Ci accostiamo alla roccia per chiedere a Signore la forza di bere al suo stesso calice, di avere la forza di fare della nostra vita un dono per i fratelli. Qui inizia la nostra Via Crucis non tradizionale sui luoghi della passione di Cristo. Scendiamo nella Grotta dellArresto che fu fin dai tempi più antichi luogo di devozione e di preghiera; lo testimoniano i graffiti trovati sulle pareti. È questo il luogo in cui Gesù venne arrestato; è un luogo sacro sicuro, i Vangeli danno indicazioni precise. È detta anche Grotta del frantoio perché al suo interno cera un frantoio e vi si raccoglievano le olive; era probabilmente di una famiglia amica, forse quella di Marco, che gliela lasciava utilizzare per dormire. Fernando legge e commenta il brano di Marco relativo allarresto di Gesù: Ecco arrivare Giuda Il bambino avvolto nel lenzuolo che fugge nudo è forse Marco stesso che parla di sé. È un fatto di cronaca che trasmette un messaggio teologico: Gesù ha chiesto ai discepoli di lasciare tutto e di seguirlo, Marco lascia tutto ma per fuggire. Uno dei presenti mozza lorecchio al servo del sommo sacerdote ma Gesù , come ci dice Luca, condanna la violenza e guarisce il servo. È un messaggio forte: è un no deciso alla violenza, sempre e dovunque, da parte di Gesù che pregando è rimasto in contatto con Dio. È questa la seconda stazione della nostra Via Crucis. Alla Tomba della Madonna si accede per mezzo di una lunga scalinata che porta in un cortile circondato da mura in fondo al quale si trova la chiesa crociata che è in comproprietà tra i greciortodossi e gli armeni. Questo luogo, in cui la tradizione collocava la tomba di Maria, fu venerato sin dallinizio del cristianesimo. Il 15 agosto vi si celebrava solennemente la festa dellAssunzione dopo quaranta giorni di preparazione che i pellegrini trascorrevano in attendamenti di fortuna nella valle del Cedron. Scendiamo la lunga scalinata ed entriamo: domina una certa oscurità, ci sono numerose lampade e lampadari che pendono dal soffitto ma la maggior parte è spenta. Entriamo ad uno ad uno nella cappelletta che contiene la tomba; sotto un cristallo si vede la roccia su cui fu deposto il corpo della Vergine: roccia corrosa dal tempo e dai fedeli che ne portavano via dei pezzetti. Chissà, forse è stata Maria a chiedere di essere sepolta qui, vicino al luogo in cui il Figlio è stato arrestato. Vediamo la cosiddetta Tomba di Assalonne, monumento funebre molto famoso e caratteristico. Era la tomba di una famiglia ricca, forse di un sacerdote del tempio, risalente al II secolo a.C. È sovrastata da un cono, ora tronco, che si allargava verso la punta in un fiore di loto, un fiore che fiorisce negli stagni, ad indicare la vita che nasce dalla corruzione; quando la tomba fu costruita Assalonne era morto da 900 anni. Ai tempi di Gesù cera già e sicuramente quella notte del giovedì 6 aprile dellanno 30 Gesù, scendendo dal Cenacolo al Getsemani, vi passò davanti forse pensando che anche lui sarebbe presto stato in una tomba. Il pullman ci ha portato sul Monte Sion e dal belvedere vicino al Gallicantu osserviamo Gerusalemme: il Monte degli Ulivi, la chiesa ortodossa di Maria Maddalena con le sue cupole dorate, la spianata del tempio, la Grotta dellArresto, la Chiesa del Getsemani con le sue cupolette grigie, la lingua della città di Davide. Nei pressi della chiesa una lunga scalinata, che già cera al tempo di Gesù, scende dal quartiere alto di Sion alla città bassa e al Getsemani; la sera dellarresto Gesù a piedi nudi percorse quella scala andando incontro alla morte . Entriamo nella chiesa di S. Pietro in Gallicantu che deve il suo nome allepisodio evangelico di Pietro che rinnegò tre volte Gesù prima del canto del gallo. Si pensa che la chiesa si trovi nel posto in cui cera la casa di Caifa; scendiamo in quella che si pensa fosse una prigione scavata nella roccia. Forse Gesù vi ha passato una notte dopo larresto e dopo il processo sommario di Anna e di Caifa, in attesa di essere portato da Pilato. È questa la terza stazione della nostra Via Crucis: Fernando legge, da Luca, lepisodio di Pietro che rinnega Gesù. Luca è lunico evangelista che ci parla dello sguardo di Gesù che, passando vede Pietro. È uno sguardo damore, di comprensione per la debolezza del discepolo. E Pietro che, come gli altri, si è addormentato e non ha pregato, non ce lha fatta a testimoniare la sua fede e piange amaramente ma capisce da quello sguardo che il Signore lo ama anche nella sua debolezza. È un altro messaggio importante: il Signore ha rispettato i tempi di Pietro e così anche noi dobbiamo rispettare i tempi e i ritmi di ogni persona; dobbiamo essere pazienti con i figli, i nipoti, gli anziani, i vicini Continua il nostro cammino sui luoghi della Passione, ad ogni punto significativo del percorso ci fermiamo: Fernando legge il brano di un evangelista e lo commenta. Siamo vicini a dove cera la casa di Anna; Fernando legge un brano evangelico sul processo e sulle varie accuse fatte a Gesù che, passata la notte, fu portato al Pretorio di Pilato. Con il termine pretorio si intendeva genericamente il luogo in cui stava il Prefetto di Roma. Durante le festività il prefetto, e quindi anche Pilato, si recava da Cesarea Marittima a Gerusalemme dove risiedeva nel palazzo di Erode, nella parte alta della città; se cera pericolo che si verificassero disordini però si spostava nella Torre Antonia. È per questo che la tradizione ha collocato il processo nella Torre Antonia (facendo partire la Via Crucis dal cortile della Scuola Musulmana, che si trova dove un tempo cera la suddetta Torre) e non nel Palazzo di Erode dove effettivamente avvenne. Quando Gesù fu portato da Pilato, i sacerdoti non entrarono nel pretorio per non contaminarsi: dovevano mangiare la Pasqua; fu il procuratore romano ad uscirne. Poi Gesù, poiché era galileo, fu mandato da Erode Antipa che si trovava nel suo palazzo nei pressi del tempio; Erode lo insultò e lo schernì, lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò da Pilato. Vediamo a confronto la sapienza di Dio e il giudizio degli uomini: Gesù tacque, non disse nulla. Il procuratore romano non avrebbe voluto condannarlo a morte, ma di fronte alle richieste del popolo implacabile si lavò le mani e fu sancita la crocifissione, la terribile morte riservata ai peggiori malfattori, non comminabile ai cittadini romani. Con il braccio orizzontale della croce sulle spalle, con un cartello al collo, che portava scritto come motivo della condanna INRI, cioè Gesù Nazareno Re dei Giudei, percorse il breve tratto di strada che lo portava al di fuori delle mura, al Calvario, una modesta altura considerata impura perché vi erano della tombe. Cadde più volte durante il tragitto, fu fatto rialzare; nei pressi della Porta di Jaffa, (dove al tempo di Gesù sorgevano le tre grandi torri che Erode aveva fatto edificare a protezione del suo palazzo, dedicate allamico Ippico, al fratello Fasaele e alla prima moglie Mariamme), dove ora siamo fermi in meditazione, i soldati costrinsero Simone di Cirene, che tornava stanco dal lavoro dei campi, a portare la croce di Gesù. Percorriamo lultima parte della Via Crucis idealmente anche noi dietro Simone di Cirene e alla grande folla che lo seguiva. Giunti nel luogo detto Cranio, Gesù fu spogliato delle vesti, fu schernito, deriso, messo in croce tra due malfattori. Alle tre del pomeriggio di quel venerdì, proprio nellora in cui nel Tempio si cominciavano a sacrificare gli agnelli, il velo che rendeva metaforicamente inaccessibile il Sancta sanctorum si squarciò per sempre, Gesù emise un alto grido e morì suggellando con il dono della vita la Nuova Alleanza. Pensando alla Passione di Cristo come alla più grande manifestazione dellamore di Dio per luomo, entriamo nella Basilica del Santo Sepolcro, facilmente riconoscibile da qualunque parte si guardi Gerusalemme: è lunica cupola grigia della città, detta Anastasis cioè Resurrezione. Il luogo della crocifissione e quello della sepoltura di Gesù furono sempre oggetto di grande venerazione ma, dopo la rivolta giudaica del 135, Adriano volle cancellare ogni segno della religione giudeocristiana: sopra il Sepolcro fu costruito il foro di Elia Capitolina con templi in onore di divinità pagane e sul Calvario fu eretto un tempio in onore di Afrodite. Ma il ricordo rimase e così Costantino seppe dove era stato sepolto Cristo: fece demolire il tempio di Venere e fece costruire sul Sepolcro una edicola tonda, lAnastasis. Il Calvario fu lasciato scoperto e vi fu collocata una Croce doro (da allora è iniziata la venerazione della Croce; altri erano prima i simboli cristiani: il pesce, lagnello, lancora, la vite ); in linea retta con essi fece edificare la Basilica, a cinque navate, con davanti latrio; dietro la chiesa vi era il Battistero esterno. Allinizio dellXI secolo il califfo Hakim, pazzo ed intollerante del cristianesimo, fece demolire tutto il complesso e fece a pezzi il Sepolcro di cui è rimasto solo un pezzettino di roccia visibile nella piccola cappella sul retro del Sepolcro stesso. Ma alcuni decenni dopo limperatore di Bisanzio fece ricostruire lAnastasis. I crociati, entrati in Gerusalemme, decisero di inglobare in una grande chiesa tutti i luoghi della Passione di Cristo. La Basilica attuale, che comprende il Calvario, è ancora quella romanica che i crociati costruirono intorno alledicola sacra. Entrando nelledifico si rimane colpiti dalla gran confusione che vi regna ed è inevitabile la delusione. Facciamo la fila per avvicinarci allaltare della Cappella del Calvario, sovrastato da una grande raffigurazione di Gesù in croce, in parte dipinto, in parte in argento sbalzato secondo lo stile delle icone ortodosse. Laltare si trova sulla roccia in cui fu infissa la croce: un disco dargento, aperto al centro, posto ai piedi dellaltare, permette ai fedeli di infilare la mano e di toccare la roccia resa liscia dalle mani di quanti nei secoli lhanno sfiorata con fede. Scendendo dal Calvario al piano della Basilica si vede la Pietra dellUnzione, una pietra rettangolare rossastra, incorniciata nel pavimento e con accanto lampade accese; ricorda il passo del Vangelo (Giovanni, cap.19) in cui si dice che " Nicodemo portò una mistura di mirra e aloe di circa 100 libbre (circa 30 chili). presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende con oli aromatici " . In quel luogo sarebbe stato deposto il corpo senza vita di Cristo. Al centro della Rotonda, sotto lAnastasis, si trova, circondata da grandi lampade e candelabri, lEdicola del Santo Sepolcro: si entra nellatrio (la Cappella dellAngelo così chiamata a ricordo dellAngelo che annunciò la Resurrezione) da cui, attraverso una piccola porta si entra nel sepolcro vero e proprio. Al centro della Cappella dellAngelo è conservato, su una bassa colonna, protetto da un vetro, un pezzo della grande pietra rotonda che chiudeva il sepolcro. Nella stanza sepolcrale la roccia viva è coperta da una lastra di marmo. Lo spazio è angusto, ardono numerose lampade, forte è il profumo di incenso. Dopo aver fatto una lunga fila, entriamo a gruppetti di quattro per volta e ci fermiamo in preghiera per i pochi minuti che ci sono concessi. Ma poi, senza alcuna fila, senza che nessuno ci metta fretta, ci inginocchiamo nella cappellina retrostante dove cè lunico pezzo originale della pietra sepolcrale sfuggito alla follia del califfo Hakim. Sotto lAnastasis rimangono tombe del tempo di Gesù dalle quali era stata isolata quella in cui era stato deposto il corpo di Cristo. Ci fermiamo nella cappella su cui si aprono e Fernando legge e commenta il brano di Matteo relativo alla Resurrezione. LAngelo seduto sulla ruota che chiudeva il sepolcro è una immagine teologica: la morte è stata sconfitta, la pietra non può essere più rimessa. Usciamo dalla Basilica da quella porta che ogni mattina viene aperta e ogni sera viene chiusa con un rito quasi teatrale: due famiglie sono incaricate di assolvere questo compito e sono pagate per farlo. Torniamo a piedi in albergo e, mentre cammino in silenzio, ripenso a tutta questa intensa giornata consapevole del fatto che Dio ci ama e ci abbraccia con tenerezza comunque, qualsiasi cosa gli uomini gli abbiano fatto. |
Martedì 9 maggio |
Gerusalemme Deserto di Giuda S. Giorgio in Koziba Gerico Masada Ein Gedi Mar Morto Qumran Sosta nel deserto di Giuda Gerusalemme Oggi è la giornata del deserto, quel Deserto di Giuda che si estende per circa 80 km di lunghezza con una larghezza che va dai 20 ai 25 km. e che diventa sempre più arido mano a mano che si procede verso sud. In inverno, quando piove, fiorisce con rose di Gerico simbolo anche di immortalità, violette, ranuncoli, anemoni rossi e bianchi, papaveri; il rifiorire del deserto è stato visto dai profeti come limmagine dellumanità intera che, priva di vita, si trasforma in un giardino quando è irrorata dallacqua inviata dal cielo: lo Spirito di Cristo. Ma ai primi caldi diventa secco ed arso dal sole; è inciso da profondi uadi, scavati nei secoli dal vento e dalle piogge, in genere secchi ed asciutti ma in cui a volte scorre improvvisa ed impetuosa lacqua quando piove, magari anche a molti chilometri di distanza. Ad eccezione delloasi di Ein Gedi, in questo deserto non vi sono mai stati insediamenti fissi. In senso biblico il deserto indica il luogo dellincontro con Dio ed è anche luogo di conversione. In questo deserto tra il IV e il VII secolo fiorì una importante vita monastica organizzata nella caratteristica forma della laura: gli anacoreti vivevano isolati ognuno nella propria cella, che in genere era una grotta naturale, per tutta la settimana; il sabato si riunivano nella chiesa della laura (affiancata anche da altri locali comuni: sala per riunioni, direzione, forno, cella per provviste), trascorrevano la notte pregando tutti assieme, allalba della domenica celebravano lEucarestia, mangiavano fraternamente assieme e poi ognuno tornava alla sua cella. Il loro lavoro materiale consisteva nellintrecciare ceste e stuoie che poi leconomo vendeva al mercato di Gerusalemme. Scendiamo da pullman e in uno spettacolo quasi lunare facciamo a piedi una ripida discesa su una strada asfaltata e vediamo apparire il Monastero di San Giorgio in Koziba, un monastero ortodosso dedicato alla Madonna, con le sue cupolette azzurre; vivono qui sette o otto monaci. Vi sostarono Elia, il Battista e qui Gioacchino, mentre pascolava le pecore, ebbe lannuncio che sua moglie Anna, sterile, avrebbe generato Maria. Nel VI secolo San Giorgio il Kozibita riorganizzò lantica laura che era stata fondata due secoli prima; la sua tomba si trova nelloratorio della chiesa. Mano a mano che ci avviciniamo al monastero il paesaggio cambia: in un canaletto scorre abbondante lacqua che arriva dalloasi distante cinque chilometri. Ci sono alberi alti in varie tonalità di verde, oleandri in fiore rosa e bianchi, conifere, olivi, palme... Vediamo in alto sulla parete una grotta con appoggiata allesterno una lunga scala a pioli: ancora vi abita un monaco; vediamo correre tra le rocce degli animali simili a marmotte: sono roditori del deserto. Siamo allesterno del monastero ed ecco un gran movimento tra di noi: chi fissa ai pantaloni corti la parte mobile applicabile con la cerniera lampo, chi si infila la tuta; qualche donna, ma anche qualche uomo, si mette il pareo, chi si copre le spalle con un foulard Allesterno del monastero cè un piccolo cimitero con delle croci di legno che custodisce le spoglie dei monaci defunti, vi passiamo accanto, abbassiamo la testa per entrare attraverso una porticina, sentiamo i rintocchi del Talandon che segna ti tempi della vita dei monaci, ci fermiamo sulla scaletta davanti alla porta. È chiusa, Fernando bussa, ci aprono, entriamo avvertendo un piacevole senso di fresco. Ci rendiamo subito conto della grande ospitalità di questi monaci: su un tavolo sono poggiati delle brocche di karkadè fresco e dei bicchieri di plastica; dopo lultimo tratto in salita sotto un sole infuocato la bevanda è particolarmente gradita e dissetante. Vicino alla chiesa cè la grotta di Elia, dove il profeta, sul torrente Cherit, secondo la parola del Signore digiunò, sostenuto dal cibo che gli portavano i corvi: pane al mattino e carne alla sera (Primo Libro dei Re, cap.17). Entriamo in chiesa, una tipica chiesa ortodossa: candelabri appesi al soffitto, iconostasi con belle icone, Santi della comunità raffigurati ad altezza duomo. Dopo aver fatto un rapido giro nellossario, saliamo nella grotta in cui si sarebbe rifugiato Elia inseguito da Gezabele e in cui Gioacchino avrebbe ricevuto lannuncio della nascita di Maria. Allingresso sulla sinistra cè una icona di Gioacchino, Anna e Maria decenne, sulla sinistra una icona di Elia; il profumo di incenso è intenso. Arriva un altro piccolo gruppo di visitatori: anche oggi siamo stati i primi! Vedo un monaco che porta frettoloso due brocche piene di fresco karkadè rosso: laccoglienza continua! Usciamo e in un batter docchio ecco spariti foulard, parei, prolunghe dei pantaloni Siamo ora diretti a Gerico e in circa unora ci andiamo a piedi su un sentiero assolato, incassato tra due scoscese pareti di roccia tormentate da grotte, buchi, fessure. Ci sono radi ciuffi di erba ingiallita e qualche piantina spinosa con fiori gialli o violetti, vediamo volare un rapace nello uadi e qualche roditore correre tra le rocce. Ci viene incontro un ragazzo palestinese in groppa a un asinello, lo lasciamo passare, ma poi inverte il suo cammino e prosegue insieme a noi. Forse spera che qualcuno stanco chieda di essere portato dallasino; non sa che questo è un gruppo di forti e poi a pensarci bene non so quanto quellesperienza possa essere riposante! Arriviamo a Gerico, la città delle palme, delle rose, dal clima primaverile anche in inverno; proprio per questo i ricchi avevano qui un casa invernale. Vediamo il luogo in cui Gesù, alle porte della città, ha incontrato il cieco Bartimeo; era la settimana di Pasqua, era obbligatorio fare lelemosina e per questo il cieco si era messo in un punto strategico. Qui a Gerico cera un palazzo degli Asmonei che Mariamme aveva ereditato ma Erode, non contento, fece costruire per sé altri tre palazzi e due fortezze sulle alture per controllare la strada, da lui costruita, che andava a Gerusalemme. Qui a Gerico egli compì delitti efferati: fece assassinare il cognato Aristobulo e il figlio Antipatro; e qui morì egli stesso, roso dai vermi, dopo sei mesi di indicibili sofferenze. Aveva anche ordinato alla sorella che alla sua morte fossero trucidati gli esponenti delle più importanti famiglie di Gerusalemme per impedire che i Giudei gioissero per la sua fine ma per fortuna tale ordine non fu eseguito. Le sue spoglie, poste su una lettiga, con un imponente corteo furono portate prima a Gerusalemme, poi a Betlemme e infine allHerodion dove furono seppellite. Il Palazzo invernale di Erode era grandioso con le sue sale e i suoi cortili pieni di affreschi, marmi colorati, colonne; un acquedotto portava lacqua necessaria per irrigare il rigoglioso giardino e per riempire lampia piscina. Sulla strada che ci porta a Masada incontriamo vari posti di blocco, che superiamo senza lunghe soste. Costeggiamo il Mar Morto: le sue acque fortemente mineralizzate, dai poteri terapeutici per varie patologie dermatologiche, hanno una concentrazione salina di gran lunga superiore a quella degli altri mari e a volte vi galleggiano le concrezioni di sale. Il Mar Morto ha come immissario il fiume Giordano che lì finisce il suo corso ma non ha invece nessun emissario; nelle sue acque salate non fiorisce nessuna forma di vita. Questo mare riceve la vita dalle acque del fiume ma non la dona a niente e a nessuno: per questo è un mare morto. Le temperature qui sono molto elevate in tutto lanno: in media cadono solo cinque centimetri di pioggia allanno. Ci si è accorti tardi, nel 1837, che questa era una depressione di circa 400 metri, la più profonda della terra; il fatto che Gesù sia venuto a farsi battezzare nel Giordano, come ci dice Fernando, ha un significato teologico: Gesù è venuto a prendersi luomo proprio nel punto più basso della terra, cioè a salvare anche chi è sprofondato nellabisso del male . Nella Bibbia il Mar Morto è chiamato con vari nomi: Mare dellArabà, cioè mare del tramonto, Mare Orientale, perché posto ad est di Gerusalemme (il Mediterraneo era detto Mare occidentale), Mare Salato, Mare del diavolo, Mare di Sodoma, Mare di Lot. Il livello di questo mare continua a diminuire notevolmente ogni anno perché lacqua del Giordano viene attualmente utilizzata per lirrigazione e per la vita di chi vi vive accanto. E ora ci aspetta la fortezza di Masada che sorge sulla riva occidentale del Mar Morto, sulla cima pianeggiante di uno sperone di roccia a picco sulla pianura sottostante, in una zona brulla e assolata. Su questa roccia, considerata imprendibile sin dai tempi più antichi, gli Asmonei avevano costruito una fortezza in cui nel 40 a.C., allarrivo dei Parti, Erode in un primo momento si rifugiò; lasciò lì i suoi familiari con delle vettovaglie e delle scorte di acqua. Si recò poi a Petra e in Egitto ma non fu accolto né a Petra né in Egitto (non si sa cosa avvenne in Egitto ma perenne fu lodio di Cleopatra nei suoi confronti e perenne il timore che Erode ebbe di lei e di un eventuale attacco egiziano). Allora andò a Roma dove fu incoronato re del regno di Giuda che avrebbe però dovuto conquistarsi. Sconfitti i Parti tornò a Masada e liberò i suoi familiari che non erano morti di sete grazie ad uno dei rari temporali che aveva riempito la cisterna: comprese limportanza di quella piattaforma imprendibile, circondata da ogni parte da precipizi, e la necessità di assicurarle un rifornimento idrico sicuro. Vi fece fare enormi lavori; a picco, sullo sperone, nel punto più ventilato, fece costruire il suo palazzo degli svaghi a tre piani e sulla parte pianeggiante fece costruire il palazzo di rappresentanza. Cerano bagni e, in un posto così aspro ed arido, persino le terme, sia quelle della corte, sia quelle sue personali. Fece costruire anche grandi magazzini per le scorte alimentari; enormi cisterne per lacqua assicuravano lautonomia della fortezza in caso di assedio. Il problema dellacqua era stato risolto convogliando lacqua dello uadi Masadi in due canali facilmente difendibili: quello superiore arrivava a otto cisterne, quello inferiore a quattro; ci si riforniva con gli otri e gli asinelli . Lo storico Giuseppe Flavio parla di Masada e di quanto vi avvenne durante la prima rivolta giudaica. Gli Zeloti, caduta Gerusalemme nel 70, vi si rifugiarono portando con sé le loro famiglie, operarono delle trasformazioni negli edifici, edificarono una sinagoga e in 967, comprese le donne e i bambini, vi si asserragliarono dentro e per tre anni vi condussero vita normale: coltivavano, allevavano, andavano a prendere lacqua nelle cisterne, avevano la piscina per nuotare, la scuola, la sinagoga. I Romani, che erano almeno in 10000 ma forse anche 15000, comandati da Flavio Sila, vi posero sotto otto accampamenti (ed ancora se ne vedono i segni sul terreno) e cominciarono a costruire un terrapieno in modo da poter arrivare con le macchine da guerra fino alla fortezza. Quando il terrapieno fu ultimato, gli assediati, consapevoli che non cera più alcuna possibilità di scampo, piuttosto che cadere in mano dei Romani, preferirono darsi la morte. Furono sorteggiati dieci tra loro che ebbero il compito di uccidere tutti gli altri, poi fu sorteggiato uno tra quei dieci che, dopo aver ucciso gli altri nove, si tolse la vita. Si salvarono solo due donne e cinque bambini che si erano rifugiati nei cunicoli e che raccontarono ai Romani quello che era successo. Vi erano ancora generi alimentari nei magazzini e acqua nelle cisterne. La fortezza rimase abbandonata per secoli e si perse persino il ricordo di dove sorgeva; fu riscoperta allinizio dellOttocento. Due sentieri ripidi, sotto un sole ardente, conducono alla fortezza; ma noi ci andiamo tutti in funivia! Iniziamo la visita vedendo la cava di pietra da cui gli Zeloti prendevano il materiale per le loro fortificazioni aggiuntive e le pietre usate come armi; entriamo nella casa del comandante di Erode: le stanze sono affrescate con dipinti di stile pompeiano; la linea nera sui muri separa la parte originale da quella ricostruita. Radunati per una foto in uno dei tanti posti coperti da tettoia vediamo un gruppo di ragazzi disabili con i loro accompagnatori: ci salutano festosamente e si fanno fotografare anche da noi. Siamo ora alle terme della corte, osserviamo il modellino in metallo e poi visitiamo le rovine. In un posto così impervio non mancava nessun lusso: pavimenti mosaicati, intonaci alle pareti, portico con colonne, esedra, spogliatoio, calidarium, tepidarium e frigidarium, riscaldamento alle pareti per creare leffetto sauna. Siamo ora al Palazzo di svago di Erode e ci troviamo sul piano più alto; anche qui un modellino in metallo ci aiuta a capire meglio la sua grandiosità: vi era una grande terrazza da cui si godeva uno splendido panorama; vediamo dallalto i due piani sottostanti, quello intermedio a tholos, quello più basso con un cortile centrale a cielo aperto circondato da colonne; annesse vi erano le terme personali del re. Erode vi venne tre o quattro volte in tutto. Vediamo dallalto il tracciato degli accampamenti romani (il più grande è quello di Flavio Sila), vediamo quanto rimane della rampa che i romani, nel punto in cui il precipizio era più basso, fecero costruire a schiavi ebrei in modo che gli Zeloti non li attaccassero. Fernando legge il brano di Giuseppe Flavio che parla dei tragici eventi di Masada ma poi ci dice che in una grotta lì vicino sono stati trovati 25 scheletri di persone morte di fame. Probabilmente a Masada le cose sono andate diversamente: alcuni si sono certamente suicidati, ma altri hanno tentato di fuggire, nascondendonsi nelle grotte, altri sono morti combattendo, altri si sono consegnati ai vincitori Forse Giuseppe Flavio ha localizzato a Masada un fatto avvenuto altrove, da lui vissuto in prima persona a Jotapata, dove proprio lui era stato sorteggiato ad uccidersi per ultimo, ma poi, non avendo avuto il coraggio di suicidarsi, si era consegnato ai romani. Comunque siano andate le cose, Masada è per gli ebrei un luogo di eroismo: qui vengono a giurare i corpi speciali. Vediamo i resti della Sinagoga; a Masada si erano rifugiati anche alcuni monaci di Qumran che avevano portato i rotoli che permettevano di svolgere una vita religiosa normale, vediamo un colombario le cui nicchie potrebbero essere nidi per i piccioni o loculi per le ceneri; vediamo mucchi di sassi tondeggianti usati come armi e arriviamo ai resti del Palazzo di rappresentanza di Erode, posto nella zona meridionale. Vediamo le colonne che sostenevano il baldacchino, un mosaico magnifico con disegni geometrici Questo palazzo era dotato di tutti i confort: cortili con stanze, locali per i servi, magazzini, forni, sala del trono, bagni rituali per le purificazioni, cucina Passiamo accanto alla piscina pubblica, molto profonda, grande, con armadietti scavati nella roccia in cui si riponevano gli abiti, passiamo accanto a quella che era la scuola con i sedili in pietra. Concludiamo la visita di Masada scendendo in una cisterna enorme che non faceva parte delle dodici alimentate dallo uadi. Era scavata nella roccia ed intonacata per non perdere neanche una goccia di acqua; qui veniva convogliata lacqua piovana. Allinterno vi volteggiano degli uccelli. Scendiamo con la funivia; nel negozio annesso acquistiamo sali da bagno e creme per il corpo, per le mani tutte fatte in loco utilizzando le sostanze benefiche e terapeutiche che il Mar Morto dona. Ci rechiamo in pullman alloasi di Ein Gedi dove pranziamo alle 15,00 in un self-service. Dopo pranzo abbiamo circa unora di tempo che i componenti del gruppo utilizzano in modo diverso. Alcuni con Fernando si incamminano verso la Sorgente di Davide, la più ricca di acqua delloasi; non è possibile arrivarvi perché troppo lontana; la loro meta è una suggestiva cascata che forma ai suoi piedi una bella pozza dacqua. La maggior parte invece preferisce fare il bagno nelle acque calme, di un azzurro intenso del Mar Morto. Lesperienza è davvero particolare: il galleggiamento è tale che a volte si rischia di capovolgersi e si ha limpressione di non potere controllare la situazione. Tra i bagnanti regna grande allegria, stiamo tutti molto attenti a non schizzare perché se lacqua così salata entra negli occhi Lora passa molto velocemente, il gruppo si riunisce nuovamente, tutti sono soddisfatti di come lhanno impiegata, si parte per la prossima meta: Qumran, luogo in cui sono state fatte importantissime scoperte di interesse biblico. Nel 1947 un pastorello beduino casualmente scoprì in una grotta delle anfore contenenti sette rotoli risalenti al I secolo a.C.; i rotoli costituivano un blocco unico, quasi pietrificato. Per poterli srotolare sono stati necessari dei trattamenti chimici complicatissimi. Successivamente furono scoperti altri manoscritti e altri frammenti; tutto questo interessantissimo materiale si trova a Gerusalemme, presso lUniversità ebraica. A Qumran, allepoca degli Asmonei e poi dal 4 al 68 d.C., viveva in forma comunitaria una setta, probabilmente quella degli Esseni, che osservava in modo rigoroso e letterale la Legge, in un primo tempo senza una organizzazione vera e propria, successivamente con una Regola ben precisa. Si definivano Puri, Figli della luce praticavano rigorosamente il celibato; si erano staccati dal Giudaismo ufficiale che consideravano poco rispettoso della Legge. Il loro ideale di vita era incentrato sullamore: amore verso Dio, amore verso il prossimo, amore per la virtù. Praticavano un rigido ascetismo: non esisteva proprietà privata, mettevano tutto in comune, la povertà personale era assoluta, lubbidienza era totale, rifuggivano da ogni forma di piacere. La giornata di lavoro iniziava prima dellalba, ogni attività (agricoltura, artigianato, studio) veniva interrotta verso mezzogiorno quando, dopo complessi riti di purificazione, assumevano un pasto essenziale, quasi rituale, a base di pane e vino. Veniva ripreso poi il lavoro e a sera, dopo nuovi riti di purificazione, veniva fatta la preghiera comunitaria e poi la cena. Il sabato era rigorosamente giorno di riposo: si leggevano e interpretavano i testi sacri, si pregava, si meditava. Questo movimento religioso raggiunse un livello di grande spiritualità; Giovanni Battista ebbe contatti con questo ambiente ed anche Gesù probabilmente conobbe la comunità di Qumran. Ma la spiritualità di quei monaci, pur così elevata, è ben lontana dallinsegnamento di Gesù: la loro morale era tutta fondata sullautorità della Legge e non sullamore; la loro carità verso il prossimo era limitata ai membri stessi della setta da cui oltretutto venivano esclusi muti, zoppi, ciechi , ritenevano anche che la resurrezione fosse riservata solo ai giusti. Gesù invece predicava lamore per tutti, per i poveri, i deboli, gli ammalati, anche per i nemici. gli Esseni erano inoltre privi di ogni forma di universalismo, restavano ancorati al clima di una setta. Dal pullman vediamo la grotta in cui, nascosti in giare, sono stati ritrovati i rotoli; arriviamo al parco di Qumran e diamo inizio alla nostra visita. Molti sono i luoghi importanti: lo scriptorium, la cucina, il refettorio, la stalla, il forno. Gli Esseni avevano bisogno di molta acqua per le purificazioni: lacqua veniva da una montagna vicina ed era convogliata in una diga da cui veniva canalizzata. Fernando legge linno alla sorgente di Ein Freske, un inno di 2000 anni fa che sembra scritto dagli ecologisti di oggi, che è una lode allopera di Dio attraverso il lavoro delluomo. E poi legge un altro brano: Sii benedetto o mio Dio / che hai aperto il mio cuore Verso la polvere è il suo inesorabile destino. / Che cosa potrà rispondere largilla plasmata da una mano? / Quale mistero potrà comprendere? Con questo enigma si conclude la regola dei monaci di Qumran. Al tramonto ci fermiamo nel Deserto di Giuda per un momento di riflessione e di preghiera. Siamo seduti davanti a un paesaggio quasi lunare, essenziale, aspro, severo: rari ciuffi derba, rocce brulle ancora illuminate dai raggi dellultimo sole, vento che solleva la sabbia e fa bruciare la pelle cotta dalla forte irradiazione di oggi Fernando legge dal capitolo 10 di Luca: Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova : "Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?". "Amerai il Signore Dio tuo e il prossimo tuo come te stesso" Le ombre si allungano, il sole sta tramontando. "Chi è il mio prossimo?" Gesù risponde con una parabola: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti " che lo lasciarono mezzo morto. Non sappiamo se era un giusto o un brigante, era un UOMO ed è questo che conta; lo vide un sacerdote e passò oltre, poi lo vide un levita (il sacrista) e anche lui passò oltre. Ma un samaritano, cioè un miscredente, passandogli accanto lo VIDE, ne PROVO COMPASSIONE, gli si FECE VICINO, gli FASCIO le ferite, VERSANDOGLI olio e vino, CARICATOLO sopra il suo giumento, lo PORTO alla locanda, si PRESE CURA di lui. Questi otto verbi, che definiscono il comportamento del samaritano, raffigurano il comportamento di Gesù che si prende cura dellUOMO, di ogni uomo e lo porta nel Pandokeion, (letteralmente "il luogo in cui si accolgono tutti"), la locanda che è la casa del Padre. "Chi di questi tre si è fatto prossimo?" chiede Gesù; la risposta è ovvia per il dottore della Legge ma lo è anche per noi. Le ombre sono sempre più lunghe; rimangono poche rare chiazze di sole che a vista docchio diventano sempre più piccole. "Va e anche tu fa lo stesso": sono le parole che Gesù rivolge a quel rabbino che aveva voluto metterlo alla prova, ma è anche il messaggio chiaro ed inequivocabile che qui, nel deserto di Giuda, che Gesù conosceva così bene, sta trasmettendo a me e ad ognuno di noi. |
Mercoledì 10 maggio |
Gerusalemme: Tomba dei Re, Monte degli Ulivi, Edicola dellAscensione, Grotta del Padre Nostro, Porta S. Stefano, Chiesa di S. Anna, Piscina Bethesda, Monte Sion, Cenacolo, Chiesa della Dormizione di Maria, - Betlemme: Basilica della Natività - Gerusalemme: Suq Stamattina ci è stata concessa mezzora di sonno in più; infatti la prima meta è la Tomba dei Re che dovrebbe aprire alle 8,00, ma che in realtà è sempre chiusa. Per il suo nome sembra riferirsi alla tomba dei re di Giuda (sepolti invece nella città di Davide), ma in realtà si tratta del monumento funebre che Elena, regina dellAdiabene, fece costruire per sé e per i suoi familiari nel I secolo d.C., quando, convertitasi al giudaismo, dallalta Mesopotamia, venne a Gerusalemme. Si trova vicino al nostro albergo e così ci andiamo a piedi e con noi viene anche lautista; il cancello è rigorosamente chiuso, il custode, forte del fatto che i turisti vengono molto raramente a visitare questa tomba importantissima, arriva quando vuole; ma il problema è presto risolto: il nostro autista, che oltre ad essere bravo nella giuda, sempre cortese e disponibile, ha anche buone capacità ginniche, si arrampica sul muro di recinzione, lo scavalca, scende dallaltra parte e ci apre: scroscia sentito un forte applauso. Quando, nella seconda metà del XIX secolo un archeologo francese ha fatto questi scavi, la tomba era stata già violata dai ladri ma il loculo in cui era sepolta la regina era stato nascosto così bene che era rimasto inviolato; fu dunque trovato un sarcofago, poi portato al Louvre, che conteneva le spoglie di una donna che aveva addosso una veste intessuta di fili doro. Cera inciso un nome che era quello storpiato della regina. Si favoleggiava nel mondo intero che, grazie a uno strano e complesso marchingegno, la ruota di questa tomba si aprisse automaticamente da sola una volta allanno, ma solo per pochi minuti. La tomba è interamente scavata nella roccia; per mezzo di unampia scalinata si scende ad otto metri di profondità in un grande cortile; due canaletti a lato dei gradini convogliavano in due cisterne lacqua piovana che veniva utilizzata per le purificazioni. Davanti alla camera sepolcrale si trova la enorme e pesantissima pietra rotonda che chiudeva laccesso: capiamo quale era il sistema per aprirla e per chiuderla. Entriamo chinando la testa perché il passaggio è molto basso e ci troviamo nellanticamera dove venivano svolti i riti preparatori: il defunto veniva posto al centro, tutto intorno vi era un grande sedile in pietra. Sulle pareti ben scolpite si vedono ancora i posti in cui si appendevano le lampade e le macchie di fuliggine; allinterno vi era un labirinto di tombe scavate nella roccia, alcune ad arcosolio, altre a kukhim, tutte con la battuta per mettere la lastra di chiusura. Sotto ai loculi a kukhim vediamo scavato nella roccia un canaletto che serviva a favorire la decomposizione. Allinterno della tomba doveva esserci un odore insopportabile, che si cercava di mitigare con aromi e profumi; dopo due anni il loculo veniva liberato e le ossa venivano messe in ossari. Questo complesso funebre è particolarmente interessante perché ci fa capire e vedere come era il sepolcro in cui fu deposto Gesù. Infatti il sepolcro di Giuseppe di Arimatea non era così bello e raffinato, ma era fatto proprio così. Aveva molti loculi: due a kukhim li abbiamo visti nella Basilica del Santo Sepolcro nella cappella dietro ledicola. Era usanza del tempo costruire sepolcri con molti loculi che venivano utilizzati per i vari componenti della famiglia o dati in affitto. In pullman andiamo al Monte degli Ulivi che si trova nella parte est di Gerusalemme; la valle del Cedron lo separa dalla città. Fu considerato sacro sin dai primi tempi del cristianesimo: si trattava infatti del luogo in cui nei suoi spostamenti Gesù era passato spesso e da cui si diceva fosse asceso al cielo. LEdicola dellAscensione, trasformata in moschea, sorge allinterno di un recinto di forma ottagonale; allinterno è venerata una pietra, isolata nel pavimento su cui sarebbe rimasta impressa limpronta del piede sinistro di Gesù. Fernando legge il brano degli Atti che parla dellAscensione di Gesù: brano che presenta la materializzazione di quanto era avvenuto nella Pasqua. Osserviamo ledicola da fuori senza entrarvi e proseguiamo verso la Grotta del Padre Nostro, una delle tre mistiche grotte cercate da santElena, grotta buia illuminata dalla luce di Cristo come quella della nascita e come quella dellarresto. Elena costruì una basilica a tre navate detta in Eleona (nelluliveto) che aveva la grotta come cripta; nel chiostro ne vediamo i resti e le colonne. Prima di scendere nella grotta ascoltiamo Fernando: il Padre Nostro più che una formula da recitare è una preghiera da meditare; la tradizione dice che Gesù personalmente la insegnò ai suo discepoli in questa grotta ma in realtà fu composta da un biblista della chiesa primitiva che, in perfetta sintonia con il pensiero di Gesù, sintetizzò in essa tutto il messaggio trasmesso dal Maestro. I primi cristiani la recitavano tre volte al giorno proprio per rimanere in sintonia con la teologia, la fede e la vita morale del vero discepolo. Padre nostro: Dio è padre, non un legislatore o un giustiziere che sei nei cieli: Dio vede tutto dallalto, in modo diverso da noi e guida tutto sia santificato il tuo nome: mostra il tuo nome, cioè la tua identità, mostra che sei santo, diverso dagli idoli venga il tuo regno: fa che si realizzi il mondo che tu hai progettato, quello in cui tutti sono fratelli sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: fa che si realizzi ciò che ti dà gioia, fa che non solo in cielo ma anche sulla terra si realizzi la vita in sintonia con il tuo disegno Qui finisce la parte teologica della preghiera ed inizia quella morale dacci oggi il nostro pane quotidiano: il pane che chiediamo è quello che serve per oggi, il pane non deve essere accumulato rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo (o piuttosto "li abbiamo rimessi") ai nostri debitori: Dio ci ha dato tanto e noi lo utilizziamo male; gli chiediamo di far decrescere il debito damore che abbiamo nei suoi confronti; possiamo recitare il Padre Nostro solo se abbiamo già perdonato non ci indurre in tentazione: non metterci in situazioni troppo complesse e difficili che ci porterebbero a tradirti ma liberaci dal male: liberaci dal satàn, dal maligno che è in ognuno di noi Amen: e che sia proprio così. Lultima parola è in ebraico. Scendiamo nella grotta e lentamente, ripensando a quanto Fernando ci ha appena detto, recitiamo il Padre Nostro. Sulle pareti del chiostro, molto suggestivo, sono fissate numerosissime lapidi in maiolica che riportano la preghiera in varie lingue e dialetti del mondo. Lasciamo il Monte degli Ulivi, ci fermiamo qualche minuto sul belvedere che domina la città e poi proseguiamo fino a Porta S. Stefano. Passiamo attraverso la Porta S. Stefano, abbellita da quattro bassorilievi che raffigurano dei leoni (per questo si chiama anche Porta dei Leoni) e ci dirigiamo verso la Piscina Bethesda, che era un fossato, un posto naturale per raccogliere lacqua. Il re Acaz nellVIII secolo a.C. per affrontare lattacco imminente da parte del Regno del Nord con un adeguato rifornimento idrico per la città, aveva fatto costruire qui due piscine con una diga centrale che regolava lacqua da portare in città. In realtà la Bethesda era una diga ma a qualcuno poteva sembrare una piscina con cinque portici. Ai tempi di Gesù la Bethesda non era più in uso; si usava invece la Piscina Probatica, quella delle pecore vicina appunto alla Porta delle pecore, né cera una piscina con cinque portici sotto cui stazionavano i paralitici in attesa di esservi immersi quando lAngelo agitava lacqua. Si diceva infatti che chi si fosse immerso per primo sarebbe guarito. È il Vangelo di Giovanni che ce lo racconta ma si tratta di un linguaggio simbolico. Cera invece, nei pressi, una sorgente a sifone di acqua termale che con i suoi spruzzi dacqua discontinui aveva alimentato quella credenza. Qui comunque Gesù incontrò e guarì il paralitico. Fernando legge prima il brano della profezia di Isaia (cap.7) fatta in questo luogo dal profeta al re Acaz: Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio Isaia si riferiva alla sposa di Acaz e preannunciava la nascita di Ezechia ma oggi noi capiamo fino in fondo questa profezia. Legge poi e commenta il brano di Giovanni (cap. 5) sulla guarigione del paralitico presso la piscina Bethesda: la paralisi dellinfermo indica la situazione di Israele che non riesce più mettersi in contatto con Dio, alzati e cammina indica la guarigione, il risorgere. Ma Gesù dà anche un avvertimento: bisogna stare attenti a non ricadere nella situazione precedente perché lefficacia della Parola la seconda volta è minore. Questo è il messaggio che ci arriva dal luogo in cui Gesù ha guarito il paralitico: a volte pur consapevoli delle nostre paralisi non vogliamo cambiare e invece a qualsiasi età dobbiamo lasciarci rimettere in piedi da Gesù e dobbiamo lasciarci guidare dalla sua Parola. Andiamo poi alla Chiesa di S. Anna. Si tratta di un edificio crociato a tre navate, ancora ben conservato; i crociati la costruirono là dove la tradizione diceva fosse nata Maria: dalla navata destra si scende in una cripta che veniva indicata come il luogo dellabitazione di S. Anna e S. Gioacchino. Licona della natività di Maria è splendida. Questa bella ed austera chiesa romanica ha una acustica ottima: ci sediamo sui banchi, due del gruppo, un uomo e sua figlia, in piedi davanti allaltare, intonano Jubilate Deo. e tutti cantano con loro, poi lui da solo con voce calda e possente intona il Gloria. Mentre usciamo dalla chiesa un altro gruppo di italiani ha preso il nostro posto e intona un inno dolcissimo a Maria: Vieni o Madre in mezzo a noi Siamo ora sotto il cosiddetto Arco dellEcce Homo; qui Adriano, dopo la conquista di Gerusalemme, aveva costruito un foro romano al cui ingresso era stato posto un arco a tre fornici. Successivamente una parte è rimasta fuori ed è appunto lEcce Homo, le altre due sono state inglobate una in una chiesa, laltra in una casa. Qui un tempo cera la Torre Antonia e la tradizione dice che Gesù, coronato di spine e coperto da un mantello, sarebbe stato portato qui da Pilato che avrebbe detto appunto "Ecco luomo!" In realtà larco è posteriore e Gesù non venne portato nella Torre Antonia ma ugualmente la Via Crucis tradizionale comincia da qui. Entriamo nel convento di Nostra Signora di Sion; nella chiesa vediamo un fornice dellarco di Adriano, poi andiamo a visitare la cisterna costruita da Erode per la Fortezza Antonia, vediamo un tappo enorme di pietra usato per chiuderla e in una vetrina vediamo degli ossari, dei sarcofagi in miniatura. Dopo pranzo ci muoviamo presto e alle 13,45 arriviamo al Cenacolo la stanza in cui si svolse lUltima Cena, il luogo in cui apparve Gesù Risorto e in cui a Pentecoste lo Spirito Santo discese sugli Undici riuniti in preghiera. Si trovava "al piano superiore". Però la sala superiore è già occupata: un gruppo di americani siede per terra mentre la loro guida, un predicatore evangelico, declama a voce altissima la sua spiegazione; aspettiamo, ma finge di non vederci, sembra che sia su un palcoscenico e che stia recitando un lungo monologo. Diamo uno sguardo alla stanza ricostruita dai crociati dove cera il Cenacolo: è stata trasformata in moschea, ci sono degli archi gotici e delle colonne. Il luogo è questo ma la sala non è la stessa. Usciamo e saliamo sul terrazzo sovrastante e qui Fernando ci parla. I discepoli che Gesù aveva inviato incontrano, secondo le indicazioni ricevute, un uomo che porta una brocca dacqua, una persona che fa un servizio umile che in genere facevano le donne e i bambini; è lui che li conduce alla sala superiore della casa che apparteneva forse alla famiglia di Marco. Ed ecco il primo messaggio che questo luogo ci trasmette: lEucaristia è il banchetto che si svolge alla sala superiore dove si sono radunati, introdotti da un uomo che fa un servizio umile, quello tradizionalmente riservato alle donne; nella sala superiore entrano coloro che hanno deciso di seguire Cristo, di lasciare la pianura e salire sul monte. Questo spiega perché i primi cristiani preferivano celebrare lEucarestia nella sala superiore. E poi Fernando legge un brano dal capitolo 22 di Luca: dopo listituzione dellEucarestia, dopo lannuncio del tradimento di Giuda, sorse una discussione tra i discepoli su chi poteva essere considerato il più grande tra loro. Egli disse. I re delle nazioni le governano e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori Per voi però non sia così ma chi è più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve io sto in mezzo a voi come colui che serve È il testamento lasciato da Gesù subito prima di morire ai suoi discepoli e quindi anche a noi; ecco il secondo messaggio che questo luogo ci trasmette: la definizione di chi è luomo riuscito, di chi è grande non agli occhi degli uomini ma a quelli di Dio. Scendiamo al piano inferiore dove cè una sinagoga con la Tomba di Davide. In realtà Davide è stato sepolto nei pressi della piscina di Siloe e qui si trova solo un enorme cenotafio coperto da un drappo blue scuro con ricami. Vi è una separazione tra la zona riservata agli uomini e quella riservata alle donne; sullo stipite della porta che dà accesso alla zona degli uomini cè una magnifica mezuzà: è un piccolo pannello in metallo sbalzato su cui sono rappresentati Gerusalemme, la Torah, il Muro del Pianto Viene messa su tutte le porte di Israele: ogni volta che passano, le persone la toccano e si toccano la fronte per invocare protezione. Ce nè una, semplicissima, anche sulla porta di ogni stanza nel nostro albergo. Entriamo ora nella Chiesa della Dormizione di Maria, eretta agli inizi del Novecento dai monaci benedettini tedeschi; ricorda il luogo della morte di Maria. Un testo apocrifo dei primi secoli descrive la morte della Madonna (circondata dai discepoli miracolosamente riuniti al suo capezzale e assistita da Gesù Risorto) e la sua assunzione in cielo. La cripta ha una edicola centrale tonda con sei colonne che sorreggono un baldacchino: al centro si trova il letto funebre su cui è distesa Maria vestita con un saio marrone e con la testa coperta dal cappuccio. In una cappella laterale cè una splendida icona sulla morte e assunzione in cielo di Maria: è quasi un testo di teologia da leggere più che da ammirare. Maria, vestita di marrone, è distesa sul letto coperta da un drappo rosso, più in alto in un ovale azzurro cè Gesù che ha in braccio una bambina, ai due lati ci sono i dodici apostoli. Il Risorto è in cielo ma gli occhi degli apostoli sono tutti concentrati su Maria; essi sono tristi perché non vedono la realtà eterna. Maria che ha tenuto in braccio Gesù è ora tra le braccia del Figlio: nel mondo di Dio la morte è una nascita. Licona ci trasmette questo messaggio. Siamo ora diretti a Betlemme, nome che significa casa del pane perché vi era adorato il dio Pane. La città di Betlemme sorge, pur essendo ai margini del deserto, in un territorio fertile ove si coltivano cereali, viti, ulivi, fichi. NellAntico Testamento grande è la sua importanza: vi morì Rachele, la moglie preferita di Giacobbe, dando alla luce Beniamino; era la città di Davide e vi venne Samuele per consacrarlo re segretamente. Una volta, durante la guerra contro i Filistei, Davide arrivò nei pressi della sua città natale ed espresse il desiderio di bere lacqua del pozzo vicino alla porta della città ed allora tre dei suoi soldati, rischiando la vita, andarono ad attingerla ma Davide non la bevve, la versò in offerta al Signore. Nel Nuovo Testamento la sua importanza è enorme: a Betlemme nel 7 a.C. nacque Gesù. A Betlemme i primi cristiani si radunavano nella grotta in cui era nato il Signore. Limperatore Adriano cercò di cancellare la memoria anche della Grotta della Natività e vi fece costruire un tempio in onore di Adone, cosa che ancora una volta servì a conservarne la localizzazione. Costantino fece costruire un primo edificio sacro che Giustiniano modificò ed abbellì; i persiani lo rispettarono perché nei Tre Re Magi, vestiti con foggia orientale, effigiati in un mosaico della facciata, videro dei loro antenati; i crociati abbellirono la basilica in collaborazione con i greciortodossi: la sistemazione attuale della grotta risale ai crociati. Sono comproprietarie della Basilica tre confessioni religiose: greci - ortodossi, latini (francescani, esclusi da buona parte della Basilica) ed Armeni. Nella Grotta laltare della Natività appartiene ai greci, quello della Mangiatoia (la grotta dei Re Magi) ai francescani. Dopo aver superato il confine tra Israele e Palestina ed essere passati accanto allalto muro di separazione, arriviamo nella cittadina; lautista lascia il pullman in un grande parcheggio coperto non lontano dalla Basilica della Natività. Era stato costruito quando i pellegrini venivano numerosi e quando si prevedeva che il loro afflusso sarebbe ulteriormente aumentato. Il parcheggio è vuoto, motivi di sicurezza e il fatto che per venire a Betlemme a volte i controlli sono lunghi fa sì che i turisti siano proprio pochi e di conseguenza la popolazione versa in grande difficoltà. Entriamo nella basilica attraverso una porticina volutamente bassa per evitare che si entrasse in chiesa con i cavalli o i cammelli. La Basilica è a cinque navate, divise da colonne monolitiche coperte di affreschi ad encausto che raffigurano i Padri della Chiesa. Vediamo un magnifico mosaico del pavimento della chiesa costantiniana: ha disegni geometrici, le tessere sono piccolissimi. Sulle pareti si vedono i resti degli antichi mosaici; nel centro si trova il coro greco ai cui fianchi si trovano le scale che portano alla Grotta. La Grotta della Natività è alta tre metri, ha forma rettangolare (circa 12 metri per 3); sotto laltare vi è una stella dargento, posata su una lastra di marmo, con una iscrizione in latino: Qui dalla Vergine è nato Gesù Cristo. A destra, guardando questo altare, si trova la Grotta dei Magi e solo sul suo piccolo altare è permesso celebrare la Messa con il rito cattolico. Scendiamo nella grotta: siamo soli e con calma possiamo avvicinarci alla stella e toccarla, poi in qualche modo ci mettiamo seduti. Fernando legge e commenta il capitolo 2 di Luca: Dio si fa uomo non in una reggia o in un palazzo, ma nellumiltà di una stalla e lannuncio viene dato ai pastori, i più umili di tutti. Per due volte Luca ci dice che il Bambino è avvolto in fasce: significa che si è consegnato nelle mani di una quattordicenne ed ha continuato a consegnarsi nelle mani delluomo fino alla fine, sempre facendosi servo e dimostrandoci quanto ama luomo, ogni uomo. Risaliamo nella Basilica e ci troviamo ora nel transetto, che è proprietà degli armeni, e poi passiamo nella adiacente Chiesa di Santa Caterina, costruita verso la fine dellOttocento, in cui i francescani celebrano le loro funzioni religiose, anche la Messa natalizia. Ogni giorno, esclusa la domenica, a mezzogiorno preciso, in processione liturgica, cantando canti gregoriani natalizi, muovono da questa chiesa, attraversano un lato della Basilica e si recano alla Grotta della Natività. Sotto laltare di una cappella laterale, protetta da un vetro, cè la nota e splendida statuetta di Gesù Bambino adagiato sulla paglia della mangiatoia. Scendiamo ora nelle grotte che continuano in quella della natività. Erano grotte di pastori e sono state usate anche come tomba da chi desiderava essere sepolto vicino al luogo in cui era nato Gesù. Anche San Gerolamo ha voluto essere sepolto qui dove aveva dimorato trentasei anni e dove aveva lavorato molti anni di notte (utilizzava la Bibbia della sinagoga e poteva farlo solo di notte) alla traduzione della Bibbia nella lingua del popolo, dando vita alla Vulgata. Nella grotta di San Gerolamo stanno celebrando lEucarestia e perciò, per non disturbare, solo qualcuno riesce a dare unocchiatina. Usciamo nel chiostro medievale antistante la chiesa: ci sono il pozzo, alberi verdi, fiori, uccellini, pace è un piccolo paradiso terrestre sulla terra. Mentre torniamo al pullman veniamo avvicinati da tanti che cercano di vendere presepi, rosari, collanine, borse Ci fermiamo in un grande negozio (è una cooperativa) in cui vendono souvenir di ogni tipo e quasi tutti i componenti del gruppo fanno acquisti. Al confine salgono sul pullman due soldati con il mitra, passano tra i sedili guardando qua e là, fanno aprire e controllano il portabagagli e ci lasciano andare. Il pullman ci lascia presso la Porta di Jaffa; abbiamo il tempo di fare un giro nel suq, poi torneremo a piedi in albergo. Questo viaggio così intenso, così bello, così ricco di spunti di riflessione e di stimoli per una crescita interiore sta volgendo al termine ed anche questa giornata sta finendo. Mentre si diffonde sempre più lombra della sera mi tornano in mente tante immagini e tanti concetti e mi affiorano sulle labbra le parole del Padre Nostro, che recito silenziosamente, soffermandomi su ognuna di esse ed interiorizzandola. |
| Giovedì 11 maggio | Gerusalemme: Herodion Campo dei pastori - Tel Aviv Orio al Serio Ultima alba a Gerusalemme! Alle 5,30 anche stamattina ho aperto le tende per godermi ancora una volta lo spettacolo superbo della linea dellorizzonte tinta di un colore rosa intenso e di quella luce speciale, quasi soprannaturale, che si diffonde sulla città compatta che ha visto il Crocifisso e il Risorto, luce che illumina le sue mura e suoi edifici di calcare bianco. Siamo in pullman e a distanza vediamo il cono tronco dellaltura su cui Erode, in posizione splendida e strategica, aveva fatto costruire il suo palazzo. LHerodion è la potente fortezza che Erode fece costruire ad 11 km da Gerusalemme; era anche vicina a Betlemme, e non lontana da Masada e da Petra, da dove proveniva sua madre. Ci veniva spesso e poteva rappresentare anche una sicura via di fuga in caso di pericolo. Questa non era solo una fortezza che serviva a controllare parte del regno, era anche una delle residenze di Erode e qui egli volle essere seppellito. Dopo la morte di Erode passò ad Archelao che vi abitò per dieci anni e successivamente ai procuratori romani. Negli anni 132 135 divenne la piazzaforte di Simone Bar Kokheba, capo della seconda rivolta giudaica; tra il V e il VI secolo fu trasformata in monastero da alcuni monaci bizantini, poi il luogo fu abbandonato e le sue rovine furono coperte dalla polvere del deserto. Fu larcheologo padre Corbo che nella seconda metà del Novecento diresse le campagne di scavi che riportarono alla luce i resti dellHerodion. La tomba di Erode non è stata trovata, forse è stata nascosta così bene che, inviolata, ancora protegge i resti del re. Mura possenti con una torre ad est e tre semitorri agli altri punti cardinali circondavano una sontuosa dimora: allinterno vi erano anche un peristilio con due esedre, le terme, un giardino interno, il triclinio. Era a quattro piani con corridoi che permettevano di girare intorno. Il problema dellacqua era stato risolto con delle enormi cisterne: in due, doppie, veniva convogliata lacqua piovana che poi a spalle o con gli asinelli veniva portata in una terza cisterna da cui, grazie ad un pozzo, si attingeva lacqua. Scendiamo in una cisterna enorme, scavata nella roccia ed intonacata per non perderne neanche una goccia; poteva contenere 4000 metri cubi dacqua, vi camminiamo dentro, vediamo i cunicoli scavati da Bar Kokheba per fare delle sortite, vediamo un posto di guardia per il controllo della cisterna ed infine usciamo nella parte superiore nel punto in cui cera il giardino. Saliamo nella parte più alta da dove si vede un panorama mozzafiato a 360°: il Mar Morto, Masada, il deserto, Gerusalemme, Betlemme Ci sediamo su un muretto e ascoltiamo Fernando che legge e commenta due brani evangelici in cui si parla di Erode presentandocene lindole crudele. Sono tratti entrambi dal capitolo 2 di Matteo: il primo ci parla dei Magi, della stella che li guidava, dellincontro con Erode Non si tratta di una cronaca ma di un evento teologico avvenuto in questa zona; la stella da seguire non è una stella del firmamento ma Cristo che a volte facciamo scomparire perché attratti da altre stelle Il secondo brano è quello che ci parla della fuga in Egitto, della strage degli innocenti, del ritorno dallEgitto, della decisione di Giuseppe di andare a Nazareth per timore di Archelao che regnava sulla Giudea. Idealmente questo brano che abbiamo letto qui, nel punto più meridionale del nostro viaggio, ci riporta a Nazaret dove il nostro viaggio è iniziato. Ci rechiamo ora al Campo dei pastori. Entriamo in una grotta trasformata in chiesa: sulla mensa dellaltare, che è poggiata su un pezzo di roccia calcarea, cè un Gesù Bambino, ci sono le panche; è un presepio naturale. Fernando legge il brano di Luca relativo allannuncio dato ai pastori e alla loro adorazione del Bambino. Ed ecco il messaggio che ci viene trasmesso da Luca, levangelista degli esclusi: lannuncio non è dato ai grandi, ai potenti ma ai pastori, agli ultimi, disprezzati dai sacerdoti e dai rabbini. I pastori erano sporchi, violenti, erano considerati ladri; se dovevano fare un sacrificio al Tempio dovevano purificarsi per una settimana intera. Eppure sono grandi agli occhi di Dio e, come i pagani rappresentati dai Magi, vanno e vedono il Bambino avvolto in fasce. Dio si fa uomo con gli ultimi, inizia la sua vita con accanto i pastori e la conclude con accanto due ladroni. Deve portare tutti nel pandokeion, nella locanda in cui tutti vengono accolti e quando torna nella casa del Padre, arriva portando con sé un ladrone (un criminale, un omicida) che rappresenta tutti noi. Infatti anche noi ogni volta che abbiamo negato un saluto, ogni volta che abbiamo trascurato una persona o offeso qualcuno gli abbiamo tolto gioia e quindi vita. Recitiamo il Gloria con una piccola modifica: Gloria a Dio nellalto dei cieli e pace agli uomini che egli ama Quando usciamo dal campo ci vengono incontro dei palestinesi che vendono borse, piccoli presepi in legno e rosari; molti di noi comprano qualcosa per cercare di dare almeno un piccolo aiuto a questa popolazione; anche Fernando compra sia i presepi che i rosari e poi li regala a chi, nel gruppo, li vuole. Abbiamo fretta, dobbiamo raggiungere presto laeroporto di Tel Aviv: le pratiche di imbarco, per motivi di sicurezza, sono lunghe e meticolose e bisogna quindi arrivare con molto anticipo. Passiamo velocemente il posto di blocco al confine palestinese, ma a quello israeliano ci fermano e fanno scendere tutti dal pullman. Senza borse, con i passaporti in mano percorriamo un lungo percorso coperto, arriviamo ad un cancello girevole attraverso cui passiamo a gruppetti di tre per volta guidati da una voce metallica che non si capisce da dove provenga e ci troviamo in fila davanti al posto di controllo dei passaporti. Davanti a noi cè un gruppo di palestinesi in fila chissà da quanto tempo; una donna anziana, in piedi chissà da quanto, passa e stremata si siede per terra. Aspettiamo guardando di tanto in tanto lorologio: gli aerei non aspettano. Ma dopo non molto tempo un poliziotto apre una sbarra e ci fa passare in blocco. Mi fa comodo, ma non sono, non posso essere contenta. Mentre il pullman ci porta allaeroporto, mentre sbrigo le pratiche di imbarco, mentre sono in volo e mentre un pullman mi riporta a Monza ringrazio il Signore che mi ha offerto la possibilità di visitare la sua Terra. Ringrazio mentalmente Fernando che ci ha guidato con grande competenza e che ci ha letto e commentato la Parola di Dio, trasmettendoci il suo entusiasmo e facendoci capire quanto il Padre ama tutti i suoi figli. Ripenso a tutto quello che ho visto, ripenso alla bellezza ma anche alla difficoltà di lasciare la pianura per salire sul monte, ripenso alla passione, al grande amore di Dio per ogni uomo. Ma, dopo lesperienza vissuta al confine, soprattutto uno, tra i tanti che il Signore mi ha dato, è il messaggio che continua a risuonare nella mia mente: "Beati gli operatori di pace perché " |